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ATTENTATO INDIA PUNE.MUORE NADIA MACERINI UNA BELLISSIMA DONNA ITALIANA.

Pune 14 Febbraio 2010 (Corsera.it)

«Casa dolce casa». Questo era Pune per Nadia. Lo aveva scritto sulla sua bacheca di Facebook solo venerdì pomeriggio. Ancora prima che il nome di Nadia Macerini fosse ufficialmente pubblicato quale vittima dell'attentato di ieri alla 'German Bakery' di Pune, i suoi amici oggi la piangevano già sulla pagina che Nadia aveva nel popolare social network. E dai post e commenti balza subito agli occhi la passione di Nadia per l'India: «Amo l'India», scriveva, «amo Pune». Ne descriveva i colori, raccontava e condivideva con gli amici di tutto il mondo con cui era in contatto via Fecebook le sensazioni di quella terra dalla cui spiritualità sembrava essere profondamente toccata. Elogiava le virtù della meditazione e aveva dedicato uno spazio all'Osho Ashram di Pune, che frequentava. Praticava

yoga, era amante della medicina naturale e aveva partecipato di recente con successo ad un corso sull'alimentazione ayurvedica nella clinica 'PranaVeda Ayurveda and Panchakarmà di Pune. Uno dei suoi amici, Schoeters Toshi-Nory, ha scritto oggi sul muro di Facebook: «Carissimi amici, per favore, accendete una candela per le vittime, gli amici e le famiglie. Non è forse una disgrazia che esista gente che uccide altra gente innocente in nome di Dio?», in allusione ad una possibile matrice islamica dell'attentato. Sulla bacheca dei messaggi, resta impressa la frase che il 'biscottino della fortuna telematicò aveva dedicato a Nadia, un giochino via web solitamente trascurabile che invece oggi assume un certo significato: «Quando fuori è cupo, il tuo sorriso mostra agli altri il vero sole».

LA VITTIMA ITALIANA
Nadia Macerini, la donna di 37 anni rimasta uccisa nell'attentato in un ristorante a Pune, in India, era originaria di Levane, frazione di Bucine, comune dell'aretino, dove la sorella, Cinzia, è consigliere comunale. «Non la conoscevo, ma mi hanno detto che in India ci lavorava, mi hanno raccontato che aveva un centro di meditazione», racconta Sauro Testi, il sindaco di Bucine. Il primo cittadino spiega invece di conoscere bene la sorella Cinzia: «È consigliere comunale a Bucine. Ieri siamo stati insieme tutta la mattina, con un altro consigliere, a lavorare. Non avevo idea di cosa fosse successo fino ad un'ora fa, quando mi hanno avvertito i carabinieri». Secondo le informazioni raccolte dal sindaco la donna avrebbe vissuto spesso all'estero. «La sua famiglia - aggiunge - è molto conosciuta a Levane: hanno un ingrosso di materiale edile».

L'ATTENTATO L'attentato contro il caffè ristorante 'German Bakery' di Pune, in India, ha causato almeno nove morti ed una cinquantina di feriti. Lo ha reso noto il commissario della locale polizia, Rajendra Sonwane. Parlando con i giornalisti l'ufficiale ha indicato che fra le vittime vi è un cittadino di Taiwan. I media indiani ricordano inoltre che nell'Osho Ashram situato a lato del locale colpito, aveva soggiornato David Hendley, il cittadino pachistano-americano considerato uno delle menti degli attentati di Mumbai del 2008. A parlare di attentato è stato il governo indiano, che ha annunciato di aver inviato un reparto di 'teste di cuoio'. «In base agli elementi che abbiamo raccolto - ha detto ai giornalisti il sottosegretario all'Interno G.K. Pillai - siamo di fronte ad un attentato terroristico». Secondo le prime ricostruzioni della polizia indiana nell'attentato sono morte nove persone, delle quali sembra quattro donne straniere. Pune è sulla zona occidentale dell'India, nello stesso stato di Mumbai. È considerata una capitale culturale, ma è diventata anche un importante distretto industriale. Nei suoi pressi ha sede la fabbrica automobilistica nata dalla joint venture tra Tata e Fiat. Si tratta del primo importante attentato terroristico in India dopo il sanguinoso attacco a Mumbai del 26 novembre 2008 che causò oltre 170 morti. «L'esplosivo era in una borsa portata nel locale, apparentemente riempita con alcuni ordigni artigianali - ha detto un ufficiale di polizia - Quattro donne straniere sono rimaste uccise. Le nazionalità non sono note».


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