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CORRIERE. "NOI UN PARTITO VERO" IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DEI COORDINATORI DEL PDL.(CORSERA.IT)

Roma 4 MArzo 20101 (Corsera.it

Pubblichiamo integralmente il testo della replica ad Ernesto Galli della Loggia,da parte del PDL e dei suoi coordinatori Ignazio La Russa,Enrico Bondi e Denis Verdini.

Egregio Direttore,
le critiche all’operato del governo, anche quelle più aspre, sono il sale della democrazia e contribuiscono, se bene intese, a correggere i possibili errori e a fare meglio.
Vi sono critiche, invece, come quelle dell’editoriale di ieri del Corriere, che finiscono purtroppo per essere sterili in quanto non scaturiscono da un’onesta riflessione sulla realtà, bensì da un pensiero auto-referenziale, come direbbero gli intellettuali.

Un pensiero che nel caso di Ernesto Galli della Loggia viene ripetuto senza alcuna variazione di nota da più di quindici anni.

La premessa da cui parte il ragionamento di Galli della Loggia è che la scomparsa della cosiddetta prima Repubblica, in seguito alla crisi del comunismo e al fenomeno di Tangentopoli, avrebbe determinato il venir meno di «tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento».

Questo vuoto non sarebbe stato

riempito da nessuna nuova idea, da nessuna novità nella classe politica, cosicché in quindici anni — prosegue il politologo—la destra italiana, nonostante il consenso di cui gode e le aspettative suscitate nel Paese, non avrebbe saputo costruire un partito degno di questo nome e soprattutto non avrebbe saputo dimostrare di avere «il gusto e la capacità di governare».

Le tesi dell'editorialista non sono affatto nuove, anzi sono l'ennesima riproposizione delle stesse accuse, questa volta però formulate con una animosità e una preconcetta ostilità che contrasta con la disposizione dello studioso e dell' uomo di pensiero.

Galli della Loggia sviluppa il suo ragionamento come se la storia non ci fosse, come se i fatti non esistessero, in un ambiente praticamente sterile in compagnia unicamente dei suoi libri prediletti e delle sue personalissime elucubrazioni.

Ma la realtà dei fatti non si cancella con i pregiudizi. Il presidente Berlusconi, in maniera inaspettata e imprevedibile per chi come lui era stato fino ad allora un imprenditore di successo, ha agito nel pieno di una drammatica temperie storica e politica, prendendo decisioni sofferte, assumendosi il peso e la responsabilità di difendere le ragioni di chi fino ad allora aveva, pur con limiti ed errori, con luci e ombre, garantito all’Italia la democrazia e il benessere.

È suo, e soltanto suo, il merito di aver salvato quel che si poteva e quel che si doveva salvare del passato, pur essendo egli consapevole che quella storia era giunta al capolinea ed aveva determinato, soprattutto attraverso il consociativismo tra Pci e Dc e il cancro della partitocrazia, una crisi di fiducia tra i cittadini e lo Stato, l'enorme debito pubblico, la dissoluzione di ogni forma di autorità e dimeritocrazia, e infine una congenita debolezza delle istituzioni e dell'apparato economico del Paese.

Nelle vesti di leader politico, Berlusconi si è fatto carico di tutti questi problemi, ricostruendo dalle macerie una nuova casa dei moderati, con la nascita di Forza Italia, e portando subito alla vittoria un programma di governo nel segno della modernizzazione liberale dello Stato e dell'economia italiana.

Se c'è un vuoto nella politica italiana, questo è sicuramente a sinistra, perché se è vero che l'unico partito erede della Prima Repubblica è il Pd, è altrettanto certo che questo partito, epigono del compromesso storico e del cattocomunismo, si è portato dietro l'antico patto di potere tra Pci e sinistra Dc che, quando è stato messo alla prova del governo, ha fragorosamente e sistematicamente fallito.

Di tutto questo, nell’editoriale di Galli della Loggia non si trova traccia alcuna. Uno studioso come lui può disinteressarsene, pur facendo torto al rigore dei propri studi, ma la realtà dei fatti rimane. Per fortuna dell'Italia e degli italiani, Berlusconi ha avuto la forza di non soccombere di fronte al peso delle infinite inchieste giudiziarie, di fronte alla sofferenza che ciò ha determinato nella sua vita e in quella delle persone a lui più care. Per fortuna dell'Italia ha continuato nel suo impegno, pur in condizioni difficilissime, dovendo combattere su più fronti contemporaneamente. Anche ora, mentre le scriviamo, questa battaglia contro il premier prosegue, nonostante il rischio di lasciare il Paese stremato. Berlusconi ha detto più volte che lascerà l'impegno politico solo quando avrà portato a compimento una riforma costituzionale della giustizia che renda il nostro un Paese pienamente democratico. Poiché ha sempre mantenuto le promesse, siamo certi che così sarà.

Nel 1994, grazie a quella che lui stesso ha definito una lucida e lungimirante follia, Berlusconi ha impedito agli eredi del Pci di conquistare il potere senza avere avviato un processo di autentico rinnovamento. Nello stesso tempo ha consentito lo sdoganamento della destra italiana post-fascista verso un approdo di piena legittimità democratica. Può rivendicare a giusta ragione l'evoluzione della Lega di Bossi da movimento secessionista ad un partito nazionale di governo. Infine ha fortemente voluto la nascita del nuovo partito dei moderati, il Popolo della libertà, prima forza politica in Italia, vincendo resistenze e incomprensioni anche all’interno della nostra parte politica.

Noi stiamo cercando di dare corpo e sostanza al bipolarismo, e di mettere a disposizione del premier una forza all’altezza delle enormi aspettative che ha suscitato nel Paese. Non è ancora passato un anno dal congresso fondativo, e molte cose sono già state fatte. Fondere due tradizioni non è certo un'impresa facile.

Tutto questo pare poco a Galli della Loggia? Tutto questo gli sembra estraneo all'universo della politica? Forse un intellettuale come lui non lo comprende né lo gradisce, ma quello che è importante è che il popolo italiano lo ha ben compreso e ancora oggi esprime un consenso sempre più convinto a queste prospettive politiche.

Su un altro punto dissentiamo totalmente e radicalmente dall’analisi dell'editorialista del Corriere. Sulla questione del governo. Per Berlusconi la politica è l'arte del fare e del ben governare, nell’interesse del proprio Paese. Tutto il suo impegno e tutti i suoi sforzi sono stati indirizzati a questo fine ultimo e preminente. Crediamo che i risultati siano lì a dimostrare che siamo sulla buona strada perché il governo di centrodestra ha continuato a lavorare per tutti gli italiani. Abbiamo affrontato e risolto emergenze vecchie e nuove. Abbiamo affrontato e risolto lo scandalo dei rifiuti in Campania; siamo intervenuti dopo il terremoto in Abruzzo con una rapidità ed efficienza senza precedenti; abbiamo salvato l'Alitalia dal fallimento e dalla svendita a gruppi stranieri. Stiamo conducendo una lotta senza quartiere contro la criminalità organizzata e le mafie, con risultati di gran lunga superiori a quelli dei governi precedenti; abbiamo intensificato la lotta contro l'immigrazione clandestina, la microcriminalità, la violenza sulle donne. La grave crisi economica è stata affrontata senza aumentare le tasse, e superata con misure sagge e lungimiranti che hanno aiutato le famiglie a basso reddito e gli anziani, assicurato un sostegno a chi ha perso il lavoro e introdotto nuove tutele per i lavoratori che ne erano privi, come i giovani precari e gli artigiani.

Con il nostro governo, lo Stato è tornato a fare lo Stato, garantendo la sicurezza e la salvaguardia dei diritti fondamentali dei cittadini.
Vorremmo sapere se tutto questo, che sembra poco all’editorialista del Corriere, lo sia anche per i lettori del primo quotidiano italiano. Siamo certi del contrario come dimostrano da tempo i sondaggi e tutti i risultati elettorali degli ultimi due anni.

Potrebbe apparire un elenco noioso, ma non possiamo dimenticare che alla sua prima uscita «pubblica», le Regionali in Friuli, il Popolo della Libertà ha subito vinto le elezioni. Successo bissato una settimana dopo con il trionfo delle Politiche (37,39%), alle Regionali siciliane e le amministrative e poi coronato ai ballottaggi con la conquista di Roma da parte di Alemanno. Da allora, gli elettori ci hanno regalato solo conferme, con la vittoria alle Regionali in Abruzzo, dove il Pdl può contare su 26 consiglieri sui 27 del centrodestra, in Sardegna, alle Europee, con un calo dell'affluenza che ha provocato una leggera contrazione (35,27%) dei nostri voti e, infine, alle Amministrative. Delle 62 Province al voto (3 delle quali di nuova istituzione), il centrodestra ne ha conquistate 34 (ne aveva appena 9), il centrosinistra 28 (perdendone 22). Su 30 comuni capoluogo, il centrodestra ne ha presi 14 (conquistandone 9).

Crediamo che tutto questo rappresenti invece il segno di una buona politica e di quella moralità del fare che contraddistingue il nostro governo. Con buona pace di Ernesto Galli della Loggia e di tutti quelli che come lui, accecati dal pregiudizio, non sanno giudicare con serenità e obiettività.

Ernesto Galli della Loggia risponderà nei prossimi giorni alla lettera dei tre coordinatori


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