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APPALTI PROTEZIONE CIVILE.DENIS VERDINI : LA MALEDETTA CRICCA L'HO AIUTATA.

Roma 6 Marzo 2010 (Corsera.it)

Se ha la coscienza a posto Denis Verdini avrà maledetto la cricca e la loro conoscenza.Se non ha la coscienza a posto,dovrà invece far fronte alle continue accuse della magistratura.

Denis Verdini è come il topo con le mani nel sacco.Il coordinatore del PDL ha ammesso di aver favorito il suo amico Riccardo Fusi in alcuni appalti,travolgendo dunque il suo ruolo pubblico e forse anche istituzionale,essendo un uomo molto vicino al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.Per questi motivi Denis Verdini dovrebbe avere la dignità di andarsene dal PDL e togliersi alla vita politica per sempre.Il nepotismo di Denis Verdini macchia l'intera architrave del PDL,dei

...suoi militanti entusiasti e degli altri protagonisti irreprensibili come Ignazio La Russa,che alla politica,quella vera,hanno dedicato l'intera vita.Denis Verdini ha il profumo dello scandalo e del dubbio,che i suoi favori siano stati qualcosa di più e qualcosa di altro.(Corsera.it)

La Repubblica.ROMA - Con la nuova ordinanza del gip di Firenze Rosario Lupo, una storia di gelatinosa malversazione, di uso arbitrario delle risorse pubbliche, mostra definitivamente le stimmate di una storia politica. Diventa ritratto di un pezzo di classe dirigente di questo Paese. Perché nell´album di famiglia della "cricca" appaiono ora nitidi i profili di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, e Altero Matteoli, ministro delle infrastrutture. Accusato di concorso in corruzione, il primo. «Privo di ruolo penalmente rilevante», il secondo. Eppure, entrambi presi, a tratti persi, comunque «a disposizione» della frenesia che anima i protagonisti della tela corruttiva che li circonda. Su tutti, Angelo Balducci, Riccardo Fusi, Francesco De Vito Piscicelli, Fabio De Santis.

Il «banale traffico di influenze», «un favore fatto a un vecchio amico come Fusi» (argomenti con cui Verdini si è sin qui difeso) per la Procura di Firenze non sono questioni neutre. «Una raccomandazione interessata», chiosa oggi il Procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, «può ben essere l´utilità di una nuova forma di corruzione in cui la tangente» ha perso la volgarità della mazzetta, ma assume le vesti dello scambio di rendite di posizione. Nel mercato della politica, degli appalti, delle burocrazie (arbitrati, commissioni di collaudo, consulenze).

E ignorarlo, per un uomo politico, se non è manifestazione di cattiva fede, diventa allora ammissione di disarmante superficialità. Scrive Lupo: «Anche volendone dare una benevola lettura, le dichiarazioni difensive di Verdini fanno riflettere sulla scarsa consapevolezza da parte di soggetti che ricoprono cariche pubbliche e comunque ruoli pubblici molto rilevanti circa la negatività delle raccomandazioni. Specie quando queste riguardano posti di potere non di natura politica, ma tecnica».



Denis Verdini e Altero Matteoli, dunque. Le loro mosse, il peso e la diversa responsabilità (penale e non) nell´incrociare la "cricca" hanno nella nuova ordinanza una loro linearità. Rispondono a una sequenza logica. Riccardo Fusi e il suo numero due nella "Btp" Roberto Bartolomei, a fronte di un´esposizione bancaria «pari a 900 milioni di euro» (tra gli istituti esposti, anche il "Credito Cooperativo Fiorentino", di cui Verdini è presidente) bussano, già a partire dal febbraio 2008, alla porta del «vecchio amico Denis Verdini», perché possa reimmettere la Btp nel possesso dei cantieri della Scuola dei Marescialli, appalto da oltre 200 milioni di euro diventato oggetto di contenzioso e unica speranza per evitare un fallimento tecnicamente già in atto.

«La strada Verdini - si legge nell´ordinanza - si rivela per Fusi decisiva. Infatti, Verdini, grazie alle sue conoscenze altolocate, in ragione del suo ruolo politico di grande livello, mette Fusi direttamente in contatto con il ministro Matteoli (che è bene sottolineare, non ha nessun ruolo penalmente rilevante, ma entra in gioco per le competenze funzionali del suo ministero) ed è decisivo nel favorire la nomina di Fabio De Santis a Provveditore della Toscana, con tutto ciò che ne consegue».

L´aiuto di Verdini all´amico «di vecchia data» è tutt´altro che distratto o altalenante. È costante. Nel maggio 2008, «È Verdini che, come si legge nelle intercettazioni, procura un appuntamento a Fusi con "il nostro" (si ritiene il ministro Matteoli). Ed è a giugno di quello stesso anno che viene fissato un nuovo incontro con il ministro («Se lo chiami tu vale doppio», si raccomanda Fusi. «Va bene... Lo chiamo io? Lo chiamo io»). Mentre ad agosto, la confidenza è ormai tale che Verdini discorre con

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