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ELEZIONI ABRUZZO : WALTER VELTRONI IL CULO A STELLE E A STRISCE.

Aquila 15.12.08 (corsera.it) Lo slogan” Yes We Can”  lo aveva ripreso proprio dal suo mito Barack Obama,il primo Presidente nero americano,la continuazione di quella storia fantastica che la saga della famiglia Kennedy molti anni orsono aveva fatto nascere nel buio pesto del profondo West. La storia ,quel mito e leggenda che Veltroni aveva invano inseguito durante tutta la sua recente campagna elettorale si è spento come un cerino al vento,lasciandolo solo avvolto da una fetida bandiera a stelle e strisce .A Roma in borgata gli griderebbero "T'anno fatto er culo a strisce !" IL PD si porta dietro il tanfo delle scalate BNL/UNIPOL,quel fetore di lobby che ha scaraventato un misurato come Piero Fassino fuori dal circo della politica che conta,estromettendolo dalla guida del suo partito fuso da poco con la Margherita di Francesco Rutelli. 

 

Il PD è al tappeto proprio adesso dove conta la politica dei valori di sinistra,dove la guerra sulla scuola poteva rivitalizzare il popolo della rivoluzione. Ma la miccia non si è accesa,gli italiani gettati le ideologie nel cesso,guardano al concreto,al lavoro e al progresso.Veltroni è un leader dalle emorroidi facili,un lamentoso,un pessimista,un politico che guarda al futuro sempre dal fondo della bottiglia ingiallito del vino. Veltroni è un perdente,uno che ha invano usato uno slogan copiato per illuminarsi di liberalismo kennediano che al contrario lo ha travolto nel  ridicolo. Walter Veltroni dopo l'ennesima batosta elettorale in Abruzzo è ormai un leader annientato,un controfigura di quel baldanzoso politico che immaginava di entrare ufficialmente nella storia della politica italiana,una sorta di Kennedy de Roma ,un liberale democratico e rivoluzionario. Questa ultima e inaspettata vittoria di Silvio Berlusconi a casa del suo antagonista Antonio Di Pietro è la dimostrazione che il meccanismo all'interno del PD si è rotto,sgangherato,impazzito e senza bussola.

 

segue dal Corriere della Sera on line:

Esulta Silvio Berlusconi, che per tre volte in tre settimane era sceso in Abruzzo a sostenere di persona la vittoria di Gianni Chiodi e a denunciare la "questione morale" nel Pd. Il candidato Pdl è nettamente in testa - con il 49,9% contro il 42% del deputato Idv e candidato di centrosinistra Carlo Costantini, a metà scrutinio - in una consultazione che il premier ha sempre definito un 'laboratorio' importantissimo su scala nazionale. La vittoria ormai certa, dopo le dimissioni di Ottaviano Del Turco per lo scandalo sanità, per il Pdl è anche un test positivo per il governo, oltre a mostrare "l'ennesimo fallimento politico e morale" del centrosinistra, al quale si chiede di "non coprire la sconfitta con la foglia di fico" di un astensionismo record (affluenza alle urne crollata al 52,99%, rispetto alla partecipazione del 68,6% del 2005).

Dati che Walter Veltroni, leader del Pd, giudica "impressionanti". "Questo vuol dire che c'é malessere, c'é critica anche nei nostri confronti - fa autocritica - Noi dobbiamo saper fare di più per la moralizzazione della vita pubblica. Dobbiamo saper essere severi con noi stessi per poter essere severi con gli altri". Intanto, il centrosinistra, ad urne appena chiuse, avvia una rissosa riflessione sulle cause della sconfitta e sui 'costi' dell'alleanza Pd-Idv. Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, non intende portare da solo la croce.

 "L'Idv ha quintuplicato i suoi voti - rivendica anzi - Ha vinto l'astensionismo e sono stati puniti i partiti che non sono né carne né pesce, che fanno riunioni, dicono 'ma anche' e non si decidono". Di contro, il Pd contesta a caldo a Costantini di aver preso "meno voti dei partiti che lo sostengono" e si rammarica di non aver chiuso l'alleanza con l'Udc "che avrebbe portato il centrosinistra alla vittoria", mentre vede come "necessaria" una riflessione sulla scarsa partecipazione al voto. Anche per Pier Ferdinando Casini l'astensionismo è "un campanello d'allarme molto pericoloso" ed una bocciatura del bipolarismo italiano. "In Abruzzo Berlusconi non ci ha voluto - osserva il leader Udc - La vittoria del Pdl era scontata, ma l'Udc, nonostante ci abbiano scippato molti dirigenti, ha tenuto, confermando il dato nazionale".

Il Pdl vanta la netta affermazione e, con il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, analizza la vittoria senza sconti agli avversari politici: "Inutile che Veltroni accampi scuse patetiche parlando di astensionismo. Prenda atto che è un autentico fallimento e che la questione morale sta facendo sprofondare il suo partito.

Le elezioni in Abruzzo sono lo specchio di questa situazione". E Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati Pdl, parla di una "tendenza suicida del partito democratico, che avendo consegnato la guida e la linea dell'opposizione a Di Pietro rischia di crollare irrimediabilmente nei consensi". Ma soprattutto, la maggioranza si compiace, con il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello, perché "con Chiodi è stato premiato il Pdl" e confermata la scelta della maggioranza di andare verso il soggetto politico unitario che vedrà la luce nel congresso di metà marzo.


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