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SCANDALO PROTEZIONE CIVILE.DENIS VERDINI INDAGATO,CROLLA IL MURO DELL'OMERTA'.

ROMA - Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, è indagato dalla procura di Roma per corruzione nell'ambito dell'inchiesta riguardante un presunto comitato d'affari che si sarebbe occupato, in maniera illecita, di appalti pubblici, in particolare dei progetti sull'eolico in Sardegna. Secca la replica del coordinatore: «Totale estraneità, mi batterò fino in fondo in tutte le sedi». Verdini non ha alcuna intenzione di dimettersi da coordinatore del Pdl, parlando con i giornalisti alla Camera, a chi gli chiede se lui farebbe come Claudio Scajola, il coordinatore del Pdl risponde: «Non ho questa abitudine, e neppure questa mentalità. E poi dimettersi dal

lavoro è difficile. E le mie responsabilità politiche sono di lavoro».

L'INDAGINE - L’iscrizione di Verdini sul registro degli indagati è stata decisa dai responsabili degli accertamenti, i pm Ilaria Calò, Rodolfo Sabelli ed il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. Nei giorni scorsi è stata anche perquisita la sede del Credito cooperativo fiorentino, di cui Verdini è presidente. Oltre a Carboni, nelle scorse settimane hanno ricevuto l’avviso proroga dell’inchiesta altre quattro persone: il costruttore Arcangelo Martino; Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias; Ignazio Farris, consigliere dell’Arpa della Sardegna; e un giudice tributario, Pasquale Lombardo. Molte delle ipotesi accusatorie sarebbero basate su intercettazioni, ma anche su un giro di assegni. Per questo si è proceduto al controllo dell’istituto di credito e di conti lì intestati. Le verifiche dei magistrati e dei carabinieri, sarebbero concentrate su diversi appalti pubblici, tra cui alcuni in Sardegna, connessi allo sviluppo di energie alternative. A questo filone è legato un blitz compiuto due settimane fa dai Carabinieri del Nucleo operativo di Roma nel palazzo di viale Trento della Regione Autonoma della Sardegna.

IL MISTERO DEGLI ASSEGNI - Gli investigatori erano alla ricerca del passaggio di un certo numero di assegni dei quali gli inquirenti intendono accertare la provenienza e la destinazione. In procura c'è un grande riserbo sulla natura delle indagini in corso. Gli accertamenti su quello che si ritiene essere stato un giro di appoggi e di promesse per favorire alcuni imprenditori sono stati avviati nel 2008 nel quadro di un'altra indagine avviata dalla Direzione distrettuale antimafia. Verdini è già indagato a Firenze in un'indagine per l'assegnazione degli appalti nelle Grandi Opere.

«TOTALE ESTRANEITA'» - Denis Verdini affida inizialmente il suo commento a una nota: «Di fronte a una serie di notizie interessate che cercano di infangare la sua reputazione, ribadisce la sua totale estraneità a ogni ipotesi di comportamenti penalmente o anche moralmente rilevanti e continua a essere disponibile, com'è suo costume, a favorire nelle sedi opportune il pronto accertamento della verità da parte della giustizia, che metta nel nulla tutta una serie di illazioni, falsità e costruzioni giornalistiche». Secondo Verdini «l'abitudine, ormai invalsa, di sistematiche violazioni del segreto istruttorio per colpire determinati soggetti politici attraverso pirotecnici, fantasiosi e incontrollati - e per questo parziali e pilotati - processi mediatici che, prescindendo da ogni serio accertamento, cercano di emettere sentenze precostituite, non è più sopportabile». Contro di esse, il coordinatore dichiara di «volersi battere fino in fondo in tutte le sedi, convinto della propria totale trasparenza».

«DESCRITTO COME UN BOSS MAFIOSO» - Ma poi, alla Camera Verdini si sfoga con i giornalisti è molto più loquace: «Vengo descritto come un boss mafioso o un burattinaio che mette tutti insieme. Magari. Ma i fatti sono fatti». Il coordinatore del Pdl è un fiume in piena: «Questo lo voglio dire: io sarei diventato una specie di crogiuolo che mette insieme cose che insieme non stanno. Ma io voglio rispondere dei fatti e non di questo sputtanamento generale. I fatti sono fatti e ci si difende da questi, non dallo sputtanamento». L'esponente del Pdl contesta duramente la violazione del segreto istruttorio: «È una violazione continua. Non è colpa dei magistrati, non è colpa dei giornalisti e non è colpa della forze dell'ordine. Ma


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