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REGIONALI,I DSNOSAURI SPAZZATI VIA DAI BARBARI DELLA LEGA NORD.

Roma 30.3.2010 (Corsera.it)

Il PD lentamente scompare,si estingue al Nord.I DSnosauri e quel che rimane di loro si leccano le ferite dopo questa ennesima tornata elettorale.

Le regionali premiano Roberto Maroni,Calderoli,Zaia.Premiano la strategia e la visione politica leghista,che sopravanza nella mente del popolo italico.Da barbari del Nord a potenti della poliitca italiana.Regionali vince Renata Polverini al filo di lana,ma vincono sopratutto i leghisti,le orde barbare del Nord si spingono anche in Piemonte dove Cota strappa lo scranno della Presidenza della regione .I DSnosauri perdono ancora,rovinano,tornano indietro.A nulla e' valsa la fatica di Pierluigi Bersani,il PD è destinato alla sconfitta perenne.

ROMA - E' finita con un testa a testa fino all'ultima scheda nel Lazio e in Piemonte, ma Polverini e Cota l'hanno spuntata sia pur di pochi decimi. Finisce dunque con sette regioni (Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Basilicata e Puglia) al centrosinistra e sei (Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Calabria) al centrodestra. I partiti di governo riconquistano quattro governatori (si partiva da 11 a 2) e, dopo tutto quello che è successo nel Lazio con la mancata presentazione della lista Pdl, tirano un sospiro di sollievo e danno fiato alle trombe.

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Il centrosinistra registra le sconfitte annunciate in Campania e Calabria e quelle meno previste in Piemonte e Lazio. Cota ha vinto nelle province equilibrando la prevalenza della Bresso a Torino e lo stesso ha fatto Renata Polverini. Emma Bonino è andata benissimo a Roma ma ha perso con percentuali pesanti a Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo. E' la conferma dell'annoso problema del partito metropolitano che non riesce a capire il territorio quando è meno urbanizzato. Puglia e Liguria sono gli unici sorrisi per il centrosinistra: Burlando ha battuto Biasotti di 5 punti e Vendola ha stracciato Palese di 7 e si è poi abbandonato a un comizio gonfio di poesia e di commozione parlando di "laboratorio politico pugliese" e di una speranza per tutto il centrosinistra che può nascere dalla sua esperienza. Tengono, poi, le roccheforti dell'Italia centrale dove, però, compare qualche crepa e le "5 stelle" dei grillini ottengono buoni risultati un po' dappertutto, in particolare in Emilia Romagna dove toccano il 7 per cento.


Il centrodestra, invece, ha cose importanti di cui gioire. Prima di tutto, l'alleanza di governo ha completato la conquista del nord. Ora governa praticamente tutto l'arco alpino: 19 milioni di abitanti tra Piemonte, Lombardia e Veneto anche se deve fare i conti con il quasi sorpasso della Lega ai danni del Pdl e la cospicua perdita di consensi del Pdl su scala nazionale. E anche il sud (con le eccezioni di Puglia e Basilicata) sta dalla parte del centrodestra. La conquista del Lazio, che si lega al Campidoglio già governato da Alemanno, è la ciliegina su una torta gustosissima per Berlusconi e i suoi.

Fin qui le cose di chiara e di immediata lettura cui si deve aggiungere il dato dell'astensionismo: 36 elettori su cento non sono andati a votare colpendo in ugual misura le due parti politiche. Se l'astensionismo francese aveva significato la sfiducia dell'elettorato sull'uomo dell'Eliseo, quello italiano rappresenta una disaffezione complessiva che riguarda la politica e i partiti tutti. Sommando arbitrariamente i voti ottenuti dai partiti, si ottiene una sorta di "riepilogo nazionale" che offre un quadro abbastanza preoccupante. Poco più di 22 milioni di elettori hanno votato per le liste presentate e questi si sono divisi abbastanza equamente tra il 47-48 per cento del centrodestra e il 44-45 del centrosinistra. Altri tre milioni si sono espressi facendo una croce solo sul nome del governatore. Gli altri, circa 16 milioni dei 41 chiamati alle urne, o non sono andati a votare o hanno messo nell'urna schede bianche o nulle. Un quadro di cui, oggettivamente, nessuno può essere contento.   

Tra le rose del centrodestra (La Russa è corso in piazza del Popolo per consegnarne un mazzo a una Renata Polverini commossa e strafelice) ci sono anche alcune spine che, inevitabilmente, verranno fuori nelle prossime settimane. Umberto Bossi con la sua ruvida schiettezza ne ha già focalizzate alcune quando ha detto che il Pdl "ha tenuto" davanti alla sconvolgente avanzata della Lega, si è candidato a fare il sindaco di Milano e ha fatto capire a tutti che il peso della Lega sulla bilancia politica e, in particolare, su quella del centrodestra, da questa sera è molto più forte. Alcuni dati su quello che è successo al Nord sono abbastanza significativi: in Lombardia il Carroccio raggiunge il Pdl a quota 26%: alle recenti Europee era al 22,7% contro il 33,9% di Berlusconi e alle politiche del 2008 il distacco era ancora maggiore. In Veneto, per il Pdl è anche peggio: la Lega Nord viaggia sul 34%: dieci punti in più del Pdl. Alle Europee del giugno 2009 il Popolo delle Libertà aveva ancora un punto buono di vantaggio sui cugini leghisti. In Piemonte, la Lega sale al 16% e il Pdl scende al 24%: meno di un anno fa, le Europee avevano sentenziato un 15,7% a 32,4% a favore del partito di Berlusconi.

Certo, la vittoria rende tutti più buoni, ma è chiaro che, da oggi le cene del lunedì sera di Arcore diventano la rappresentazione plastica del centrodestra: con l'invitato d'onore (Bossi) che ogni volta potrà dire se il menù è di suo gradimento.

Anche il dato nazionale, extrapolato un po' arbitrariamente sommando i voti di tutte le forze politiche che si sono schierate per l'una o per l'altra parte, offre un quadro nuovo per tutti. Detto che il centrodestra supera di poco il 47% e che il centrosinistra è poco sotto il 45%, abbiamo il Pd e il Pdl quasi alla pari intorno al 26,5%, un dato che andrebbe ritarato con i circa 500mila voti che mancano al Pdl romano e che porterebbero il Popolo delle Libertà al verso il 29%. Alle Europee di 10 mesi fa nelle stesse tredici regioni, il Pdl era al 35% e il Pd sempre al 26%. Alle Politiche 2008: 36% a 33%. Una perdita secca di circa sei punti.

Per quanto riguarda gli altri partiti, da registrare la "tenuta" dell'Idv (7,3%, poco meno delle Europee e molto meglio delle Politiche), la conferma di dati bassi (intorno al 3%) per le due principali formazioni di sinistra (SeL e la Federazione), un risultato inferiore alle attese per l'Udc (il 5,5% contro il 6,22% delle Europee) e il successo (quasi il 2% su scala nazionale) delle liste "5 stelle" di Grillo.

Ma, come già accennato, la vera vincitrice è la Lega Nord che si colloca tra il 12 e il 14% (i dati sono per forza imprecisi perché lo spoglio non è ancora finito) molto meglio del 9,9% delle Politiche e dell'11,2% delle Europee.

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