Giovedi' 13 Agosto 2020
HOTLINE: +39 335 291 766
  • Home
  • Politica
  • PDL: BERLUSCONI A BOSSI, NOI UNITI COL SANGUE...

PDL: BERLUSCONI A BOSSI, NOI UNITI COL SANGUE

"Noi siamo uniti col sangue. Non ci divideranno mai, non ci riusciranno mai". Cosi Silvio Berlusconi durante la 'cena natalizia' del pdl rivolto verso il leader della Lega Umberto Bossi. "Il male non trionfera'", ha sottolineato il Cavaliere.

Roma 17.12.2008 (corsera.it) Non tutti si ricorderanno ma i due si erano conosciuti e trovato un accordo dopo le campagne giornalistiche della PADANIA che scavava sulle origini imprenditoriali del Cavaliere Silvio Berlusconi.La banca Rasini dove lavorava il padre di Berlusconi e che faceva da cassa a molti boss mafiosi.Durante il blitz nella Notte di San valentino venne smantellata e sigillata.I bilanci di quella banca,i depositi non furono mai trovati .Gli articoli della Padania erano firmati da Max Parisi,il giornalista che oggi fa l'inviato speciale alla RAI.

L'accordo tra Silvio Berlusconi e Lega Nord venne sicuramente siglato con il sangue.

 

"LA PADANIA" 30 settembre 1998 articolo di MAX PARISI
http://www.lapadania.com/1998/settem...00998p10a2.htm
Alle volte solo i nemici conoscono bene le loro controparti.
Per di più la banca Rasini quando venne assorbita come istituto di credito
indovinate presso che banca finì? La Banca Popolare di Lodi, che ora è in
tutte le cronache. Curiose coincidenze.
"Dopo le Holding del mistero, "salta" un altro tappo: la Banca Rasini
L'istituto di "famiglia" passato al setaccio"
La nostra inchiesta sul mistero Berlusconi continua a procedere.
Innanzitutto una notizia scivolata via dalla grande stampa nazionale - e mi
pare ovvio... - soltanto alcuni giorni fa: la Procura di Palermo ha ordinato
il sequestro dell'intero archivio della Banca Rasini. Ah, Cavaliere, che
dolori in arrivo... Come più volte abbiamo scritto, la sede principale dove
vennero custoditi alcuni dei capitali all'origine dei "grandi affari"
berlusconiani è proprio questo istituto di credito siculo-meneghino, fondato
a metà dagli anni Cinquanta da una strano miscuglio di persone: esponenti
della nobile famiglia milanese dei Rasini, ed esponenti della più
disgraziata periferia palermitana ad altissimo tasso mafioso: gli Azzaretto
di Misilmeri. Per quasi vent'anni, e per tutto il primo periodo d'attività
di Silvio Berlusconi, la Rasini ha rappresentato un punto fermo, un faro
imprescindibile per le avventure professionali del futuro Cavaliere. Alla
Rasini, voluto sia dagli Azzaretto sia dai Rasini, ha lavorato fino alla
pensione Luigi Berlusconi, padre di Silvio. E non ebbe un ruolo marginale,
anzi. Fu procuratore con potere di firma di tutto questo clan di strani
banchieri, questa confraternita tenebrosa di uomini e interessi la cui
natura diventerà tragicamente chiara nel 1983, il 15 febbraio, il giorno
dell'operazione "San Valentino", grande retata della polizia milanese contro
le cosche di Cosa Nostra annidate in città. Diversi degli arrestati, Luigi
Monti, Antonio Virgilio, Robertino Enea e per loro conto il clan Fidanzati,
il clan Bono, Carmelo Gaeta e i relativi referenti palermitani, ovvero Pippo
Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano, erano correntisti multimilardari
della Banca Rasini.Non solo questa "clientela" affezionata al riciclaggio
finì in galera, anche il direttore generale della Rasini, tal Vecchione, in
seguito subirà una condanna a 4 anni di carcere. Naturalmente, ripensando a
tali vicende, non può che sorgere un interrogativo presto risolto: chi volle
che tutta questa marmaglia operasse nella banca di Piazza dei Mercanti
numero 8?
Proprio Giuseppe e Dario Azzaretto, padre e figlio. Ora capite l'importanza
del decreto di sequestro dell'archivio di questo istituto di credito presso
la Banca Popolare di Lodi, che ha assorbito la Rasini qualche anno fa? È
assolutamente basilare per poter ricostruire l'epopea di mister Forza
Italia, ma anche altre vicende che apparentemente "sembrerebbero scollegate"
dalla storia di Berlusconi. Infatti non finisce qui l'importanza della
notizia dell'acquisizione di questa documentazione. La Rasini, dopo lo
scandalo di mafia del 1983, venne ceduta dagli Azzaretto... indovinate a
chi? L'avete già letto nella nostra inchiesta sull'Imi-Sir: a Nino Rovelli,
il grande elemosiniere, colui che diede 2 miliardi a Giulio Andreotti,
denaro di cui scrisse Mino Pecorelli (il famoso articolo: "Gli assegni del
Presidente" che non venne mai pubblicato) costandogli la vita. Proprio un
bell'ambientino, eh, quello della Rasini di berlusconiana memoria, non
trovate? Tuttavia, per meglio capire fino a dove si spinse la ragnatela
infame di questa banca, è necessario ricordare che Giuseppe Azzaretto
sposò... la nipote di Papa Pacelli. Mancava giusto giusto questo tassello
per completare il quadro. È fuori di dubbio che tale signora possedesse
diverse e apprezzate qualità, non ultime le relazioni personali e perfino di
parentela con importanti personaggi del Vaticano, ad iniziare dal Papa.
Certo che ne fece di "carriera" quell'uomo, Giuseppe Azzaretto, partito da
una delle frazioni più povere e miserabili di Palermo, e ritrovatosi nel
volgere di pochi anni al vertice di una banca a Milano - da lui fondata - e
perfino maritato con una damigella la cui famiglia era tra le meglio
introdotte nei gangli del potere millenario della Roma dei Papi. C'è ancora
molto da scoprire, come si vede. Se la Banca Rasini venisse davvero
scoperchiata fino in fondo, sono convinto che una parte della storia
d'Italia
andrebbe riscritta, e sarebbero le pagine peggiori. Della storia più recente
della Rasini - il lettore ricorderà anche questo - abbiamo scritto anche
altro. Ad esempio abbiamo raccolto la testimonianza della baronessa Maria
Giuseppina Cordopatri, che fu correntista di questo istituto di credito. La
baronessa ha reso noto che il vero dominus della banca non era il clan
Azzaretto sic et simpliciter, bensì un certo Giulio Andreotti.
Non è notizia da poco, se si pensa che Nino Rovelli rileverà questa banca
benché in vita sua non avesse mai operato nel settore. Per conto di chi
Rovelli gestirà la Rasini fino all'arrivo della Banca Popolare di Lodi?
Bella domanda.In ogni caso, come si diceva all'inizio, la nostra inchiesta
sta avanzando. Nei prossimi giorni saremo in grado di approfondire in
maniera circostanziata il ruolo e l'azione delle due società fiduciarie
della Banca Nazionale del Lavoro, Saf e Servizio Italia, che tanto hanno
avuto a che fare con la costruzione del Gruppo Fininvest all'epoca in cui il
vero "burattinaio" si chiamava Licio Gelli. Eh sì, proprio lui, che
nell'anno
1978 - quando vennero fondate 32 delle 38 Holding Italiane - annotò fra gli
iscritti alla sua loggia infame anche Silvio Berlusconi, il piduista n°
1816, entrato nel cerchio infernale gelliano... esattamente lo stesso anno
in cui nascono dal nulla (con l'uso del solito schermo di prestanome) le
holding casseforti del suo futuro impero. Accidenti, che coincidenza, anzi:
che pista investigativa.Su un altro versante, saremo presto nelle condizioni
di svelare i rapporti fra alcune di queste Holding Italiane "occulte" e
inquietanti personaggi palermitani, così pure saremo in grado di disegnare
la "mappa" di intrecci societari fra queste Holding segrete e altri rami
della pianta berlusconiana, ad esempio Mediaset.
Mala tempora currunt, signor Berlusconi. Se n'è accorto?



   


Comments (0)

DI' LA TUA SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

Per commentare gli articoli è necessario essere loggati a Corsera Space. Fai log in oppure, se non sei ancora un utente della Community di Corsera, registrati qui.