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CRISI PD .LA CRUENTA BATTAGLIA CONTRO IL CINGHIALE DI PIETRO.

Roma 17.12.08 (corsera.it) Il dinosauro democratico verso la sua estinzione. Walter Veltroni vuole commissariare il suo partito ,è spaventato dagli attacchi della magistratura, vere o presunte le accuse,il PD è circondato e messo alla gogna. Walter Veltroni sta portando i democratici allo sfascio,dopo le batoste elettorali,il suo aplomb anglosassone ha sconcertato gran parte dei  sostenitori lasciando che nella cruna dell’agone politico si infilasse quel cinghiale di Antonio Di Pietro,capace alla fine di raccogliere i consensi a sinistra,più che quelli nel centro destra che al contrario continua la sua corsa.

Articolo di Corsera.it Ovunque arrivi il PD ,si trovano le tracce del famelico passaggio del cinghiale molisano che grufola nel terreno fertile della sinistra a caccia di resurrezione. Ma il problema assillante di Veltroni è che le battaglie della sinistra sono state risucchiate da altre formazioni politiche che ormai ne hanno la patente come la Lega Nord,sagace e astuta nella interpretazione dei malanni della società civile. Veltroni e Fassino i capi storici dei democratici non sono neanche molto esperti nel lavoro di lobby,perché non sanno scegliere i compagni di avventura,come dimostra la sfortunata vicenda della scalata BNL /UNIPOL i cui protagonisti si sono rivelati poi personaggi di carta. I simboli della cultura economica sinistrese come Giovanni Consorte padrone dell’UNIPOL hanno fatto comunella con personaggi variopinti alla Stefano Ricucci, Fiorani e Coppola. I cordoni finanziari erano dunque marci,le connessioni possibili con il mondo dell’imprenditoria si sono dimostrate un flop,e adesso ritirati nel castello Veltroni e Fassino non sanno che pesci pigliare. Hanno paura di fare lobby,hanno paura di cavalcare battaglie politiche di cui hanno perso anche l’eventuale destinazione.Il Partito Democratico demolito dai colpi della magistratura rischia di sfasciarsi e Antonio Di Pietro diventare leader dell'opposizione,ma forse chi ha orchestrato questa giostra,potrebbe avere nella cartuccera qualche buon colpo per poi demolire anche il Magistrato di ferro,un domani,qualora riesca a innescare il sorpasso ai danni del centgro destra.Chissà cosa Silvio Berlusconi ha scoperto di Di Pietro che si tiene nella giacca?

«Questo non è il mio Pd»: Walter Veltroni, scuote la testa mentre si accavallano notizie vere, false o verosimili sulle traversie giudiziarie del Partito democratico. In ogni regione o quasi c'è una brutta storia che coinvolge ex margheritini ed ex diesse. Il segretario è convinto che per uscirne ci sia una sola strada, quella di costruirlo sul serio il "suo" Pd, di dare vita a un «soggetto politico veramente nuovo».

Fonte la Repubblica .La «sfida», per il leader del Pd, è quella di intraprendere un «percorso innovativo». Tradotto dal politichese: è necessaria la promozione di «nuove generazioni in politica». La classe dirigente deve «rinnovarsi». E lì dove ha sbagliato deve pagare. Per questa ragione Veltroni sta preparando i commissariamenti del Pd abruzzese e di quello sardo. E non è escluso che se dovessero rivelarsi vere le voci sulla Basilicata e la Calabria si possa adottare la stessa soluzione anche per queste due regioni. In Abruzzo dovrebbe arrivare come commissario Massimo Brutti, che è stato uno dei responsabili del settore Giustizia dei Ds e che con i magistrati ha buoni rapporti. In Sardegna, invece, potrebbe sbarcare Michele Meta, oppure il portavoce del Pd Andrea Orlando, entrambi veltroniani di ferro. Dunque Veltroni, che ieri era ancora più pallido del solito, tenta di ribaltare la situazione, sebbene sappia che sarà un'impresa difficile. Anche perché si è andato convincendo che vi sono degli attacchi «strumentali e delegittimanti nei confronti del Pd» a cui i media «stanno dando grande risonanza ». Ciò detto, il segretario del Partito democratico si rende perfettamente conto che la percezione dei cittadini è quella di trovarsi di fronte a una politica «brutta» e «opaca». Ed è innegabile che esista quella che al Pd preferiscono il più delle volte chiamare «questione democratica» e non morale. Si tratta di una questione che deve essere risolta dalla «nuova politica », altrimenti non ci si può poi lamentare dell'invasione dei magistrati in «sfere che non sono di loro competenza». Già, i magistrati: Veltroni e gli altri alti dirigenti del Partito democratico non osano attaccarli, ma ieri, nel Transatlantico di Montecitorio, erano molti i parlamentari, divisi in diversi capannelli, che si domandavano il perché di questa offensiva giudiziaria nei confronti del Pd. Il tutto mentre i deputati delle regioni che stanno per finire nuovamente nel mirino della magistratura si riunivano tra di loro per cercare di fare il punto della situazione: su un divanetto il segretario del Pd calabrese, il ministro ombra Marco Minniti, parlava fitto fitto con la vedova Fortugno; davanti all'Aula, invece, il segretario provinciale di Napoli, Luigi Nicolais, prendeva sottobraccio i parlamentari campani. Clima plumbeo, a Montecitorio. In Transatlantico il pd Francesco Tempestini, ex socialista, faceva il paragone tra la Tangentopoli del '92 e quella attuale: «Noi del Psi eravamo per il cambiamento del sistema, con metodi leciti e illeciti, e venimmo colpiti. Adesso la situazione è diversa, questo Pd è per la conservazione, eppure i giudici gli stanno dando addosso lo stesso. Forse perché vedono che è un partito che non difende i propri uomini, e la vicenda di Del Turco è un esempio, forse anche perché non c'è più un uomo forte come Luciano Violante che tratta con i magistrati. L'intervista al Corriere della Sera di Gustavo Zagrebelsky era significativa, da questo punto di vista: era il segnale che quel settore dei giudici che era in sintonia con i Ds ha mollato il Pd».

 

 


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