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SILVIO BERLUSCONI VERDINI I TESORI NASCOSTI E LA REGGIA DA TRENTAMILIARDI DI LIRE.

Roma 16 Maggio 2010 (Corsera.it)

"Si tratta di delitti di natura comune - scrivono i pm di Firenze e Perugia nella rogatoria - principalmente di corruzione qualificata in banda organizzata legata al crimine organizzato e di natura transnazionale. Ci sono dei delitti di truffa a scapito dell'Unione europea". Il documento si conclude con la richiesta di sequestrare "immediatamente tutte le somme, titoli gioielli o opere d'arte di proprietà di terzi o di prestanome su conti correnti, cassette di sicurezza, depositi bancari o custoditi presso persone, agenti di borsa, notai.

Silvio Berlusconi forse ha gli occhi foderati di prosciutto,ma da come ha sempre condotto gli affari,non pare proprio.Intorno a lui proliferano nuovi Sceicchi,quelli che aggiudicandosi appalti pubblici fanno soldi a palate.Il caso eclatante in tutta questa vicenda è quella del Cavalier Valerio Carducci,che ha acquistato una casa da trenta miliardi delle vecchie lire vicino a Piazza di Spagna.Sembrerà un caso,ma dopo qualche mese ....

....dalla conclusione dei lavori alla Maddalena,questo imprenditore di Prato,che fino a ieri aveva una topaia in luogo di un ufficio,oggi sfoggia capacità finanziarie da Sceicco.Conosciuto ai tempi dell'inchiesta Why Not,pare abbia fatto parte della potentea Loggia Massonica di San Marino.L'arch.Casamonti,in una celeberrima intercettazione con il padre,si attribuisce la paternità di aver fatto lievitare il costo dell'appalto del Carducci,di ben 20 milioni e di aver diritto a percepire una parcella di duemilioni di euro dal medesimo individuo...fortuna ricevuta dal Carducci,Sceicco o Sommo Poeta,fate voi.

continua

ROMA - Fondi neri, gioielli, opere d'arte occultati in conti correnti e forzieri di banche e società finanziarie del Lussemburgo da sequestrare "con urgenza". Questa la strategia dei magistrati di Perugia e Firenze che hanno un sospetto: secondo loro, il coordinatore del Pdl Denis Verdini ed altri personaggi comparsi nell'inchiesta sarebbero riusciti a mettere al sicuro all'estero ingenti somme truffate all'Italia e all'Unione europea. Per questo con una rogatoria internazionale "urgente" le procure di Perugia e Firenze hanno chiesto l'intervento dell'Ufficio internazionale antifrode, per identificare, bloccare e confiscare, denaro e beni intestati agli indagati ed ai loro prestanome. E' un documento riservato che i magistrati raccomandano ai colleghi di non portare a conoscenza degli indagati per paura che siano ancora in tempo a far sparire il "tesoro" accumulato. Nelle carte inviate in Lussemburgo i magistrati sottolineano che gli indagati potrebbero essere "collegati anche alla criminalità organizzata transnazionale".

Tra i quindici nomi per i quali le procure di Perugia e Firenze chiedono gli accertamenti bancari - e la confisca dei beni eventualmente trovati - oltre a Denis Verdini ci sono l'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro e il figlio Camillo, Angelo Balducci, Fabio De Santis, Mauro Dellagiovanpaola e l'imprenditore Diego Anemone.
Il provvedimento "urgente" è stato inviato agli enti giudiziari e finanziari seguendo le tracce di assegni, conti correnti e, soprattutto del "libro mastro" di Anemone (con i 412 nomi elencati per una serie di lavori compiuti dalle aziende del costruttore) e di altri elenchi sequestrati al commercialista di Anemone, Stefano Gazzani. I magistrati di Perugia e Firenze spiegano ai loro colleghi lussemburghesi ed alle autorità bancarie i motivi che li hanno spinto a fare questa richiesta: si tratterebbe, spiegano, di "fondi neri" provenienti da attività illecite, corruzione, truffa e irregolarità negli appalti della Protezione civile nazionale, ma anche di eventuali truffe ai fondi provenienti dal bilancio dei fondi europei.

I pm spiegano anche che un gruppo di dirigenti pubblici avrebbe messo le proprie funzioni a disposizione degli imprenditori amici ottenendo in cambio "numerose promesse in denaro, prestazioni di lavoro, automobili ed altro in favore di terzi e loro amici". Secondo i pm tutti i protagonisti che ruotavano attorno al gruppo sotto inchiesta utilizzavano anche terze persone di fiducia ancora da identificare "per nascondere e portare all'estero, in particolare in territorio lussemburghese, beni ed utilità, cosi come il denaro del quale si sono trovate tracce significative con la creazione di società nelle quali essi erano soci occulti e si dividevano i profitti delle attività illecite". Le necessità di rivolgersi con urgenze alle autorità lussemburghesi è scaturita dai risultati delle perquisizioni, non soltanto negli uffici e nei computer di Anemone, ma anche in quelli di Gazzani e Zampolini, l'uomo a cui Anemone affidò l'incarico di consegnare alle sorelle Barbara e Beatrice Papa, quei 900 mila euro in "nero" per pagare l'abitazione con vista sul Colosseo dell'ex ministro Claudio Scajola.

Durante le perquisizioni si è infatti trovata traccia di un rapporto con una banca del Lussemburgo "Unicredito Luxemburg". Gli inquirenti italiani hanno anche chiesto se tra gli intestatari di conti correnti o società con sede in Lussemburgo, ci siano tracce anche di don Evaldo Biasini che nella cassaforte della Congregazione del Preziosissimo Sangue di Roma custodiva i contanti di Diego Anemone. Nella lista nera inviata alle autorità lussemburghese ci sono anche i nomi delle nove società di Diego Anemone.

"Si tratta di delitti di natura comune - scrivono i pm di Firenze e Perugia nella rogatoria - principalmente di corruzione qualificata in banda organizzata legata al crimine organizzato e di natura transnazionale. Ci sono dei delitti di truffa a scapito dell'Unione europea". Il documento si conclude con la richiesta di sequestrare "immediatamente tutte le somme, titoli gioielli o opere d'arte di proprietà...continua su La Repubblica

 

di Cristiana Mangani-Il Messaggero.

ROMA (5 maggio) - È l’8 marzo scorso quando la procura di Firenze scrive all’Unità di formazione finanziaria della Banca d’Italia per sapere se risultino operazioni sospette ai fini dell’antiriciclaggio sui 71 indagati nell’inchiesta sui Grandi eventi. In particolare, i pm vogliono notizie su «almeno un conto corrente intestato ad Angelo Balducci presso la Bank Julius Baer di Zurigo e un conto riferibile alla famiglia Rinaldi a San Marino».

Undici giorni dopo arriva la risposta: sul fronte degli Sos antiriciclaggio, Bankitalia segnala otto allarmi, tra cui don Evaldo Biasini, Antonello Colosimo, Valerio Carducci, Dino e Luciano Anemone, Alida Lucci, Stefano Gazzani e Bruno Ciolfi, personaggi coinvolti a vario titolo negli affari che hanno portato in carcere i componenti della “cricca”. Quello che le autorità bancarie del Lussemburgo segnalano, in particolare, è che Angelo Balducci ha chiuso il conto più importante presso l’UniCredit Luxemburg Sa, a gennaio del 2010, usufruendo dello Scudo Fiscale. La stessa strada è stata percorsa anche da Claudio Rinaldi. Risulta anche che il commissario per i Mondiali di nuoto trasferisce dal suo conto a quello di Balducci, titoli azionari per 930 mila euro. Conclude il sostituto procuratore del Lussemburgo, Guy Breistroff: «Siamo disposti a bloccargli i conti se ci fate arrivare la richiesta di rogatoria».


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