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QUIRINALE.MANOVRA ECONOMICA,I SISTEMI COMPETITIVI E LA TEORIA DELLO STATO IMPERO.

Roma 30 Maggio 2010 (Corsera.it)di Matteo Corsini

L'economia vista dal basso.Sono abituato a leggere la teoria economica mettendola alla dura prova della realtà.Questo è il mio interesse e credo di voi cittadini.

Se andiamo a rispolverare i libri di economia aziendale dell'università(per comodità di fonte assumiamo ad esempio i testi della prima telematica italiana UNIVERSITA' DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI),vedremo che alla voce "Sistemi competitivi" si legge :"...sono gli elementi che influenzano i comportamenti del governo dell'azienda e le sue scelte.Ed è una decisione che determina l'estensione delle combinazioni economiche dell'azienda,sia per quanto riguarda i suoi limiti geografici,sia per quanto riguarda i prodotti da trattare e i clienti da raggiungere."Che cosa vuol dire tradotta nella manovra economica?

continua

E' vero che la manovra di Giulio Tremonti si rifà ai concetti primari della contabilità dello Stato,ma nel suo insieme dovrebbe altresì promuovere le linee guida per una nuova strategia aziendale del Governo italiano,cosa che al momento non  risulta esservi ricompresa.Intendiamoci,non è dovere del Governo prendere soldi dai cittadini,senza indicare le linee guida del prossimo futuro dell'azienda Italia.Ma andiamo avanti.Sempre nel testo di economia aziendale,troviamo che : "Il modello della concorrenza allargata è uno dei vari modi in cui si è rappresentata la struttura dei sistemi competitivi,la cui diversità consta proprio nel  numero e nella varietà degli attori considerati."

"Il concetto di concorrenza si espande comprendendo tutte le diverse e specifiche pressioni che possono essere esercitate sull'azienda dai suddetti soggetti.Le pressioni esercitate costituiscono,le forze competitive che con il loro agire rendono il settore più o meno attraente e ne determinano la redditività ottenebile." Punto focale,come si realizza questa invocata redditività ottenibile nella strategia economica di un paese azienda?

Se Silvio Berlusconi si bea di essere un grande  manager dalle idee brillanti,io fino adesso non le ho viste applicate nessuna nelle sue strategie di politica commerciale.Nessuna idea,eppure leggiamo sempre nei testi che:

"Quando parliamo di dinamiche congiunturali ci riferiamo a cambiamenti che di solito sono reversibili in un breve periodo,sono tali ad esempio le fluttuazioni del prezzo dovute a fluttuazoini di tasso di cambio su mercati.Oppure dinamiche strutturali,più pericolose,che si riferiscono a cambiamenti così permanenti che possono modificare le combinazioni economiche dei soggetti in gioco in tutte le possibili interrelazioni."

Siamo dunque al caso concreto,perchè attualmente ci troviamo dentro una di queste dinamiche strutturali,pechè la crisi economica è la derivazione forse,almeno per quanto riguarda l'Europa,di una scellerata politica del tasso di cambio voluta in modo indiscriminato alla BCE.Un fallimento della strategia monetaria della principale autorità della UE,che non ha tenuto conto della" economia vista dal basso",come la chiamo io,vale a dire quella che si cimenta giorno per giorno con la dura realtà del mercato.Se la compagine federativa europea è costituita in massima parte da paesi che vivono dell'industria turistica,era inimmaginabile pensare che una moneta troppo forte,avrebbe finito per fluidificare i gangli strutturali di questo settore determinante per l'intero mercato europeo.

Altro baco ,nella immaginata politica economica dello Stato italiano e dunque del Governo Berlusconi,è la cecità con la quale affronta il mercato nella sua dinamica essenziale,vale a dire la concorrenza globale,di quei sistemi che come abbiamo visto costituiscono quelle pressioni in grado di influenzare la stessa creazione del prodotto,e qui intendiamo il Made in Italy.Quali sono le idee e le strategie messe in opera per rendere il nostro paese in grado di vincere la concorrenza e la competizione delle altre aziende?

Eppure la riflessione è semplice,parte da una chiara teoria,quello dello Stato come Impero,vale a dire dotare l'impianto economico di un paese,di quelle necessarie opere per creare e sviluppare le attività commerciali negli altri paesi.Impiantare le aziende italiane fisicamente altrove,ma per fare questo,è necessario che l'intera macchina dello Stato si metta in moto,fornisca quelle adeguate e significative attività utili alla formazione di coloro che saranno i dipendenti e collaboratori di quelle aziende.Ecco perchè a mio modesto modo di vedere le Università telematiche costituiscono oggi un modello vincente,rispetto alle tradizionali e monolitiche Università geograficamente statiche.Una adeguata preparazione significa operare come un Impero(in senso economico),con quella strenua volontà di guadagnare e sfruttare altri mercati,svilupparne le relazioni,assumere quelle iniziative necessarie per costruire le piattaforme di lancio,una volta per gli eserciti,oggi per i giovani.Formazione dei quadri,insieme alle aziende,in modo che la conoscenza e know-how aziendali possano camminare insieme,nutrendosi di energie endogene ed esogene,creando prodotti sempre più competitivi e utili.La Unimarconi ad esempio,come testimonianza di una Università all'altezza dei tempi,a quanto mi consta,ha aperto una sede in Russia,e ha investito tempo e denaro per sviluppare la formazione universitaria in sinergia con le principali aziende italiane,che troveranno dunque giovani preaparati nelle loro facoltà sia nella teoria che nella pratica, in grado di affrontare i mercati russi,che oggi sono ricchi di prospettive, ricercano professionisti specializzati e come tutti noi sappiamo sono ghiotti del prodotto italiano.Silvio Berlusconi dovrebbe forse implementare nelle sua strategia aziendale del Made in Italy,proprio questo genere di attività di formazione,espandere la nostra economia verso mercati concorrenti,in quella che i libri di testo chiamano: "interrelazione tra sistemi competitivi."

"Nell'ambito di ogni sistema competitivo possono verificarsi anche fenomeni di integrazione a monte o a valle delle aziende e delle attività,dando vita a processi di internazionalizzazione che comportano lo svolgimento,all'interno di ogni azienda,di fasi di processo di produzione economica.Si chiamano dinamiche di creazione di nuovi sistemi competitivi,le cosidette dinamiche di ricomposizione,dipendono in genere,da innovazioni tecnologiche,dall'adozione di nuovi pocessi e tecnologie,oppure anche dall'integrazione di competenze di imprese povenienti da sistemi differenti."

Conclude questo bellissimo esempio di testo di economia aziendale della UNIMARCONI: "Possibili motori delle dinamiche di variazioni sono,oggi,il progresso tecnologico e le innovazioni dei sistemi,i cambiamenti culturali ma anche le scelte arbitrarie delle imprese,che hanno la capacità di modificare profondamente i vari sistemi competitivi,oltre che l'ambiente in generale."

Una piccola università italiana sta dunque precorrendo i tempi,guarda laddove i burocrati dello Stato forse si sono smarriti.Ma c'è ancora tempo per recuperare.Forza Giulio Tremonti.

La crisi economica non si batte con nessuna idea,non potrà mai resuscitare con il solo mercato interno,ma deve pensare in mnodo globale,immaginarsi altrove,quando al contrario  siamo ancora fermi.(Corsera.it)

Ringraziamo i  managers della UNIVERSITA' DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI e degli accenni al loro programma di formazione ITALIA-RUSSIA .Per chiunque volesse avere informazioni sul programma,sia per le aziende interessate alla formazione di quadri,sia per gli studenti potete contattare UNIMARCONI su www.unimarconi.it oppure inviare una e.mail a d.distefano@unimarconi.it  

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