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UNICREDIT SOTTO PRESSIONE,PROFUMO DI BRUCIATO NEGLI AFFARI DI SILVIO BERLUSCONI.

 Roma 21 Settembre 2010 (Corsera.it)

Perchè Gheddafi compra i titoli Unicredit,proprio quando l'amico Silvio Berlusconi è sotto pressione in Italia?

Da enfant prodige ad imminente silurato,questo l'infausto destino che si disegna all'orizzonte per Alessandro Profumo l'attuale amministratore delegato di UNICREDIT,la più variegata banca italiana.I conti non tornano ai principali soci,i conti dei bilanci e sopratutto l'ingresso a vele spiegate dei libici della LIA(Lybian investment authority) che sommandosi alle quote detenute dalla Central Bank of Lybia,potrebbe costituire una violazione dei regolamenti statutari interni dell'Istituto di Piazza Cordusio.

continua

I conti non tornano per Alessandro Profumo che indirettamente potrebbe aver favorito lo sfondamento delle barriere statutarie,assecondando un piano di "assalto" ad Unicredit,che significherebbe scompaginare gli equilibri di potere finanziario in Italia.Tutto questo avviene in un momento di grave crisi politica in Italia,Silvio Berlusconi è assediato dalle forze centrifughe che nel paese contano di più,incuneate proprio all'interno del sistema bancario.Alessandro Profumo potrebbe pagare questa leggerezza,forse realizzata in perfetta buona fede,ma i pericoli per una certa finanza italiana sono evidenti.Il Profumo che si respira è quello dell'aria incandescente della tentata scalata di Stefano Ricucci al Corriere della Sera,una sorta di avvertimento per alcuni ambienti che ficcano troppo il naso nelle lenzuola del Premier Silvio Berlusconi.(Corsera.it)

 

MILANO - Si aggroviglia il caso Unicredit e le dimissioni di Alessandro Profumo diventano un'ipotesi reale. La sua decisione potrebbe essere comunicata al Cda convocato per oggi pomeriggio. Dopo una giornata di tam-tam, la conferma viene da fonti finanziarie. Le deleghe passerebbero così al presidente Dieter Rampl. Le dimissioni di Profumo al momento restano ovviamente solo un'ipotesi, non una certezza, ma è certo che l'amministratore delegato e gli azionisti di Unicredit siano arrivati alla resa dei conti. Il banchiere, nel mirino dei soci per l'operazione con cui all'insaputa del presidente Dieter Rampl i libici hanno rafforzato la loro presenza nel capitale, è a un bivio: fare un passo indietro o aspettare l'esito del Cda. «Ha sempre agito con onestà di intenti e non è uno che si rassegna», osserva un banchiere di lungo corso. In caso di un'uscita di Profumo l'ipotesi più plausibile - viene fatto notare - è che le deleghe, in attesa che venga individuato un successore, siano assegnate a Rampl».

IL CASO LIBIA - Intanto dopo che i principali soci della banca guidata da Alessandro Profumo hanno chiesto all'amministratore delegato di «fermare» l'avanzata del governo libico attraverso la sua banca centrale nell'azionariato del gruppo, avanzata che ne ha fatto il primo socio dell'istituto di credito, ora arriva la certificazione che nell'ultime settimane Tripoli ha fatto realmente un'ulteriore passo avanti. La «Lybian investment authority» ha portato infatti la sua partecipazione in Unicredit al 2,594% lo scorso 31 agosto. L'ufficializzazione della notizia, anticipata nei giorni scorsi da indiscrezioni di stampa, arriva dalla Consob, che ne dà notizia tra le comunicazioni relative alle partecipazioni rilevanti. La quota è in diretta proprietà. In precedenza, al 28 luglio scorso, l'autorità deteneva il 2,075% del capitale sociale dell'istituto italiano. Con l'incremento della partecipazione della Lia, la quota di Unicredit in portafoglio agli investitori di Tripoli sale complessivamente al 7,58%. Gli azionisti libici presenti nel capitale UniCredit sono Central Bank of Lybia con il 4,988% e Lia (Lybian Investment Authority) con il 2,594%. Il nodo da sciogliere è se i due soggetti sono indipendenti l'uno dall'altro o collegati al punto da far scattare il limite statutario al diritto di voto in assemblea del 5%. In una nota la Central Bank of Lybia (CBL) ha dichiarato di essere un'istituzione indipendente e che le operazioni sono decise dal board, composto per la maggioranza da persone indipendenti e non provenienti dal settore pubblico. L'istituto si è anche detto «estremamente soddisfatto» dell'investimento in Unicredit che risponde a una logica di lungo termine e delle relazioni con le autorità italiane.

CDA - Sul tappeto del resto oltre ai rapporti con il top managment nel cda di martedì non si potrà non mettere anche il problema della lettera di risposta ai quesiti di Bankitalia proprio sul ruolo dei soci libici nell'azionariato di Unicredit. «C'è sicuramente un'esigenza di chiarimento. Ci sono malumori tra i soci, questo è evidente», sottolinea però una fonte che riferisce anche di «contatti continui» tra Profumo e gli azionisti principali della banca nel weekend. Fino a oggi la prima riunione del board in calendario era quella del 30 settembre prossimo a Varsavia per preparare la risposta alle domande di Bankitalia sull'impatto sulla governance del recente rafforzamento degli azionisti libici. Era poi stata messa in agenda per giovedì a Milano una riunione del comitato strategico di Unicredit, insieme ai comitati nomine e remunerazioni, per un aggiornamento sugli approfondimenti che il presidente Dieter Rampl sta svolgendo anche sulle modalità dello sbarco in forze in Piazza Cordusio della Lybian Investment Authority tra fine luglio e i primi di agosto. Operazione di cui il presidente Rampl non era stato messo al corrente, mentre Profumo si è difeso dicendo di non aver sollecitato lui la crescita dei libici. Questi ultimi ora, considerando anche la quota in mano alla Banca Centrale del Paese nordafricano, hanno il 7,58% del capitale della banca italiana.


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