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OMICIDIO SARAH SCAZZI.COSIMA SPAGNOLO ANCHE LEI SULLA SCENA DEL DELITTO.

Roma 17 Ottobre 2010 (CORSERA.IT)

Pubblichiamo la ricostruzione della deposizione di Mariangela Spagnoletti Gazzetta del Mezzogiorno.

AVETRANA — Nella ricostruzione di quel terribile pomeriggio del 26 agosto, quando la quindicenne di Avetrana, Sara Scazzi, veniva uccisa nel garage degli zii, spunta la figura di Cosima Serrano, moglie di Michele Misseri e madre di Sabrina....

entrambi arrestati per lo stesso delitto e rinchiusi nel carcere di Taranto. La descrizione della presenza sulla scena di Cosima Serrano è contenuta nella deposizione resa da Mariangela Spagnoletti, l’amica ventenne delle due cugine, Sabrina e Sara, con le quali aveva appuntamento per andare al mare.
Il racconto della testimone di quei tragici momenti, ritenuto dagli inquirenti fondamentale per le tesi accusatorie nei confronti degli indagati, contiene altri particolari che non erano emersi sinora e che darebbero consistenza ai sospetti nutriti sulla famiglia Misseri. Dichiara ad esempio di aver visto Misseri «chino davanti al garage spalancato» e in un secondo momento la sua auto «parcheggiata
di sbieco con la parte posteriore a ridosso del portone chiuso». Una ricostruzione che alla luce degli ultimi avvenimenti diventa ancora più credibile.
Partiamo dal momento in cui la ragazza arriva davanti la casa di Sabrina. Contrariamente a tutte le volte in cui doveva aspettare che si sbrigasse, quel pomeriggio l’amica si trovava già in strada ed era molto preoccupata per Sara che non arrivava: «L’hanno presa», disse subito, stupendo non poco Mariangela. Erano le 14.40.
Sabrina salì sulla sua macchina e la invitò ad andare a casa della cugina mentre lei tentava di chiamarla sul cellulare. «Mentre guidavo – dirà la testimone – Sabrina mi disse che il telefono di Sara rispondeva libero e poi spento».
Le due ragazze arrivarono a casa di Sara. Qui Sabrina scese dall’auto per chiedere a Concetta Serrano Spagnolo dove fosse Sara. «E’ uscita per venire a casa tua», le rispose la zia. Così, sempre con la stessa macchina tornarono a dai Misseri facendo il percorso inverso senza trovare tracce di Sara. «Quando arrivammo – dichiara Mariangela – il papà di Sabrina si trovava sulla soglia della cantina con il portone spalancato». La giovane descrive il contadino in posizione «china verso l’ingresso del garage», mentre ricorda che la Seat Marbella rossa era parcheggiata con una sola ruota posteriore sopra il marciapiede. Non ci fece caso e ripartì per un altro giro dell’isolato sempre per cercare Sara.
Quando tornò per la terza volta in via Deledda, Mariangela notò altri particolari interessanti: «Michele non c’era più ma in strada c’era la moglie Cosima». Il portone dello scantinato intanto era stato chiuso e la Seat Marbella «era stata spostata con la parte posteriore verso l’ingresso del garage». Mariangela non fece molto caso a quei particolari che ricorderà perfettamente nel corso di tutti gli interrogatori prima dai carabinieri di Avetrana e poi di fronte ai magistrati a Taranto. A quel punto la ragazza disse che sarebbe andata a casa per lasciare la sorella di dieci anni che doveva andare con loro al mare. «Sabrina scese e mi disse che sarebbe venuta a prendermi da casa mia con la macchina della madre». Passarono circa venti minuti o mezz’ora, Mariangela non ricorda bene, e le due donne, mamma e figlia, passarono effettivamente a prenderla per iniziare le ricerche della scomparsa.
I particolari riferiti da Mariangela, riscontrati con altri elementi investigativi già da tempo nelle mani degli inquirenti, sarebbero stati determinanti per la svolta di venerdì.
Oltre alle discordanze contenute tra le versioni delle due amiche, resta da chiarire la presenza di mamma Cosima sul luogo dove appena pochi minuti prima, secondo lo stesso racconto del marito, c’era stato lo strangolamento della nipote Sara (con il concorso della figlia Sabrina, sostiene l’accusa) e l’occultamento del suo cadavere sotto un cartone prima di essere definitivamente sepolto nel pozzo cisterna dove sarà trovato quarantadue giorni dopo grazie alla confessione di «zio Michè».

Nazareno Dinoi  -  Corriere del Mezzogiono del  17/10/2010

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