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BUNGA BUNGA.SILVIO BERLUSCONI E IL DIKAION INESATTO DI UNA NUOVA RIVOLUZIONARIA CULTURA DEI COSTUMI SOCIALI.

Roma 31 Ottobre 2010 (CORSERA.IT)di Matteo Corsini(filosofo e giurista)

Ubi societas,Ibi ius.Silvio Berlusconi,Ruby e la Metafisica dei costumi.volendo inquadrare il pensiero filosofico di Silvio Berlusconi e i suoi comportamenti conseguenziali ,in un sistema più ampio,dovremmo tornare indietro,al principio di ogni studio di filosofia del diritto.Da una parte abbiamo un pervicace esponente dello statualismo Antonio Di Pietro,di quel diritto positivo che nel corso del tempo si è andato affermando nella società civile, in ciò che noi conosciamo come positivismo giuridico...

....dall'altra,Silvio Berlusconi,assume le fattezze di un rivoluzionario,qualcuno che cerca di evadere le norme,riformularle,tornando a nutrirsi di quel diritto naturale,che come ha spiegato il giusnaturalismo è fonte di ogni diritto positivo deducibile.Da sempre si dibatte,in filosofia del diritto,cosa sia il diritto,quale distinzione vi sia tra morale e giustizia,tra norme positive e diritti naturali.I greci,come sappiamo,avevano nel termine dikaion  la sintesi superba del diritto come morale,idea che Immanuel Kant,volle separare ,scindire,poichè per lui non potevano coestistere insieme,ricordiamo le emblematiche riflessioni della " Metafisica dei costumi".Ma tutti sappiamo che con Gustav Hugo,il mondo,la cultura giuridica,cominciò a cancellare dalla propria testa,dai sogni del diritto perfetto, che esistesse un diritto naturale in grado di plasmare o dare origine a quello positivio e statuale.Con Hugo e successivamente con la Scuola dell'Esegesi, la società moderna dimentica le sue aspirazioni di giustizia perfetta e ideale.comincia a costruire quella struttura giuridica afferente la organica composizione della società umana.La legge diventa bavaglio,obbligo,si dota anche della sanzione e della pena,binario su cui far correre il treno del progresso o come qualcuno la chiama della convivenza civile.nasce la borghesia,i suoi inganni,la sua pregnante corte di rugginose relazioni sociali.Quella stessa borghesia individualista,intenta a contare i suoi soldi,sporca,asfisttica,di cui comincia a parlare un filosofo francese,Jean Paul Sartre,quella melma che in lui provoca la Nausea,ricordate?

Ma quante volte,sopratutto a sinistra,questo dibattito è scoppiato,conducendoci a riflessioni profonde,sui luoghi indispensabile per l'evoluzione dell'umanità in senso naturale?

Mi appare strano dunque, che oggi sia proprio la sinistra,una certa cultura rivoluzionaria,che invoca i laccioli delle norme giuridiche per giudicare la moralità degli uomini e del loro comportamento,quando la vicenda di Ruby è una storia da manuale della beat generation,un capitolo della Nausea di Jean Paul Sartre,un testo di liberazione sessuale che potrebbe aver concepito e praticato Herbert Marcuse,insomma i nostri dimenticati padri della cultura rivoluzionaria.

Mi domando ,cari amici di sinistra,come abbiamo fatto a lasciare all'esemplare unico del'imprenditore brianzolo,lo scettro della cultura riformatrice e rivoluzionaria,quella che da Enrica Young in poi ha densamente popolato i nostri scritti,le poesie,i nostri dibattiti.Come mai siamo appiattiti nello statualismo giustizialista di Antonio di Pietro, non cogliamo al contrario l'occasione per rompere i formalismi giuridici che impongono a noi cittadini comportamenti del tutto innaturali?Ma non sono questi formalismi giuridici e comportamentali che un certo Sigmund Freud considerava come l'origine di ogni nevrosi?

La sinistra che vuole essere progressista, che agita lo spauracchio della morale sessuale,si impersonifica nello spettro nero di un gendarme del normativismo più bieco, mentre un aristocratico politico come Silvio Berlusconi,se ne frega e gioca anche con la cultura più tiepida della sinistra rivoluzionaria,quella che custodiamo dentro di noi,come memoria culturale.E' mai possibile che questo accada difronte ai miei occhi?

Mai possibile che la sinistra italiana debba inchinarsi alle riflessioni di un manicheo come Marco travaglio,un giacobino,pronto a ghigliottinare il Re e anche il suo uccello,pur di rendere colpevole il nemico e riconoscere che scopare fa bene e si diventa felici raggiungendo l'orgasmo?

Ma dove siamo perduti? Mi domando e mi rivolgo a Nichi Vendola,ai leaders di questa sinistra giacobina,che funerea incalza il nemico liberticida e sciupa femmine sempre al centro della scena,che adombra tutti gli altri?

E' mai possibile che Silvio Berlusconi occupi ogni spazio vitale del nostro intelletto e che nessuno se ne stia rendendo conto?

Matteo Corsini

Giurista e filosofo

Corsera.it


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