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OMICIDIO SARAH SCAZZI.SABRINA MISSERI LA VOGLIA DI SESSO E DI UNA VITA SPERICOLATA.

 Avetrana 21 Novembre 2010 CORSERA.IT di Matteo Corsini.

Il delitto di Avetrana paradigma della società italiana.Da Vasco Rossi a Roberto Saviano.

Ci domandiamo da alcuni mesi,come mai la vicenda del delitto di Avetrana,abbia acquisito giorno per giorno interesse tra il pubblico,fino a diventare un caso emblematico,talmente devastante,che gli stessi legali degli imputati,hanno iniziato a darsele di santa ragione.Cosa c'è di così interessante nel volto di Michele Misseri e di sua figlia Sabrina,caratterizzato dal vistoso orecchino al naso? Cosa c'è nell'immagine di Sarah che ci catapulta oltre ogni limite della curiosità e che si fonde con l'oscuro scenario della morbosità mista a necrofilia?

 

Gli italiani si immedesimano in una famiglia del sud,sporca di lavoro,anzi sudicia,proprio come appare Michele Misseri.Una famiglia il cui nucleo principale è identificabile con quello di tutte le altre famiglie italiane.La casa dimora alcova,luogo sicuro dove rimanenere immobili e proteggersi,il tavolo al centro della cucina,dove si mangia,anzi si sopravvive,una sorta di castello della sicurezza economica:se si mangia lo spettro della povertà scompare..Una casa fortezza che resiste alle intemperie,agloi avvenimenti esterni,che cela nel mistero i componenti della famiglia,massacrati dalla stampa,dai telegiornali.Un fortino che resiste all'assedio dell'avidità dei cronisti,che mantiene le distanze.All'interno Michele Misseri,simbolo del padre italiano di oggi,costretto al lavoro eterno,il doppio turno,la sveglia all'alba,il lavoro nei campi,la vita in solitudine semplice e faticosa.Il rispetto delle regole familiari,del ruolo del padre che lavora e della moglie che accudisce i figli,come una statua inamovibile,silenziosa che non parla che riflette e vede la prole crescere sotto le sue ali protettive.Sabrina Misseri,la descrive bene Vasco Rossi,nella sua canzone "Voglio una vita spericolata",è una figlia del tempo moderno,una maschiaccia,forte,vigorosa,orecchino infilato al naso,una che rompe gli schemi della ragazzina di paese,tutta casa e focolare.Sabrina Misseri una che fa a pugni,che si spoglia nella automobile dello spasimante,che vuole assumere la guida e il comando dell'azione sessuale.E' il contrasto della famiglia Misseri, sono le contraddizioni della famiglia italiana,del ruolo dell'educazione familiare che si contrappone a quello sociale,gli esempi diabolici e i cattivi pensieri di una società corrosa dai complessi sistemi di comunicazione,che ci conducono nel vortice della dimensione umana,attraverso false percezione e flussi intermittenti di onde elettromagnetiche.Non siamo più noi stessi,almeno quello che era l'uomo,la persona nella società antica,dove gli schemi e i ruoli delle persone avevano un significato.Il padre Michele Misseri all'interno della famiglia non conta più niente,eppure è lui che manda avanti la baracca.Michele Misseri è una comparsa,un pagliaccio che non fa ridere,un parallelo con la vita dei molti genitori italiani che vedono i figli allontanarsi da casa senza un motivo apparente.La famiglia Misseri rappresenta questo paradigma e ogni giorno questo si evince dalle nude fotografie della cronaca dei fatti che rimbalzano dall'indagine degli inquirenti.Nel delitto di Avetrana c'è anche il riflesso in chiaroluce delle contraddizioni della società italiana e del suo stato di salute.La povertà strisciante,il sudiciume di condizioni di vita indicibile,che oggi sono i lavoro nei campi ma anche la monnezza della campania,il ruolo della malavita,della corruzione,della esasperazione dei modelli culturali,ricordate Ruth Benedict?

Difficile dunque immaginarsi diversi da Michele Misseri e non vedere in Sarah Scazzi e in Sabrina Misseri le protagoniste della nostra vita familiare,l'una nel ruolo della figlia immaginata e perfetta,l'altra nella odiosa e fastidiosa immagine di una figlia divenuta maschiaccio,anzi una ragazza considerata "temibile".

Il modello culturale a cui assistiamo è un linguaggio,mediato e confuso nei clamori della cronaca,della morbosa condizione dei protagonisti incastrati nel puzzle delle responsabilità dell'omicidio,ma comunque capace di trascendere oltre la condizioni delittuosa e fondersi nello scenario di quel mondo parallelo che serpeggia dentro di noi.

Loro siamo noi,potremmo diventarlo,ci guardiamo nei volti,ci scrutiamo nello sguardo ,ci vediamo in pena,braccati da responsabilità immense,guardiamo la disfatta dell'essere come della realtà sociale in cui viviamo.Vediamo la tragedia,i solchi della disperazione,della fatica della penuria finanziaria,della sopraffazioine di quei fattori esterni che condizionano la nostra vita.

Il delitto di Avetrana è anche questo,uno sguardo impietoso nella miseria della società italiana moderna,quella di oggi,quella che descrive ROBERTO SAVIANO ,dove la n'drangheta respira con noi,in Lombardia,la regione che immaginavamo pulita dalla monnezza e che invece nasconde,qualcosa che puzza molto di più.

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