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CRISI.ALLAH E IL SINISTRO DESTINO DI SILVIO BERLUSCONI.L'ORRENDA FINE ALLA MUBARAK.

Roma 13 febbraio 2011 CORSERA.IT

Silvio Berlusconi e il gioco di Allah.Il Premier Silvio Berlusconi ha giocato con una Vergine figlia di Allah,forse si è anche approfittato di Lei,ci si è divertito ridendoci sopra a crepapelle.Grasse risate insieme al suo Emilio Fede e Ignazio La Russa,sul destino di una povera ragazza musulmana,forse costretta a prostituirsi per diventare grande,per avere accesso al mondo dei media.Ha pretesto di tirare le vesti ai Faraoni d'Egitto.Adesso su di lui incombe la Maledizione della Storia,di quei fatti che sono la quintessenza del tempo e della evoluzione della civiltà.

Non sapremo mai,nel prossimo futuro,quanto Silvio Berlusconi rimpiangerà di aver conosciuto Ruby rubacuori e averla fatta passare per la nipote del faraone egiziano Hosni Mubarak.Perchè inconsapevolmente il...

Premier Italiano Silvio Berlusconi, ha legato il suo destino a quello del presidente egiziano,ad una storia,che oggi ha il sapore della leggenda,una specie di sortilegio,di incantesimo,che soltanto la millenaria e avvincente terra de faraoni poteva....

regalarci.Silvio Berlusconi ha giocato con la Questura di Milano e la Ruby,facendola passare per la figlia del capo egiziano Hosni Mubarak.Uno scherzo,niente di più,eppure il Presidente del Consiglio Berlusconi rischia una condanna pesantissima.

Lo scherzo di Silvio Berlusconi,di un imprenditore di Arcore,anche parecchio cafone,si infrange presto nella forza sovrumana della Storia.Dopo pochi mesi,proprio il Presidente Mubarak è costretto a dimettersi,perchè nel suo paese esplode la rabbia di un intero popolo.La storia,quell vera,si riprende il suo ruolo e scaccia via l'incubo di un Presidente corrotto e incapace.Dalla veste dei Faraoni,rimane allora un brandello nelle mani del Presidente del Consiglio italiano,un brandello di quella stoffa che il tempo ha conservato e che tutti devono rispettare.Il destino ha fatto il suo giro,ha compiuto il suo corso,ha ripreso con sè i battiti millenari delle vicende umane,per un attimo,soltanto un attimo interrotte dai  del Pagliaccio di Arcore.Il guitto senza vergogna si è ritrovato al centro di una girandola spaventosa,quella che lega le sorti degli uomini al destino del mondo,alla legge della storia,alla dinamica dei fatti.Anche per lui in Italia si delinea un orizzonte infelice,difficile e spesso come la coltre del tempo,anzi di quella fatidica storia che si permette di seppellire civiltà antichissime,per pochi errori commessi,figuriamoci quella di un uomo che crede di giocare anche con Allah e prendersi gioco di lui.

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MILANO - Non lo hanno capito. Non hanno compreso davvero perché una nota, quella del Quirinale, che si apre con un riconoscimento della serietà della posizione di Berlusconi che «non ha mai evocato la piazza», si chiuda con un monito durissimo ad abbassare i toni e con la minaccia dello scioglimento delle Camere. Una nota, peraltro, che come raccontano gli uomini del Cavaliere è stata addirittura sollecitata da Palazzo Chigi, per fare «chiarezza» su un colloquio, quello di venerdì al Quirinale, che come ripeteva anche ieri sera il premier «è andato molto meglio di quanto dicono, ho spiegato le mie ragioni e penso proprio che siano state capite».

Evidentemente le cose non stanno esattamente così, se a Palazzo Chigi ammettono che «è da due giorni che al Quirinale sono arrabbiatissimi». Anche per questo, ieri mattina Gianni Letta ha usato il suo canale privilegiato con il Colle per confrontarsi su come i giornali avevano riportato l'incontro: «Non è vero che il premier ha minacciato l'uso della piazza, né con il presidente né dopo. Forse il Quirinale dovrebbe precisarlo», è stata la proposta del sottosegretario. Napolitano a sua volta aveva altri motivi per lamentarsi: Il Giornale e Libero, che lo invitavano brutalmente a darsi da fare per difendere Berlusconi dal «golpe» dei pm di Milano, meritavano, hanno pensato al Quirinale, una risposta ferma.

È nata così la nota di precisazione che ha lasciato a bocca aperta Berlusconi e i suoi. Con il premier che a caldo se l'è presa per quel finale minaccioso sul possibile scioglimento della legislatura («Io ho i numeri in Parlamento, sono sicuro che aumenteranno addirittura, se questa doveva essere un'arma contro di me è spuntata, voglio vedere come si fa ad andare al voto anticipato senza il mio consenso...», il senso del suo sfogo), poi si è interrogato sul da farsi, a questo punto.

Perché dal suo entourage spiegano che con una posizione di così difficile interpretazione come quella del Quirinale, sono tutte da valutare le prossime mosse. «Non sono io che voglio lo scontro, ma se a Milano hanno deciso di distruggermi devo difendermi, e lo farò con tutti i mezzi», ripete da giorni Berlusconi, lasciando aperta ogni strada.

«Il problema - spiega un fedelissimo del premier - è che bisogna capire se, quando Napolitano parla di toni bassi e niente scontri, può offrire anche la garanzia che mentre noi deponiamo le armi non ci siano i giudici che prendono la mira e ci sparano... In quel caso si può ragionare, altrimenti è chiaro che andremo avanti...». Per questo ieri nessuno nello stato maggiore del Pdl ha osato sbilanciarsi con dichiarazioni pubbliche, se non Cicchitto per ribadire che il premier si sta solo difendendo e che comunque il governo è «nella pienezza del mandato elettorale» con i suoi numeri saldi, quindi non si vede come si potrebbero sciogliere le Camere.

A meno che il quadro politico non mutasse, e drasticamente. È quello che sperano nel centrosinistra e nel terzo polo, occhieggiando alla Lega, è quello che temono nel Pdl dove pure gli occhi sono puntati sulle mosse di Bossi. Ma su questo punto Berlusconi si mostra sicurissimo: «La Lega è con noi e non c'è alcuna possibile maggioranza alternativa a questa. Io vado avanti, un mio passo indietro è assolutamente improponibile». È insomma più che possibile la deriva verso lo scontro aperto istituzionale, ma per ora nessuno preme sull'acceleratore. Se ne parlerà domani, quando il Pdl si riunirà nell'ennesimo vertice-consiglio di guerra. Alla vigilia della decisione del gip di Milano che rischia di diventare lo spartiacque della legislatura.

Paola Di Caro


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