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MEDIASET SILVIO BERLUSCONI CORRIERE DELLA SERA LOGICA POLITICA.

Roma 28 Febbraio 2011 CORSERA.IT di Matteo Corsini editoriale.

Gli analisti smentiscono l'interesse di Mediaset per il Corriere della Sera,non vedono alcuna logica industriale nel suo acquisto.Io si.Il Corriere della Sera langue da anni,ingessato da una logica industriale deprimente,e un Presidente come Fedele Confalonieri,farebbe ripartire la corazzata di Via Solferino,anche grazie  alla sinergia industriale commerciale con il più grande gruppo televisivo italiano.Ne avrebbero un vantaggio enorme,sopratutto per gli azionisti del Corrierone che da anni non vedono il becco di un quattrino.

La caduta degli Dei,con il decreto Mille proroghe,i grandi del capitalismo italiano non dormiranno sonni tranquilli,perchè il colosso industriale politico Mediaset potrebbe fare...

....del Corriere della Sera un sol boccone e molti sono i soci che sarebbero disposti a fare spazio ad un partner di eccellenza come Mediaset.

Gli analisti sono dei tromboni,l'interesse all'acquisto del Corriere non è determinato soltanto da una logica industriale,ma anche da una logica politica.L'intero mondo del capitalismo italiano è racchiuso in quel pugno di azioni,e credo che sia giunto il momento di cambiare.Le cariatidi di Via Solferino,con buona pace dei suoi giornalisti,hanno fatto il loro tempo.Dice bene Diego della Valle,qualcuno adesso è ora che si faccia da parte.

 

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La caduta del divieto di incroci stampa/tv dal prossimo primo aprile, stabilita dal decreto Milleproroghe appena approvato ma suscettibile di un'ulteriore proroga ad hoc, non agita i sonni degli analisti del settore, che non ravvedono logiche industriali che possano giustificare un allargamento delle attività di Mediaset (Dusseldorf: MDS.DU - notizie) alla stampa quotidiana.

Il tema è stato aspramente dibattutto in Parlamento perchè legato alla questione del conflitto di interessi di un premier che è nel contempo proprietario, tramite Fininvest, del primo gruppo televisivo privato del paese e della casa editrice Mondadori. Il fratello Paolo Berlusconi, poi, controlla il quotidiano Il Giornale.

L'opposizione ha ottenuto il via libera della maggioranza a un ordine del giorno perchè il governo "prenda le opportune iniziative normative" per estendere il divieto al 31 dicembre 2012.

Il mercato sembra però scettico sulla concreta possibilità che Silvio Berlusconi possa muoversi verso la conquista del Corriere della Sera, edito da Rcs, considerato dall'opposizione come segreto oggetto del desiderio del presidente del Consiglio. "Sono in molti a ritenere il Corriere una delle fonti più influenti su quella parte di opinione pubblica indecisa che potrebbe fare la differenza in caso di elezioni", dice un analista. Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha già smentito in questi giorni che il cambiamento della normativa possa mutare le strategie del gruppo.

L'altro possibile player potrebbe essere Telecom (Stoccarda: 882336 - notizie) , che controlla Telecom Italia Media (Milano: TME.MI - notizie) , ma gli analisti escludono che nel Dna della società telefonica ci possa essere un nuovo investimento nel settore media, già oggetto di qualche riflessione.

"E' una tempesta in un bicchiere d'acqua", sintetizza Fabio Iannelli di Kepler.

"L'unico tema sollevato dal decreto è certamente quello di uno spostamente di Mediaset/Mondadori verso un quotidiano, ma non ne vedo il senso industriale tanto più che l'editoria è un settore in crisi, che più della Tv ha sofferto del calo degli investimenti pubblicitari e che deve affrontare una fase epocale di cambiamento imposta dalle nuove tecnologie", dice un analista di una importante banca italiana.

"Nessuno si aspetta una mossa in questa direzione, non c'è una logica industriale", commenta Oriana Cardani di Centrobanca che non vede sinergie in un processo di integrazione verso la carta stampata perchè "non c'è cross selling" nella vendita di spazi pubblicitari. "Anche in un'ottica di investimento speculativo l'ingresso in Rcs a questi prezzi non sarebbe comprensibile", aggiunge.

"Innanzitutto non vedo soci di Rcs pronti a vendere, al massimo qualcuno ha dichiarato di volersi rafforzare, quindi non mi pare un tema immediato", dice Claudio Aspesi di Bernstein.

"Se questo accadesse certamente il mercato ne sarebbe confuso, perchè non sarebbe evidente la logica industriale", continua l'analista che evidenzia anche un possibile intervento dell'Antitrust, visto che Mondadori e Rcs pubblicano entrambe libri e riviste.


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