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ATENE LIBIA MUAMMAR GHEDDAFI CHIEDO FINE COMBATTIMENTI.

(ANSA) - ATENE - Il vice ministro degli Esteri libico Abdelati Obeidi ha detto oggi al premier greco Giorgio Papandreou che la Libia vuole la fine dei combattimenti del Paese. Lo hanno riferito fonti greche. 'Pare che le autorita' libiche cerchino una soluzione', ha detto il ministro degli Esteri greco Dimitris Droustas dopo il colloquio fra l'emissario di Muammar Gheddafi e Papandreou. 'C'e' bisogno - ha aggiunto - di un serio sforzo per la pace e la stabilita' nella regione'.

Tripoli 4 Aprile 2011 CORSERA.IT

Muammar Gheddafi chiede il cessate il fuoco,ormai il suo regime vacilla,il leader libico si sente con un piede fuori dalla Libia e pochi,ad eccezione forse di Silvio Berlusconi,vogliono e potrebbero aiutarlo.La strada diplomatica con la quale.... 


 Muammar Gheddafi cerca una soluzione al conflitto sprigionatosi è forse il risultato degli effetti della rivolta,la paura che dilaga nella sua mente e la ferrea volontà di rimanere al potere,godendosi i soldi del petrolio.C'è da vedere come reagirà la comunità internazionale,che difronte al problema dei migranti,probabilmente potrebbe lasciare in sella il Colonnello,sperando che la "lezione"m sia sufficiente.

L'altra faccia della medaglia nessuno la conosce,ovvero la capacità di gestione politica del nuovo gruppo di insorti libici,dei rivoluzionari.Nessuno in fondo sa chi sia,ma tutti siamo certi che con loro al potere la Libia sarebbe alla fine preda di una guerra civile senza soluzione.La posta in gioco è troppo alta,parliamo di miliardi di petrodollari,che sgorgano senza fatica dal sottosuolo,che rendono ricchi chiunque gli si avvicini.

La prerogativa del petrolio e dunque della ricchezza,rischia per questo popolo di tribù in guerra fratricida,di diventare l'innesto esplosivo di una diatriba intertribale,dagli effetti devastanti per la comunità europea.Aperte le frontiere della Libia,l'intero continente africano potrebbe riversarsi dalle nostre parti,costringendo alla fine ad una risposta militare europea all'invasione dei migranti,dei derelitti del mondo.

Ma la questione petrolio,va anche risolta,a favore della popolazione libica e non solo.

Muammar Gheddafi cerca la soluzione diplomatica,ma in realtà cerca di arrendersi volendo salvare la poltrona e ogni onore di combattente,forse neanche lui ha più voglia di scherzare con il fuoco,di bruciarsi le dita,ha compreso bene che il gioco non vale la candela.

In Italia Muammar Gheddafi conta su un amico personale come Silvio Berlusconi,che sebbene sotto schiaffo della feroce polemica con l'opposizione,avrà modo e tempo per spezzare molte lance a favore di una soluzione pacifica per la rivolta in Libia,anzi per un ritorno del RAIS nelle vesti del leader politico integrato alle esigenze sociali ed industriali dell'Europa.

Muammar Gheddafi diventa ostaggio e pedina dell'Occidente,la sua funzione di cane da guardia,è indispensabile per traghettare la Libia fuori dal passato in una democrazia moderna.Un drammatico momento per il paese,una difficile presa di coscienza della popolazione,ma sopratutto le difficoltà di trovare un accordo tra le bande che litigano per il petrolio.

Ci chiediamo infatti,da dove inizia la rivolta nella società libica e fin dove arrivano gli interessi di queste bande di ribelli? Dove è l'anello di congiunzione?

Oppure le nostre sono soltanto inutili speranze,di chi come noi in Occidente,vediamo i fenomeni sociali,come indeterminati dall'interesse economico,mentre al contrario in Libia sgorgano determinati da una logica feroce da parte dei gruppi di potere militare,che una volta sedevano accanto al RAIS Muammar Gheddafi.

 

CORSERA.COPYRIGHT 


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