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PROCESSO BREVE LIBERO IL GANGSTER SILVIO BERLUSCONI:"NON SARO' MAI GALEOTTO".

Roma 14 Aprile 2011 CORSERA.IT

Al Capone il più grande gangster d'Italia Silvio Berlusconi non finirà in carcere,per nessun motivo.L'Italia dei giustizialisti,quelli che vedono nella Legge un metodo di annientamento del nemico,rimangono con un palmo di naso.Silvio Berlusconi,il più grande imprenditore italiano è da sempre considerato un gangster al servizio della Mafia.Bollato,diffamato,ingiuriato,calunniato,da sempre,forse a ragione e forse a torto,sicuramente con la volontà di annientare un avversario politico,ma sopratutto alla base di ogni affermazione vi è l'invidia per il successo personale e imprenditoriale dell'uomo,l'odio,la rabbia degli incapaci nei confronti dei capaci.L'Italia è un paese di mediocri,di mentecatti,di schizofrenici,di....

.....operatori della macchina del fango.La storia di Silvio Berlusconi racconta bene la mentalità italiana,quella forsennata voglia di vedere chiunque appeso alla forca,chiunque accanto a voi si avvicini con una automobile più importante,chiunque accanto a voi stappi una bottliglia di champagne.L'Italia degli sceriffi per interesse esce ridimensionata,anche in considerazione,che l'equilibrio delle sentenze è obiettivamente difficile,in ogni caso vogliamo rigirare la questione della Giustizia Giusta.

Processo Breve,il gangster Silvio Berlusconi è libero,non sarà mai galeotto,come dice lui stesso.La Legge sul Processo Breve passa alla camera dei Deputati con 314 voti favoreli,di cui alcuni dei franchi tiratori.Per il leader delle toghe Luca Palamara questa legge è una amnistia mascherata.In effetti molti processi decadranno automaticamente e....

molti altri si dovranno fermare,al fie di accogliere le nuove fasi dibattimentali introdotte,come quella sulla maggiore elasticità per ulteriori testimoni.Il Processo breve rischia di ingolfare quei procedimenti,che vedono coinvolti recidivi e incensurati,ma sopratutto di aumentare la quantità di lavoro per i magistrati.

 

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 Umberto Bossi: «Questo voto ci dice che i numeri ci sono. Non arriviamo a 330? Sempre meglio di niente» ha commentato il leader della Lega, dopo il voto finale. E alla domanda sul timore di scarcerazioni per effetto della legge, il Senatùr ha aggiunto: «Sono tutti giochi di prestigio della sinistra che ha fatto questa battaglia alla morte». «La maggioranza tiene bene sui numeri» ha poi chiarito il coordinatore del Pdl, Denis Verdini. «Non è tanto la quota 314 ma il fatto che abbiamo tenuto bene per due giorni e dimostrato coesione» osserva, ricordando anche che se a questo numero si aggiungono le assenze il numero dei voti per la maggioranza sale ancora.

 

PROTESTANO IDV E POPOLO VIOLA - L'opposizione ha votato con la Costituzione in mano il suo «no» al testo sulla prescrizione breve. Al momento del voto infatti, i deputati del Pd e IdV, in piedi hanno esposto il testo della Carta. A voto concluso poi i deputati dipietristi hanno innalzato dei cartelli con scritte «Rogo Thyssen, nessuna giustizia»; «Crac Parmalat, nessuna giustizia»; «Santa Rita, nessuna giustizia». «Il governo nella coscienza degli italiani ha fatto un passo verso l'abisso - ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani -. Ora sta a noi far comprendere la vergogna di questo provvedimento che dimostra l'assoluto disprezzo verso i problemi veri del paese». E mentre andava in scena anche l'ultimo atto per l'approvazione alla Camera , in piazza Montecitorio infuriava la protesta del popolo viola e dei familiari delle vittime di Viareggio e L'Aquila. «Così ci negate la giustizia» è stato per tutto il pomeriggio lo slogan dei manifestanti. L'onda lunga del dissenso finisce per travolgere la deputata Daniela Santanchè, che viene apostrofata dai manifestanti con parole dure ed invitata a dimettersi. Anche Bossi è stato contestato: «Venduto, venduto» gli ha gridato la folla dopo il voto in Aula.

 

GLI ARTICOLI 3 E 4 - L'articolo 3 del testo approvato, modificato da un emendamento del relatore Paniz riduce i tempi della prescrizione per gli incensurati passando da un quarto a un sesto della pena edittale. Si applica ai processi che non sono ancora giunti a sentenza di primo grado. Non riguarda i reati di grave allarme sociale: terrorismo e mafia, ad esempio. Contro questa norma hanno tuonato le opposizioni, sostenendo che è l'ennesima legge ad personam applicabile al processo Mills, in cui è imputato il premier. In Aula passa anche l'articolo 4, quello sulla «durata ragionevole del processo» e sull'«obbligo di segnalazione» L'articolo, anche questo riformulato dal relatore Paniz, prevede che il capo dell'ufficio giudiziario segnalerà al ministro della Giustizia e al Csm le toghe che "sforano" i tempi del processo stabiliti dalla legge: tre anni in primo grado, due anni in appello, e un anno e 6 mesi in Cassazione, per quanto riguarda i reati con la pena massima di 10 anni.

SCRUTINIO SEGRETO - Alla Camera la maggioranza ha superato anche la prova del voto segreto chiesto e concesso su un emendamento dell'Idv, ottenendo 316 preferenze, e dunque sei voti in più rispetto alla quota massima di 310 ottenuta durante le votazioni a scrutinio palese. Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha parlato di «opposizione ridicolizzata». «Sui miei deputati metto non una mano sul fuoco, ma tutte e due» ha replicato Dario Franceschini, capogruppo del Pd. «Sono in sei - ha aggiunto - ad aver votato con la maggioranza. Sui deputati del Pd non ho dubbi. Chi sia stato lo si capisce, ma io non sono sleale da attribuire ad altri questo voto».

ATTACCHI A FINI - Dopo la seduta notturna di martedì, polemiche e ostruzionismo hanno tenuto banco anche durante la seduta di mercoledì mattina. Il Pd, con Roberto Giachetti, ha duramente attaccato il presidente della Camera Gianfranco Fini definendolo «il peggiore presidente per l'opposizione» per via delle sue decisioni sui tempi a disposizione della minoranza. Subito dopo l'attacco di Giachetti, è intervenuto Pier Ferdinando Casini a difesa del leader di Montecitorio: «Inaccettabile». In serata poi le scuse dello stesso Giachetti al presidente della Camera.

APPELLO CEI - In queste ultime ore di schermaglie alla Camera, dai vescovi italiani è arrivato l'appello a una «maggiore serenità». «Al di sopra di tutto ci deve essere il desiderio e la meta concreta del bene comune - ha spiegato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei - che è fatto di tanti aspetti che devono essere affrontati in un clima di maggiore serenità. Altrimenti - ha concluso il cardinale - non si va da nessuna parte». 

Redazione online

 

 


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