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GIUSTIZIA TUTTI COME ALDO MORO FUORI LE BRIGATE ROSSE DALLE PROCURE

Roma 22 Aprile 2011 CORSERA.IT

Fuori le Brigate Rosse dalle procure.Lo slogan politico è destinato a suscitare forti polemiche in Italia e forse nel mondo.Da sempre si dibatte sul senso della giustizia giusta,enormi sono gli sforzi compiuti dai giuristi e dai filosofi nel corso dei millenni,la soluzione non è mai stata individuata.Ma abbiamo una certezza,una sentenza di colpevolezza definitiva,per un consociato,sia esso incensurato o recidivo o delinquente abituale,equivale ad...

....una condanna a morte per colui,che moralmente ne prova il peso,l'emozione soffocante.Forse il senso della giustizia innato dentro ognuno di noi,coglie l'attimo con palpitazioni diverse,sotto angolature contrapposte,qualcosa che qualcuno ingoia come acqua fresca ed ad altri diventa una pozione di veleno.Il senso della giustizia è questo,quanto mai riprorevole per colui che si sente innocente,per colui che si sente perseguitato,anche per colui che vuole redimersi,come forse nel caso del premier Silvio Berlusconi.

Se vogliamo ben interpretare il messaggio dello slogan politico molto azzardato,delle brigate rosse fuori dalle procure,non credo si volesse immaginare che i magistrati siano dei terroristi,ma che l'equivalenza di una sentenza di condanan definitiva,per un consociato,ha lo stesso amaro sapore di impotenza,di un rapito e giustiziato dalle brigate rosse,da un tribunale del popolo,fato di uomini,che comunque  e sempre possono sbagliare.Il senso di impotenza contro una sentenza definitiva di condanna è il medesimo,che forse avrà provato il compianto Aldo Moro,quando abbandonato a se stesso,solitario nella sua cella,ha saputo della sua condanna,contro cui non ci sarebbe mai stato appello,ultima definitiva ora di vita,istante di preghiera,sussulto di prigionia senza confini.

E' dunque importante per la giustizia,al fine di essere giusta,individuare quali sono i criteri di valutazione del reato penale compiuto,vale a dire come estrapolare dal contesto della normazione prescritta,la differenza dei comportamenti e del soggetto che ha compiuto l'atto oggetto di sanzione criminale?

Vale la regola,come immagina Silvio Berlusconi,del processo breve a favore degli incensurati a scapito dei recidivi o dei delinquenti abituali? io credo di no.La prescrizione ridotta dovrebbe governare in equivalenza per tutti,ovvero secondo uno stretto e fondamentale principio costituzionale,operare orizzontalmente per tutti i consociati e non certo verticalmente,creando un privilegio giuridico per i migliori della classe.

Quando i comportamenti umani diventano nocivi per la società civile? Quando sono realizzati con volontà e consapevolezza,recita il senso del concetto di dolo,eppure la strategia di una difesa penale,è sempre nelle mani dell'avvocato e non certamente del cittadino,che inerme difronte alla enorme quantità di regole,è impotente,malgrado il ritornello fondante della ignorantia legis non excusat.

Possiamo dunque immaginare che Silvio Berlusocni e i suoi accoliti, hanno paura delle aule di tribunale,si sentono perseguitati da una giustizia rossa e terroristica,inoltre farragginosa,ma sopratutto temono le procure come avanmposti politici di una parte avversaria che lo vuole decisamente pennacolare da una lampione,come Benito Mussolini.

In realtà,la Giustizia alle volte si trasforma nel vero killer,lo abbiamo spiegato sinteticamente qui sopra,un killer che dispone di una sentenza ultima e definitiva,contro la quale è ammesso in alcuni casi il ricorso straordinario in Cassazione,ma che equivale alle ultime volontà di un condannato a morte.Quando al contrario la giustizia italiana,dovrebbe dotarsi di strumenti di ricorso e di appello ultimi,in grado di riaffrontare anche un'altra fase dibattimentale di un processo,quando questi sia in realtà stato disatteso da una fallace strategia difensiva,o almeno giudicata insufficiente da un organo competente a verificare l'operato del legale dell'imputato.

Stabilire che l'azione giuridica penale,sia frutto del ragionamento e della consapevolezza dell'imputato,è quanto mai un errore sostanziale del nostro ordinamento,perchè pone coloro che sanno allo stesso piano di coloro che non sanno.

Se vi fosse un criterio di valutazoine del comportamento delle persone dei consociati tutti,a cui ci si dovrebbe appellare, sicuramente il livello di conoscenza e di istruzione scolastica dell'imputato,poichè in evidenza un ragazzo della borgata napoletana, che a mala pena ha frequentato la scuola elementare,non potrà essere incolpato con la stessa forza di un laureato in scienze politiche della Bocconi,che conosce a mena dito le regole della società civile.

Vi sono prescrizioni nel nostro ordinamento penale,che sono del tutto sconosciute al cittadino medio,e la loro logica veramente misteriosa,ma sopratutto gli effetti di taluni comportamenti,che in realtà non rivestono alcuna pericolosità fisica per nessuno,diventato dei boomerang micidiali per i consociati.Pensiamo al reato di calunnia,che non ha alcuna corrispondenza con qualsiasi reato che attenta all'incolumità delle persone,eppure oggi è considerato con maggiore ferocia di altri ben più gravi delitti contro l'incolumità fisica.

La denuncia di un assegno smarrito,che in realtà sia stato correttamente intestato,provoca d'ufficio contro lo stesso denunciante,un procedimento per il reato di calunnia.

Una denuncia contro minacce subite,disturbo alla propria quiete familiare,si trasformano in un boomerang,se una o due frasi sono irretiscono dei profili di attribuzione di qualche altro reato previsto nel nostro ordinamento.

Possiamo mettere sullo stesso piano la forza di una parola con un calcio o pugno dato alla stessa persona ad esempio incinta? E quale è la differenza ad esempio,nel reato di calunnia,quando qualcuno indica l'altro, nel tentativo di gettare la colpa del proprio delitto sullo stesso,o lo stesso reato conseguito per una frase scritta, contenuta in una denuncia alle autorità,nell'intento di difendere se stessi dal potenziale pericolo di una aggressione fisica?

Non esiste una primo organo di controllo e vigilanza dello Stato,sulla verifica preventiva dei denuncianti,che possono commettere errori,riportare frasi inutili e compromettenti.Nel nostro ordinamento,correttamente come nel patrocinio della difesa penale,dovrebbe esservi l'obbligo nella presentazione di una denuncia alla pubblicia autorità,ove vi siano evidenti profili di violazione delle norme prescritte per il reato di calunnia,di un successiva integrazione e specifica da parte del legale di fiducia del denunciante.

In questo senso Silvio Berlusconi ha intrapreso una lunga battaglia contro il sistema giudiziario italiano,al fine comunque di trasformarlo radicalmente,e forse anche per ragioni personali,ha puntato l'indice su un ordinamento farragginoso,antiquato,che alle volte,anzi quasi sempre premia i farabutti e prende a calci quanti cercano,nel limite delle proprie possibilità di comportarsi secondo le regole civili.

Non ci sono sicuramente brigatisti rossi nelle procure,ma la nostra vita è nelle mani dei magistrati,di un boia,che in ultima definitiva istanza,può lasciarti cadere la botola da sotto i piedi e farti penzolare inforcato per il resto della tua vita.Siamo tutti in fondo come Aldo Moro,nel nostro ultimo grado di giudizio processuale,ma non dovrebbe essere così.Dovremmo avere sempre speranza di rovesciare le condanne ingiuste.

Alle volte l'errore è il tuo,alle volte l'errore è la difettosa strategia giudiziaria di un penalista,che magari è impazzito,la moglie l'ha abbandonato,fuggendo con i suoi figli da qualche parte e questo per vendetta,getta anche il suo cliente nell'orrore del baratro giudiziario.

Credo che la Prescrizione Breve, sia un sacrosanto traguardo del diritto per ogni cittadino e non soltanto per gli incensurati,perchè in un ordinamento pieno di luci e ombre,la rapidità del processo alle volte fa scampare dal giudizio divino,anche gli innocenti che inevitabilmente potrebbero essere condannati.E per me,come penso per tutti,è meglio un innocente libero,che cento colpevoli dentro.

Non esiste ordinamento giudiziario perfetto,se soltanto un innocente è rimasto invischiato nella trappola micidiale dell'errore,non esiste una giustizia giusta,se non abbiamo modi e maniere per contrastare sempre e fino all'ultimo proprio giorno di vita,quella che consideriamo una sentenza ingiusta.

In questo senso dò ragione a Silvio Berlusconi,alla sua battaglia contro l'Ingiustizia di un meccanismo perverso,come oggi appare la giustizia italiana,troppo debole con i feroci e troppo feroce con i deboli.

Non ho mai votato il Popolo della Libertà,ma lo farò appena mi si presenterà l'occasione.

CORSERA.IT COPYRIGHT

 

 

 


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