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CRISTIANO RONALDO A TUTTO GAS CON LA SUA FERRARI MA IN EUROPA NON ARRIVA.

Mosca 10.1.2009(Corsera.it) Cristiano Ronaldo và a tutto gas con la sua Ferrari e si diverte anche se va a sbattere.In Europa al contrario la crisi del gas scoppiata tra Ucraina e Russia rischia di mettere a repentaglio le sorti del nostro riscaldamento invernale.Controllori della Commissione UE sono arrivati ieri a Kiev per controllare la situazione presso la centrale Uktransgas.Ma il metano non ha ripreso a circolare sebbene il premier ceco Topolanek Presidente di turno UE stesse negoziando la tregua tra Ucraina e Russia.

 Fonte La Stampa...Così l’emergenza resta. Molti segnali fanno pensare che sia questione di poco, che già gli impegni delineati a Bruxelles possano essere realizzati riportano la normalità lungo il gasdotto Tag che porta le risorse dalla Siberia.

A rendere urgente una svolta è però la consapevolezza che una volta riaperti i rubinetti ci vorranno almeno tre giorni perché si torni come prima del black out. Nella migliore delle ipotesi, la minaccia del gelo continuerà pertanto ad incombere sull’Europa (soprattutto ad Est e nei Balcani) sino a martedì sera. In Bulgaria già migliaia di casa sono senza riscaldamento. Per la Commissione l’Italia è fra i Paesi che, «sebbene seriamente colpiti, sono stati capaci di prendere le necessarie misure e hanno una situazione gestibile». La situazione è complicata dal rimpiattino delle mezze verità. Giovedì la Commissione si è determinata a risolvere la diatriba inviando un team di osservatori. Gli ucraini l’hanno digerita a fatica; i russi hanno detto «sì», poi hanno posto la condizione che fra gli osservatori ci fosse anche qualcuno dei loro. Kiev ha accettato malvolentieri.

Mosca, allora, ha fatto quattro cose in fila: s’è detta disponibile a riavviare la distribuzione subito, ha chiesto un patto scritto, ha ammesso di non fidarsi della controparte, ha espresso «ottimismo perché gli ucraini stanno ammorbidendo la linea». «La vogliono tirare per le lunghe», ha risposto la Naftogaz. Risultato: niente gas. Topolanek è fiducioso. Con la sua brutale diplomazia ricorda che «il caso è delicato perché tutti vogliono salvare la faccia». La Commissione parla di crisi «senza precedenti». La linea gliel’ha suggerita il Gruppo di coordinamento gas dei Ventisette che ha definito un piano straordinario (sulla carta) per i Paesi più duramente colpiti. Lunedì si riunisce il Consiglio Energia. Il governo continua a non essere preoccupato anche se il centro ricerche Althesys stima che il non aver costruito i rigassificatori ci sta costando 3,8 miliardi. L’Eni è serena. «La creazione dei caschi blu del gas - ha detto l’ad Scaroni - va nella giusta direzione».

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