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ECONOMIA GIULIO TREMONTI L'ITALIA DONDOLA MA NON BALLA

Milano 21 Maggio 2011 CORSERA.IT

Una nota del ministero del Tesoro,presieduto da Giulio Tremonti,esclude categoriacamente che in Italia possano veriicarsi rischi dovuti a una "paralisi politica". La risposta è giunta puntuale in merito ad alcune valutazioni espressi dall'agenzia di rating Standard & Poor's.

 ''Le valutazioni espresse e confermate nei giorni scorsi dalle principali organizzazioni internazionali (Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Ocse, etc) - sottolinea il Tesoro - sono molto diverse da quelle espresse oggi da Standard & Poor's. Le valutazioni fatte dal governo italiano sono sempre state estremamente prudenziali. I dati tanto della crescita economica, quanto del bilancio pubblico sono stati costantemente migliori del previsto. Così è appena stato anche per il 2010. I molto positivi dati Istat di ieri ne sono conferma''.

 

 

''I dati macroeconomici sulla base dei quali l'agenzia S& P's ha confermato il proprio giudizio lo scorso dicembre, non solo non hanno  subito variazioni sfavorevoli nel corso del primo trimestre 2011, ma in alcuni casi sono risultati migliori. L'unico elemento nuovo - spiega il Tesoro - pare costituito dal rischio di una possibile 'paralisi' politica (political gridlock). Questa è da escludere in assoluto''.

 ''Per quanto riguarda l'economia, il governo ha avviato ed intensificherà il ciclo di interventi riformatori; per quanto riguarda il bilancio pubblico, sono in avanzata fase di preparazione i provvedimenti mirati al rispetto dell'obiettivo di pareggio di bilancio per il 2014. Questi avranno entro luglio l'approvazione da parte del Parlamento. Come ha dimostrato negli anni passati, e da ultimo negli anni di questa crisi, l'Italia è stata, è, e sarà un paese con risorse economiche e politiche tali da fargli sempre rispettare gli impegni presi''.

 

 

La replica del Tesoro arriva dopo che oggi Standard & Poor's ha abbassato da 'stabile' a 'negativo' l'outlook sul rating della Repubblica Italiana, motivando la decisione con il rischio che l'elevato indebitamento pubblico possa persistere nel tempo. Allo stesso tempo, l'agenzia ha confermato il rating a lungo termine 'A +' e a breve termine 'A-1+' sul debito sovrano dell'Italia. Il rating sul rischio di trasferimento e convertibilità fondi rimane 'AAA'.

 

 

Standard & Poor's sottolinea che la "crescita economica potenzialmente più debole del previsto e un possibile stallo politico'' sono ''fattori che potrebbero contribuire ad uno slittamento del piano di riduzione del debito pubblico". Per l'agenzia "le ridotte prospettive di crescita derivano da una mancanza di impegno politico nella deregolamentazione del mercato del lavoro e nell'introduzione di riforme per aumentare la produttività".

 

 

S&P, inoltre, parla di una ripresa che in Italia, dopo la contrazione del 2008-2009, "è stata debole, determinata principalmente dalla riduzione delle esportazioni nette" mentre il "deficit commerciale, in Italia tradizionalmente vicino all'equilibrio, è cresciuto negli ultimi 15 mesi". Fra i fattori condizionanti l'agenzia parla di "bassa crescita della produttività, limitata mobilità nel mercato del lavoro, e una costante erosione di competitività internazionale negli ultimi dieci anni".

 

 

Nel giudicare "le misure strutturali attuate nel 2010 e quelle contenute nel Piano Nazionale di Riforma recentemente aggiornato" l'agenzia le definisce "non sufficienti a stimolare la crescita economica nel medio termine" mentre "la crescente fragilità dell'attuale coalizione di governo" potrebbe complicare "la tempestiva attuazione delle riforme strutturali più significative".

 

 

L'outlook negativo "riflette l'opinione di Standard & Poor's di maggiori rischi legati al piano di riduzione dell'indebitamento per il periodo 2011-2014 e implica una probabilità del 33% che i rating potrebbero essere abbassati entro i prossimi 24 mesi". Ma - conclude l'agenzia - "se il governo italiano riuscisse a raccogliere il sostegno politico per l'attuazione delle riforme strutturali volte a migliorare la competitività, aprendo la strada ad una maggiore crescita economica e ad una più rapida riduzione del suo indebitamento, i rating potrebbero rimanere ai livelli attuali".

 

 



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