Martedi' 05 Luglio 2022
HOTLINE: +39 335 291 766
  • Home
  • News Mondo
  • MELANIA REA DELITTO UN HAREM CON LE STELLETTE DI VITTORIO ZUCCONI...

MELANIA REA DELITTO UN HAREM CON LE STELLETTE DI VITTORIO ZUCCONI

WASHINGTON - Sulla linea di fuoco ad Hafr Al-Batin, alla frontiera fra il Kuwait e l' Arabia Saudita, cinque anni or sono il capitano Paul Goodwin, "Unites States Army", comandava una batteria di pezzi pesanti campali e ogni giorno rischiava la sua vita. Oggi, il capitano Paul Goodwin comanda una batteria di telefoni nella base di Aberdeen, e ogni giorno rischia la sua anima. Di uomo e di soldato. "Ricevo almeno 50 telefonate al giorno di donne arruolate, di mie compagne e colleghe che indossano la mia stessa uniforme e mi raccontano di essere state tormentate, palpeggiate, infastidite, qualche volta addirittura violentate dai loro superiori, dagli
....uomini ai quali la nazione  le ha affidate per farne dei cittadini in armi e che le trattano come odalische in un bordello. Preferirei sentire ancora il fischio dei proiettili iracheni, piuttosto che la voce di una di quelle donne che piangono al telefono", dice il capitano Goodwin. Non è solo. Tutta la forza armata americana preferirebbe in questi giorni misurarsi con un nemico vero, armato di fucili e cannoni, piuttosto che combattere, come è costretta a fare, contro se stessa. Dalla fine di ottobre, quando 30 reclute femmine del 143.mo reggimento di artiglieria di Aberdeen ruppero il codice dell' omertà militare e denunciarono le molestie sessuali, gli atti di sodomia, le violenze, gli stupri commessi contro di loro e altre compagne da istruttori e superiori, la più formidabile armata del mondo è scesa su un campo di battaglia che nessun manuale e nessuna tradizione militaresca spiega come affrontare: il sesso. "Ci illudevamo di avere risolto il problema dell' integrazione fra maschi e femmine nelle forze armate - confessa il generale in pensione David Meade, che comandò il corpo di spedizione americano ad Haiti - e oggi dobbiamo ammettere che lo avevamo soltanto ignorato". La crosticina dell' ipocrisia, che aveva per anni fatto comodo a tutti, tanto alle ideologhe dell' integrazione che avevano l' esercito unisex come grande laboratorio d' emancipazione e di parità sessuale, quanto agli uomini che avevano guardato quelle reclute intimidite come una sorta di "harem con le stellette", si è sbriciolata sotto le grida di quelle novemila telefonate alla settimana che arrivano ai numeri verdi come quello del capitano Goodwin, 40 mila in tutto finora. Tenuto conto che le donne in uniforme, nell' esercito professionale americano è superiore a 400 mila, fra donne in servizio attivo (196 mila) e donne nella riserva, e che il 40% delle soldate potrebbe aver subito qualche forma di molestia sessuale secondo le ricerche, molte altre bordate attendono i militari schierati nei telefoni di prima linea, lungo il fronte della guerra fra i sessi. Guerra che ha avuto subito la sua prima, e sacrosanta vittima: il silenzio. Se infatti le cifre sono sempre discutibili, se la paranoia, le vendette personali, le gelosie, i malintesi possono aver gonfiato la misura dello scandalo (gli investigatori prendono sul serio una denuncia femminile su dieci ricevute) al centro della vergogna c' è l' omertà di un mondo nel quale il principio assoluto di autorità può essere usato indifferentemente per imporre a una recluta 100 piegamenti nel fango o una capriola a letto. Ma niente si deve mai sapere, come dimostra anche l' ipocrisia ufficiale delle nuova politica nei confronti degli amori gay autorizzata da Clinton: "Non chiedere, non dire", e tutto andrà bene. "Parliamoci chiaro: tutti lo fanno, tutti lo sanno, e nessuno lo dice" taglia corto il professor Charles Moskos, che insegna "sociologia della vita militare" alla Northwestern University di Chicago. Ma "che cosa" fanno, questi soldati e queste soldate oggi costretti a uscire dal segreto del loro crudele harem con le stellette? Certamente commettono reati, sanzionati anche dal codice e coperti in caserma dalla completa e professionale soggezione che il "drill instructor", il feroce sergente istruttore raccontato in dozzine di film americani, esercita sui pivelli. Dentro e fuori dalle caserme, la violenza sulle donne è prima un reato di potere che un reato sessuale. Nella gerarchia militare il potere è assoluto, dunque l' abuso può essere assoluto. Nessuno dubita che il sergente nella base del Texas che esercitava uno "ius primae noctis" sulle reclute femmine appena arrivate, e zitte altrimenti dieci miglia di corsa, 200 piegamenti e licenze sospese, sia un criminale. Nessuno può difendere il sergente dei marines che compiva una sorta di decimazione sessuale sulle sue allieve, costringendole a spogliarsi con pretesti igienici e poi, dopo un' attenta ispezione, decretava tu no, tu sì, tu no. Ma il dramma di questa "armata s' agapò", di questo esercito dell' amor bruto, scatta quando i comportamenti si fanno meno chiaramente criminali. Nel 1976, quando il Pentagono cedette alle pressioni politiche di chi voleva, a torto o a ragione, l' armata unisex, per aprire anche alle donne i guadagni e le carriere offerte dall' uniforme, impose un "regolamento sessuale" draconiano riassumibile in una parola sola: "no". I rapporti sessuali fra cittadini in uniforme sono proibiti in ogni caso, anche in caso di esplicito e appassionato consenso fra le parti. Naturalmente, regole assurde producono risultati assurdi. Un capitano di marina viene portato davanti alla corte marziale, lo scorso anno, perché sorpreso a inviare piccole, tenerissime poesie a una collega guardiamarina che lavora in un ufficio accanto, per avere violato l' articolo 72/E paragrafo quinto del Codice Uniforme di Disciplina Militare che vieta esplicitamente l' invio di "materiali romantici". Viene assolto, ma la sua carriera è finita, l' attesa promozione a contrammiraglio silurata. Si dimette e, da civile, sposa la sua guardiamarina. In una base del Missouri, scopre Time magazine, il soldato semplice Angelia Shirley testimonia contro un sergente accusato di avere avuto "rapporti sessuali consensuali" con lei. Non soltanto Angelia conferma di avere spontaneamente accettato la corte del sergente Taylor, ma annuncia di volerlo sposare, ora che il sergente è stato radiato dall' esercito. "E' ridicolo, lo so - ammette il generale Meade - ma non abbiamo scelta. Se l' esercito comincia a entrare nei distinguo dei labirinti amorosi, a differenziare fra il complimento un po' pesante che disturba una donna e lascia indifferente un' altra, fra i fiori graditi e quelli sgraditi, noi passeremmo il tempo nei tribunali, anzichè in addestramento e in missione. L' unica maniera per proteggere quelle ragazze, e quei ragazzi, è dire no, e basta. E poi punire senza pietà, anche a rischio di mettere assieme il caporale innamorato con il sergente stupratore". Insomma quando suonerà il silenzio in caserma, d' ora in poi, dovrà essere il silenzio del riposo, e non dell' omertà. Forse. - dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI


Comments (0)

DI' LA TUA SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

Per commentare gli articoli è necessario essere loggati a Corsera Space. Fai log in oppure, se non sei ancora un utente della Community di Corsera, registrati qui.