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CARMELA MELANIA REA OMICIDIO PETALI DI PAPAVERO IL DOSSIER DEL GENERALE USA BARRY McCAFFREY

Napoli 26 Maggio 2011 CORSERA.IT

Carmela Melania Rea omicidio.Il ritrovamento del cadavere della giovane mamma vesuviana,ha messo in evidenza un enigma,quello della siringa conficcata nel petto della donna.Un particolare che forse abbiamo tralasciato di mettere a fuoco per troppo tempo,ma che forse è il segno inequivocabile di un messaggio in codice,diretto a qualcuno che conosce la verità e che non deve parlare.Una siringa....

....che non ha evidenziato impronte,nessun indizio,nessuna moleca salivare,tantomeno dna.Una siringa infilata nel corpo di Melania Rea con l'accortezza di usare dei guanti di lattice per maneggiarla.

Il codice dell'Enigma della siringa è molto semplice,si chiama droga,eroina,forse quella via dell'oppio che dall'Afghanistan arriva direttamente in Italia.Carmela Melania Rea è stata uccisa anche lei dalla droga? Questo è il messaggio che appare fin troppo eloquente.

Il movente della morte di Carmela Melania Rea scende in fondo al buco nero di una guerra sporca,quella in Afghanistan,a cui noi partecipiamo con la missione denominata ISAF (International security assistance force).Una sporca guerra che contrasta il traffico di stupefacenti,il 90% della fornitura di oppio nel mondo per la produzione di eroina.Il confine è questo,tra mondo reale e criminalità,il confine speciale,nefasto dove le forze dell'orrore e del terrore vivono ferocemente per mantenere integro il loro commercio miliardario.

Immaginare che la missione ISAF sia una missione di pace,è quanto di più singolare possiamo credere.Noi immaginiamo che la Missione ISAF,avrebbe comportato la diminuizione del traffico di oppio in Afghanistan,niente di più sbagliato.Il traffico aumenta in modo vertignoso.Perchè?

Afghanistan dove insieme alla polvere i narcodollari corrono a fiumi,una tale quantità di denaro che si potrebbe acquistare anche un intero esercito,con tutti i soldati e i carri.

Ci domandiamo se le spire del più grande traffico di eroina del mondo,non abbia finito per contaminare,anche organizzazioni criminali,interessare ad infiltrarsi tra i ranghi del nostro esercito?

E ancora una volta,cosa sapeva Carmela Melania Rea,che l'ha condotta alla morte? Perchè qualcuno ha voluto lasciare una siringa sul suo corpo? A chi era diretto quel terrificante messaggio?

CORSERA.IT

 Molto semplice, il business dell’oppio è realmente facile da mettere in piedi ed è così remunerativo che appena il neonato stato afghano ha tentato i primi accenni di passi democratici gli stessi spazi di libertà sono stati calpestati ingiustamente dai signori della guerra, identificabili in trafficanti internazionali disposti a qualsiasi cosa pur di mettere le mani sulle coltivazioni di papavero. Per comprendere meglio quanto i proventi del papavero siano serviti a ridare fiato alla guerriglia talebana con armi nuove, mezzi di comunicazioni efficaci, stipendi fissi, basta sfogliare le pagine del dossier prodotto dall’ex generale USA Barry McCaffrey. Un dossier che riporta nei minimi particolari come gruppi di talebani siano riusciti a pianificare e costruire plotoni di migliaia di uomini, tutto grazie all’oppio. Con il supporto delle foto satellitari fatte alle coltivazioni si è notato come negli ultimi tre anni le piantagioni siano triplicate, soprattutto nelle regioni di Nangahar e Kandahar. Purtroppo non bastano i migliaia soldati dei paesi Nato che hanno aderito alla missione Isaf ed i gruppi antidroga (drug enforcement agency) a distruggere le piantagioni di droga, perché la natura del territorio cosi come favorisce ed agevola la latitanza dei talebani si rivela anche il principale aiuto per i trafficanti di oppio. Un articoli di Fulvio scaglione che ci spiega bene quale sia l'effettivo teatro di Guerra in Afghanistan.

In Afghanistan oggi un kg di oppio grezzo vale sui cento dollari, e visto che la produzione è valutata intorno ai quattro milioni di chili si comprende meglio quale risorsa sia quella della coltivazione del papavero per i talebani e per i loro alleati, produzione cosi imponente che aumentano anche i sequestri, nei paesi confinanti, cosi come segnalano le recenti indagini delle Nazioni Unite. Sul mercato della droga da papavero il mondo gioca una partita che sarà difficile vincere, almeno non in tempi brevi, specie se non ci sarà la collaborazione degli stessi paesi confinanti con l’Afghanistan, ma che al contrario collaborano al passaggio di droghe dalle zone di produzione a quelle di raffinazione e poi di consumo. Partita che si rivela deludente specie all’interno del paese stesso che vede in prima fila il fratello più giovane dello stesso presidente Karzai che negli ultimi mesi è stato indicato come uno dei più importanti trafficanti di oppio. Vero o falso che sia, questa “voce” rimbalza ogni qual volta si parla di iniziative del governo contro l’oppio.

Un articolo dell'ottimo giornalista Luciano Scaglione.

Ecco che cosa scriveva l’Aise (Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna), che risponde direttamente alla Presidenza del Consiglio dei ministri, nella sua Relazione 2010 al Parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza: “… nel breve-medio termine il personale straniero, militare e civile, operante in teatro permarrà notevolmente esposto al rischio di azioni ostili, anche in ragione delle accresciute capacità offensive dell’insorgenza“. Al di là del linguaggio un po’ da questura, il senso è chiaro: gli insorti afghani sono sempre più forti e sempre meglio armati. Aggiungevano inoltre i “servizi”, che il traffico di droga (e, prima ancora, la coltivazione del papavero da oppio) continua a essere fiorente e costituisce tuttora la prima fonte di finanziamento della guerriglia.

“Le coltivazioni di papavero da oppio, i laboratori per la raffinazione e i depositi di stoccaggio della droga”, aggiungevano i nostri servizi, “sono concentrati nelle aree contese o sotto il controllo dell’insorgenza”. Facile dedurre che le missioni militari occidentali non sono riuscite, dopo quasi dieci anni di occupazione dell’Afghanistan, nel compito strategico di smantellare questa rete che ancora provvede al 90% delle forniture mondiali di oppio. Il traffico, dice la Relazione, si dirige “soprattutto in direzione della Federazione Russa” e negli ultimi tempi è addirittura riuscito a ottenere un “significativo aumento delle quantità di stupefacenti avviati alle destinazioni finali”. Anche qui, facile tirare le conclusioni: controllo del territorio almeno precario e autorità locali incapaci o conniventi.

 

L'Afghanistan e i Paesi confinanti.

L'Afghanistan e i Paesi confinanti.

 

La Relazione al Parlamento, infine, chiudeva il capitolo afghano con un avvertimento preciso, quasi una profezia alla luce di quanto è successo oggi: “In particolare, le province occidentali del Paese, sede del Regional Command West RWC della missione Isaf, a guida italiana, saranno esposte al rischio di crescenti attacchi, specie in relazione al riposizionamento in area di miliziani provenienti dalla regione meridionali, in esito alle operazioni di contro-insorgenza avviate nel 2010 dalle forze di sicurezza afghane congiuntamente a reparti Isaf”.


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