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REGGIO EMILIA IREN RIFIUTI IL PUZZLE DELLE SCATOLE CINESI

REGGIO EMILIA 12 MAGGIO 2012 CORSERA.IT

NDRANGHETA A REGGIO EMILIA?

LE SCATOLE CINESI DELLA IREN SPA.PARTCIPAZIONI IN FATA MORGANA E PIANA AMBIENTE DI GIOIA TAURO.UN VALZER DI PARTECIPAZIONI IMPORTANTI,UN CORO DI AMICIZIE IMPORTANTI,TRA CUI QUELAL DI DEMETRIO LOGOTETA E RISPUNTA FRANCO BONFERRONI.POI RIFIUTI TANTI RIFIUTI IN EMILIA.UN LABIRINTO CIECO DOVE NESSUNO CONOSCE IL BANDOLO DELLA MATASSA...

Tradeco e Ramm sono i nomi delle ditte a cui Iren ha dato in apparto alcuni servizi rifiuti nella provincia di Reggio Emilia.
La Tradeco, secondo la Procura di Bari, ha presunti legami con la malavita organizzata, ma a Reggio si occuperà della raccolta differenziata. Forse una pena alternativa?


L'amministratore della Ramm invece è stato arrestato nel 2005 per traffico di rifiuti pericolosi, nel 2006 per estorsione e truffa. In premio ora la manutenzione della discarica di Poianica.
La Tradeco è una società a responsabilità limitata di Altamura, in provincia di Bari, impegnata da oltre vent’anni nella raccolta, nel trasporto e nello smaltimento dei rifiuti. Oltre a controllare una discarica nella loro città d’origine, ha in mano la nettezza urbana in diversi altri comuni pugliesi e a Imperia.

Il mese scorso la Tradeco si è aggiudicata un appalto triennale da quasi 265 mila euro, per la gestione della raccolta differenziata in venti comuni della provincia di Reggio Emilia, tra i quali Albinea, Gattatico, Correggio, Canossa, Campegine e Viano.
L'impresa si occuperà del servizio di recupero dei contenitori di vetro, di alluminio e di latta, raccogliendoli in campane stradali e cassoni, distribuiti in zone strategiche della città, oltre che occuparsi della raccolta presso negozi, centri commerciali e industriali.
Poco prima dell’appalto vinto l’azienda pugliese è rimasta coinvolta in un’indagine avviata dalla procura di Bari e dalla Direzione distrettuale antimafia: presunti rapporti legherebbero la Tradeco, guidata da Carlo Dante Columella con la malavita organizzata, dicono gli inquirenti.
La scottante denuncia è arrivata dal Movimento 5 stelle reggiano, che ora punta il dito contro Iren e definisce quello di Reggio Emilia “un appalto che scotta”.
Poi c'è la manutenzione della discarica di Poiatica, in provincia di Reggio Emilia.
Si tratta di un appalto della durata di 3 anni, oltre un milione e mezzo di euro di valore, vinto dalla società veneta Ramm, con un portentoso un ribasso d’asta del 35 %.
La Ramm sarà incaricata di controllare e gestire tutti i servizi e le forniture necessarie per l’interramento sanitario dei rifiuti, e le opere di manutenzione della discarica, una delle attività più complesse e delicate dell'intero ciclo dei rifiuti.
Il Movimento 5 Stelle getta pesanti ombre sull’azienda. L’amministratore, Sandro Rossato, è finito più volte in carcere. “La Ramm è totalmente di proprietà della Rossato Fortunato srl, ossia controllata da Rossato e famiglia – scrivono i grillini– E sei anni fa, nel 2006, Sandro Rossato ha ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip di Reggio Calabria. Con accuse pesantissime: estorsione, corruzione, turbativa d’asta e truffa ai danni di enti pubblici appaltanti e di imprese private”.
Il consigliere Matteo Olivieri ricorda poi che, nel 2005, Sandro Rossato era già finito dietro le sbarre con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Secondo la magistratura avrebbe utilizzato le vecchie traversine di legno, dimesse dalle Ferrovie, come tritura da vendere ai mobilifici per essere riutilizzare nella fabbricazione di pannelli truciolari.
“Ora vogliamo sapere – insiste Olivieri – come sono stati fatti i controlli nell’assegnazione dell’appalto da parte di Iren”.
A Reggio Emilia, nei prossimi giorni, una interrogazione comunale chiederà la lista dei documenti che le ditte hanno presentato per partecipare alla gara, con l’obiettivo di capire meglio i criteri utilizzati per l’affidamento dei lavori.
Il settore rifiuti è uno dei maggiori centri di interesse economico in Italia e le malavita si prodiga per potere entrare nel giro. Anche a Parma, nel cantiere del costruendo inceneritore.
La Prefettura di Parma, lo scorso febbraio, ha emesso un’informativa antimafia sulla ditta edile I.Co. Costruzioni Generali srl di Torrile. Ma è intervenuto il Tar, che ha sospeso il provvedimento di interdizione dell’azienda dai lavori nel cantiere di Ugozzolo.
La Prefettura di Parma, infatti, aveva acceso i fari sul rischio di tentativo di infiltrazione mafiosa, lasciando ad Iren la decisione sul da farsi, visto che non c'erano elementi sufficienti per agire con provvedimenti interdittivi.
L’azienda, in questo caso, aveva deciso di revocare l'appalto a I. Co Costruzioni e di affidarlo contestualmente al Consorzio Corma, una decisione che il Tar di Parma ha bocciato.
La ditta subirebbe infatti un grave e irreparabile danno se rimanesse esclusa dall'avvio dei lavori, in attesa di un giudizio di merito che ancora non c'è.
Quindi, come al solito con fantasia tutta italiana, avanti tutta con il rischio mafia, in attesa delle carte.
Nello Stivale è sempre troppo tardi o troppo presto, non si indovina mai.
Quando vennero depositate 12 mila firme di parmigiani contro il progetto dell'inceneritore era troppo presto (2006) ed anche la denuncia dei rischi sanitari non trovò accoglienza perché il danno non era ancora causato.
Quando fu messo in piedi il referendum il Palazzo rispose che era tardi: dovevate farlo prima.
E noi dovremmo porre fiducia nelle istituzioni!

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 30 aprile 2012

Sono passati
700 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

 

REGGIO EMILIA - L'ex senatore Franco Bonferroni è indagato per finanziamento illecito all'interno di uno dei filoni di indagine sugli appalti Enav. Lo scrive stamattina Il Resto del Carlino aggiungendo che dentro alla stessa indagine Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle pubbliche relazioni di Finmeccanica, ha chiesto di patteggiare tre mesi di reclusione. Il finanziamento illecito riguarda i 30 mila euro provenienti da Lorenzo Cola, ex consulente Finmeccanica e titolare della ‘Arc Trade’, che sarebbero stati destinati, tramite Borgogni, a Bonferroni, membro del cda di Finmeccanica, ritenuto espressione dell’Udc per gli imprenditori interessati ad appalti Enav.
L'avvocato Romano Corsi, che assiste Bonferroni, ha detto al Carlino che "il senatore contesta l’addebito e ha già chiesto e ottenuto un incontro col magistrato del pubblico ministero". Per quel che riguarda Bonferroni, che non risulta peraltro iscritto all'Udc, Borgogni ha sostenuto di non essere stato a conoscenza del contenuto della busta che Cola gli chiese di consegnare all’ex senatore.

redazione corsera.it telefona 335291766


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