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CRISI GRECIA SILVIO BERLUSCONI IL RITORNO DEL RE DEL BUNGA BUNGA

(AGI) - Roma, 25 mag. - Silvio Berlusconi torna sulla scena, ma non per l'annuncio fatto assieme al segretario Angelino Alfano di una riforma presidenziale alla francese, bensi' perche' di fatto svela - pur forse non avendone l'intenzione - di non disdegnare affatto una sua candidatura al Quirinale per il dopo Napolitano, 'aiutato' anche dal lapsus dell'ex Guardasigilli che lo definisce gia' presidente della Repubblica. Il Cavaliere si guarda bene dal dirlo chiaramente ("Faro' cio' che mi chiede di fare il Pdl"), tuttavia le parole dell'ex premier ottengono come risultato quello di 'oscurare' in parte il tema della conferenza stampa (le riforme, appunto) e di creare piu' di qualche malumore all'interno dello stesso Pdl. In realta', viene spiegato da fonti pidielline, nel partito in pochi ripongono speranze sulla concreta possibilita' che gli altri partiti, Pd in testa, aprano a una riforma presidenzialista.
  Non solo per una questione di tempi, giudicati insufficienti, ma per una mancanza di volonta' politica: figuriamoci, e' il ragionamento di molti dirigenti di via dell'Umilta' dopo la conferenza stampa al Senato, se Bersani da' questa chance a Berlusconi. Ma c'e' anche un altro motivo di disappunto: con le sue parole sul Quirinale, viene osservato, il Cavaliere ha di fatto chiuso ogni spiraglio di dialogo con le altre forze politiche e, cosa giudicata ancor piu' negativa per il futuro del centrodestra, cosi' ha allontanato ulteriormente la 'riappacificazione' con Casini e i moderati. Tanto che gia' si teme che anche il testo di modifica costituzionale, all'esame di palazzo Madama, subira' inevitabilmente una frenata. Del resto, viene ancora sottolineato, la scelta stessa di presentare l'emendamento in aula "nasconde - spiega un 'tecnico' pidiellino - la consapevolezza che non ci sara' mai l'accordo". Tutt'altro discorso, proseguono le stesse fonti, se Berlusconi si fosse limitato "a fare un appello" alle altre forze. Ma cosi', e' il bilancio, la proposta lanciata oggi si tradurra in "un fuoco di paglia e finira' per lasciare il tempo che trova". E c'e' anche chi, nel Pdl, non nasconde che in realta' gli stessi Berlusconi ed Alfano sono consapevoli che la proposta del presidenzialismo non avra' futuro. E' stato piu' un modo, viene spiegato, di distogliere i riflettori dall'impasse in cui versa ormai da tempo il Pdl e cercare di riconquistare credibilita' con un'iniziativa "di alto profilo e responsabilita'". I malumori nel partito non si placano e i malpancisti tornano a chiedere al segretario di affrancarsi dal Cavaliere. Il quale, oggi, ad alcuni 'big' del Pdl ha dato piu' l'impressione di non avere nessuna intenzione di farsi da parte - anche nella formula di 'padre nobile' da lui stesso piu' volte adoperata - e di voler al contrario continuare a 'dare le carte'. Il che non aiuta lo stesso ex Guardasigilli, sia nel rapporto con casini che con Montezemolo. Ma anche per un possibile riavvicinamento con la Lega: Maroni si dice "pronto a dialogare, pero' voglio capire chi comanda" nel Pdl, spiegando che "il tira e molla di Berlusconi non fa bene al partito ne' alla leadership di Alfano". Intanto il segretario si prepara a lanciare la Federazione per l'Italia, per ricompattare il partito in rivolta dopo le ipotesi di spacchettamento o azzeramento. E tra le possibili strade, c'e' quella di dar vita a una segreteria a cinque, composta da quarantenni, che rafforzino l'azione del segretario. Ipotesi che, viene spiegato, avrebbe lasciato freddo il Cavaliere. Che, in realta', non avrebbe affatto abbandonato l'idea di una lista civica del presidente.
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