Sabato 01 Ottobre 2022
HOTLINE: +39 335 291 766
  • Home
  • Politica
  • CORSERA POLITICA FIAT DIEGO DELLA VALLE SI CANDIDA A PREMIER...

CORSERA POLITICA FIAT DIEGO DELLA VALLE SI CANDIDA A PREMIER

Torino, 23 set. (LaPresse) - Botta e risposta tra il patron della Tods', Diego Della Valle, e l'ad di Fiat Sergio Marchionne. I vertici della Fiat sono solo "chiacchieroni" che raccontano "banalità", ha detto Della Valle, nel corso di un convegno all'università Bocconi di Milano, polemizzando a distanza con i vertici del Lingotto come aveva già fatto nei giorni scorsi. "Bisogna stare meno a sentire questi improvvisati della Fiat - ha detto Della Valle - che vogliono venirci a raccontare che in Italia non conviene più fare automobili e dicono a noi imprenditori seri che non si può innovare in tempo di crisi e non si possono fare

prodotti nuovi, mentre noi resistiamo solo perché innoviamo".

"Sono cose di una banalità tale - ha aggiunto - che l'indisponenza nasce dal fatto che ci si vuole prendere in giro con argomenti neanche troppo convincenti". Sotto accusa, in particolare, la decisione dell'ad di Fiat, Sergio Marchionne, di fare marcia indietro sugli impegni presi dal Lingotto nell'ambito del cosiddetto piano Fabbrica Italia. "Venerdì in maniera molto molto elegante - ha proseguito Della Valle, facendo riferimento al top manager Fiat - ha detto con un comunicato stampa che non avrebbe rispettato più nulla. Vorrei chiedere a loro se trovano elegante questo modo di fare".

Secondo il patron di Tod's Diego Della Valle il discorso dell'ad di Fiat Sergio Marchionne, che ha annunciato che tornerà a produrre in Italia quando la crisi sarà finita "è un'offesa per tutti gli imprenditori seri" e la famiglia Agnelli ha scelto di "abbandonare" l'Italia in un momento di crisi. "Bisogna prendere atto che sono state dette cose sbagliate - ha proseguito - e invece di perdere tempo in polemiche inutili bisognerebbe pensare a quali macchine vendere e a far lavorare i dipendenti che non hanno nessuna colpa del fatto che si dovranno fermare".

"Queste colpe - ha aggiunto - le hanno invece i manager e in questo caso le ha la famiglia Agnelli che a suo tempo ha deciso di abbandonare questo Paese e nonostante la crisi che ora c'è qui in Italia, senza minimamente pensare alle conseguenze sul mondo del lavoro, dei loro fornitori e concessionari". "Queste - ha concluso - sono cose che trovo veramente scandalose".

"Penso - ha continuato - che tra imprenditori ci si misuri tra la qualità dei prodotti e quelli" di Marchionne "fanno veramente riflettere su come siano prodotte le auto del futuro". "Sarebbe meglio Marchionne sprecasse il tempo a far vedere i modelli che venderà quando sarà finita la crisi", ha aggiunto Della Valle, precisando che "non bisogna dare delle risposte a Della Valle ma bisogna rispondere agli operai che si aspettano posti di lavoro e al Governo che si aspetta che vengano rispettati gli impegni" assunti con il piano Fabbrica Italia, invece di annunciare che il Lingotto tornerà ad investire in Italia una volta passata la crisi. "La mia e altre aziende non sono in crisi - ha proseguito l'imprenditore marchigiano - perché continuiamo ad innovare i prodotti".

"Tra aprile 2010 e ottobre 2011 - ha ribattuto Marchionne, parlando agli industriali torinesi - Fiat ha ricevuto una raffica di richieste dalla Consob, 19 lettere in cui si chiedevano i dettagli finanziari e tecnici su Fabbrica Italia, un vasto piano strategico, nuovo, coraggioso, di lungo periodo, che aveva l'obiettivo di aiutare il Paese, cambiando l'approccio e una serie di relazioni storiche che aveva ingessato lo sviluppo del nostro Gruppo". "Giunti all'esasperazione - ha sottolineato - abbiamo emesso un comunicato. Era l'ottobre dell'anno scorso, ritirando Fabbrica Italia e indicando chiaramente che non avremmo mai più usato quella dicitura né fornito informazioni sull'entità degli investimenti o sui tempi".

Non solo, ma, ha continuato, "negli ultimi 8 anni e mezzo ho cercato costantemente di coinvolgere un partner straniero in italia, non ho avuto successo e dichiaro il mio completo fallimento: non c'è nessuno che voglia accollarsi una sola delle zavorre italiane, che non sono i lavoratori nè gente, ma il problema è il sistema". "A volte - ha spiegato - mi pare che fare business sin questo Paese sia una fatica di Sisifo".

Dopo di che è tornato sull'incontro con l'esecuvito: "Il Governo - ha detto Marchionne - deve fare la sua parte per rimuovere le zavorre che ancorano il Paese al passato". "Abbiamo davanti - ha aggiunto - un'Italia tutta da ricostruire". "Siamo davanti a un bivio - ha continuato - la nostra scelta è tra ridurre la capacità produttiva e licenziare migliaia di dipendenti, con danni incalcolabili per il sistema italiano, oppure cercare di sfruttare le competenze che abbiamo, la nostra conoscenza di prodotto e di processo, il livello tecnico dei nostri impianti, per aprici la strada verso i mercati esteri. La seconda alternativa non è priva di rischi ma è l'unica strada possibile per evitare una catastrofe. Anche ora c'è bisogno che questo diventi un progetto condiviso". Marchionne ha concluso comunque "confermando l'impegno della Fiat verso questo Paese. Come la più grande impresa privata italiana - ha terminato il suo discorso - faremo tutto il possibile per contribuire alla risoluzione dei temi in agenda".


Comments (0)

DI' LA TUA SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

Per commentare gli articoli è necessario essere loggati a Corsera Space. Fai log in oppure, se non sei ancora un utente della Community di Corsera, registrati qui.