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CORSERA REGIONE LOMBARDIA LEGA NORD BY BY FORMIGONI

La Lega Nord e il presidente della Lombardia Roberto Formigoni sono ai ferri corti come mai prima. Oggi il Carroccio ha dettato le sue condizioni, una su tutte: election day ad aprile per le politiche e per le regionali. Ma se andare a votare in primavera e' l'intenzione della Lega Nord, che in pratica ha staccato la spina, Formigoni - impegnato a fare una nuova squadra dopo l'arresto dell'assessore alla Casa Domenico Zambetti con l'accusa di aver comperato voti della 'ndrangheta e l'azzeramento ....

della giunta - ha tutt'altra idea e si attesta in trincea denunciando che "l'accordo firmato giovedi' con Alfano e Maroni e' diverso da quanto emerso oggi".

Ha ripetuto di voler restare fino al 2015 e di escludere "certamente" l'idea di un governo 'a tempo' o di un appoggio esterno. "Se la Lega ha cambiato posizioni - ha detto al convegno dei democristiani del Pdl a Saint Vincent - ce ne spieghera' le ragioni, ragioneremo insieme, questo e' il momento in cui ognuno deve essere chiaro. Il Pdl e' pronto ad assumere la responsabilita' delle proprie scelte e anche io come presidente faro' le mie scelte".

In tarda serata gli risponde proprio Roberto Maroni chiarendo a muso duro che a Roma non e' stato fatto nessun accrodo sulla "durata della legislatura". Certo se c'e' una situazione "cosi' incerta - ha osservato il coordinatore Pdl Ignazio La Russa - meglio andare a votare subito". A chiedere le elezioni e' l'opposizione di centrosinistra che per lunedi' sera ha organizzato un presidio davanti al Palazzo della Regione a cui hanno aderito fra gli altri Giorgio Gori, Roberto Vecchioni e diversi sindaci.

Fra gli invitati c'e' anche il primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia che oggi - su Repubblica - ha chiesto "una ribellione civica" e soprattutto le dimissioni del governatore. "Una caduta di stile" ha commentato Formigoni, dicendogli di guardare in casa sua, e innescando un botta e risposta andato avanti fino a sera. Per dimostrare che fa sul serio, la Lega Nord - dopo il consiglio federale - ha annunciato un referendum il 20 e 21 ottobre sull'election day con 1.500 gazebo nelle piazze.

 

E intanto ha fatto alcune richieste: entro dicembre approvare il bilancio, cambiare la legge elettorale e mandare via i consiglieri rinviati a giudizio. In pratica il Carroccio ha chiesto la testa di Nicole Minetti, la consigliera Pdl a processo per favoreggiamento della prostituzione, e di Gianluca Rinaldin, condannato in primo grado per truffa e falso. Auspicabile che lascino, secondo il coordinatore regionale del Popolo della liberta' Mario Mantovani, ma, ha aggiunto, "non dispongo di armi".

Il Popolo delle Liberta', dopo lo scarno comunicato della Lega Nord, ha chiamato in causa Roberto Maroni, sperando forse che il segretario sconfessasse le decisioni di oggi. Anche Formigoni ha detto di avergli inviato un sms. Lui pero' ha confermato tutto. "Gli scandali - ha sottolineato il segretario - non fanno bene alla politica" che "puo' reagire in due modi: nel modo sbagliato che e' quello di sottovalutare o di dire che non e' successo niente, e nel modo giusto che e' quello di reagire sapendo quando e' ora di fare scelte anche difficili, ma scelte giuste e tempestive come abbiamo fatto oggi nel consiglio federale". Secondo Formigoni, pero', "andare ad una crisi di governo adesso sarebbe negativo per i cittadini". "Noi abbiamo ben governato - ha concluso - e ci sono tutte le ragioni per andare avanti". Resta da vedere fino a quando.

 

 

 


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