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CORSERA RASSEGNA STAMPA IL MESSAGGERO ASSE GRILLO DI PIETRO RISSA NELL'IDV E' SCISSIONE

ROMA 2 NOVEMBRE 2012 CORSERA.IT

IDV MORTO E SEPOLTO,COSI' HA DICHIARATO ANTONIO DI PIETRO A IL FATTO QUOTIDIANO IN UNA SUA INTERVISTA,RILASCIATA A CALDO DOPO LA TRASMISSIONE REPORT CHE HA DEMOLITO LA REPUTAZIONE DEL LEADER DELL'ITALIA DEI VALORI,STERILIZZANDONE OGNI PRETESA DI PROTAGONISMO MORALISTA.ANTONIO DI PIETRO SI SENTE LA PUZZA DI RANCIDO ADDOSSO E LA BEFFA DELLA SUA GESTIONE IMMOBILIARE FAMIGLIARE DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI AL PARTITO,SCUOTE COME IN UNA TEMPESTA,GLI ISCRITTI DEL PARTITO,DOVE ALL'INTERNO SI ALZA LA FRONDA CONTRO DI LUI.MASSIMO DONADI IN LIBERA USCITA DOPO UN'ASSEMBLEA AUTOCONVOCATA.

RIPORTIAMO L'ARTICOLO DI ETTORE COLOMBO DAL IL MESSAGGERO.

 

ROMA - L’Italia dei valori è un partito morto, finito. Lo è perché il certificato di morte lo ha stilato il suo stesso fondatore e presidente, dal primo giorno di vita, Antonio Di Pietro. Il quale ieri ha dato un’intervista al Fatto quotidiano per comunicare, come si usa, il necrologio. Queste le parole: «Mediaticamente siamo morti. Siamo vittime di un killeraggio del sistema politico e finanziario. Porte sbarrate ovunque, siamo isolati.

Comunque, se va male (se, cioè, alle prossime elezioni l’Idv non raggiunge il quorum, come è successo in Sicilia, ndr), faremo opposizione fuori dal Parlamento. Tiferemo Beppe Grillo». Come se non bastasse, proprio Grillo, amico-nemico di Tonino (trait d’union, il guru Roberto Casaleggio che cura i siti di entrambi e fornisce a entrambi i suoi discreti consigli), sempre ieri ha lanciato dal blog quello che è stato letto come il bacio della morte. Il leader del Movimento 5 Stelle ha candidato Di Pietro addirittura al Quirinale: «L’uomo ha un caratteraccio, ma è onesto.

Quando ha dovuto affrontare il giudizio di un tribunale lo ha fatto senza esitazioni e ne è sempre uscito prosciolto. Nessuno in Parlamento può dire altrettanto. Il mio auspicio è che il prossimo presidente della Repubblica sia lui, il solo che ha tenuto la schiena dritta in un Parlamento di pigmei».

Contro Grillo in verità, s’è subito scatenata l’ira del web, a partire proprio dai grillini, che hanno inondato il comico di proteste al grido di: ma non l’ha visto Report? Con riferimento all’inchiesta tv sulle proprietà immobiliari dell’ex pm.

Quanto all’Idv, dopo due giorni di ufficio di presidenza che si erano conclusi all’insegna della formale unanimità e di una serie di impegni solenni (assemblea straordinaria del partito aperta ai movimenti a dicembre, congresso straordinario a metà del 2013, etc), la nuova svolta di Di Pietro e la provocazione di Grillo – concordate o no che fossero - prima ha spiazzato, poi ha del tutto imbufalito, infine ha fatto rompere gli ormeggi all’ala moderata (e filo-Pd) del partito, quella capeggiata dal dissidente per eccellenza, il capogruppo alla Camera Massimo Donadi. Il quale ha rilasciato a sua volta un’intervista rivelatrice delle sue intenzioni al sito Huffington Post.

Il pensiero di Donadi è chiaro, il tono amareggiato, la sostanza politica esplosiva: «E’ in atto una manovra politica di due politici navigati. Auguro loro buona fortuna, ma io non ci sarò. Entro dieci giorni terremo un’assemblea auto-convocata. Chi rappresenterà la minoranza se ne andrà. O io o Di Pietro».

Una scissione, appunto. Resta da capire solo chi sta con chi. Dalla parte di Di Pietro militano i tanti che lo seguirebbero ovunque: il capogruppo al Senato Felice Belisario e altri sette senatori, praticamente tutti (oggi sono dieci), tranne il bastian contrario Pancho Pardi e il già fuoriuscito Elio Lannutti. Alla Camera, invece, i rapporti di forza sono un po’ diversi: su venti deputati con Tonino sta la tesoriera Idv Silvana Mura (Emilia), Zazzera (Puglia), Palagnano (Campania), Rota (Lombardia, che ieri si è lasciato andare a un commento poco british: «Donadi? L’agnello finirà sbranato dai lupi») e i due siciliani Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e portavoce nazionale, e Ignazio Messina.

Più l’indipendente (da tutti) Francesco Barbato. Dalla parte di Donadi c’è Nello Formisano, campano e responsabile Mezzogiorno, che come Donadi ha detto apertamente che alle primarie andrà e per votare Bersani, poi ci sono David Favia (Marche) e Fabio Evangelisti, coordinatore regionale in Toscana.

Tra gli incerti, quelli con «l’anima divisa in due», ci sono Gabriele Cimadoro, cognato di Di Pietro, Gaetano Porcino (Piemonte), Federico Palomba (Sardegna), Antonio Borghesi e Sergio Piffari (Lombardia). Le cose si mettono male per Di Pietro, però, nei territori e negli enti locali: lì l’alleanza con il Pd la vogliono tutti e nessuno la vuole rompere. Con Domandi stanno Piemonte, Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana, Marche, Campania. Fedelissime a Di Pietro sono solo Emilia, Abruzzo e, si capisce, il Molise.

A sera, sul suo blog, l’ex pm avverte: «Caro Grillo, io e te facciamo paura. I dirigenti Idv graziati da Sant’Antonio che se la stanno facendo sotto temendo un’accoppiata tra te e me. Gli approfittatori che sono venuti nell’Idv per riciclarsi è bene che si preparino a traslocare altrove». E assicura: «Non abbandonerò mai la nave Idv: rimarrò al suo comando fino alla fine».


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