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BARACK OBAMA : PER LA CRISI OSTRICHE O GALLINE?

Washington 23.2.209(Corsera.it)

Le trattative per Citigroup si allungano,da una parte il Governo che intenderebbe convertire le azioni privilegiate acquistate fino adesso per un valore complessivo di 45 miliardi in azioni ordinarie e aumentare quindi la quota di sua proprietà fino ad un 40% dell'intero pacchetto azionario.Inutile dire che l'effetto delle diluizione delle azioni in circolazione si trasformerebbe in una vera e propria nazionalizzazione con milioni di risparmiatori in processione alla Casa Bianca con il cerino acceso in mano.I managers di Citigroup e i maggiori azionisti propendono invece per un acquisto non superiore al 25% al fine di limitare gli effetti boomerang della diluizione.

Le interminabili ore di questa negoziazione hanno condotto i mercati borsistici mondiali ancora una volta in apnea,riducendo il loro valore e rendendo inutili le dichiarazioni dei loro managers.Anche in Italia malgrado i vertici di San Paolo e UNicredito continuino a rassicurare il mercato il prezzo dei titoli dei due colossi bancari continuano a scendere oltre ogni limite immaginabile.Ormai si compra a sconto e gli acquirenti golosi spingono al ribasso i prezzi sfruttando l'indecisione della trattativa con Citigroup.Un macigno che pesa anche sull'immagine splendente del Presidente americano Barack Obama che dovrebbe presto comprendere che il tempo è oggi prezioso per indicare la strada e sorreggerlo nel gradimento dei suoi elettori.Una mossa sbagliata,un lieve ritardo in questo momento significa far dilagare i valori borsistici al di sotto del confine di irreversibilità,oltre il quale si dovrà nazionalizzare non soltanto le banche,ma anche le assicurazioni e tutto il resto.

Se il mercato dei capitali non riuscirà a reagire prontamente si dovrà fermare finendo di arruginire un ingranaggio da tempo inceppato.

Barack Obama deve scegliere tra le ostriche e le galline,tra la mirabilia dei provvedimenti perfetti e quelli che invece devono oggi necessariamente tenere conto delle esigenze delle aziende.Gli azionisti di Citigroup ostacolano  la nazionalizzazione perchè per loro equivarrebbe oggi ad una perdita secca del loro portafoglio azionario. 


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