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CORSERA ELEZIONI REGIONALI LAZIO 2013 VOTA MATTEO CORSINI MIR INSIEME A NOI GIAMPIERO COVELLI FIGLIO DI ALFREDO COVELLI

ROMA 5 GENNAIO 2013 CORSERA.IT

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ROMA RISORGE MIR MODERATI IN RIVOLUZIONE DI GIANPIERO SAMORI'.

INSIEME A NOI GIAMPIERO COVELLI FIGLIO DI ALFREDO COVELLI UNO DEI FIRMATARI DELL'ASSEMBLEA COSTITUTENTE E PRESIDENTE DEL MSI.

ROMA RISORGE E MIR MODERATI ITALIANI IN RIVOLUZIONE,NASCE L'ALLEANZA SU ROMA DELLO STORICO MOVIMENTO POLITICO DELL'IMPRENDITORE CAPITOLINO MATTEO CORSINI,EREDE DELLA FAMIGLIA DEI COSTRUTTORI GRA DI ROMA,AUTORE DI SCALATE AI PORTAFGLI IMMOBILIARI DELLA UNIPOL E DI ALTRE GRANDI AZIENDE.GIA' CANDIDATO SINDACO DI ROMA,MATTEO CORSINI INTENDE PORTARE AVANTI LA RIVOLUZIONE DEI MODERATI ITALIANI INSIEME AL PROFESSORE E AVVOCATO GIANPIERO SAMORI' E DIEGO RIGHINI,STORICO COORDINATORE DEL PDL LAZIO.

LA NOSTRA CAMPAGNA ELETTORALE COSTERA' POCHISSIMO,MENO DI QUELLA DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE E SIAMO SU TUTTO IL TERRITORIO STRADA PER STRADA PIAZZA PER PIAZZA.OGNI GIORNO ADERISCONO AL MIR I GRANDI GRUPPI POLITICI STORICI ITALIANI

TRA CUI SEGNALIAMO ITALIA REALE STELLA E CORONA DI GIAMPIERO COVELLI,DI CUI RICORDIAMO IL PAPA' ALFREDO COVELLI,UNO DEI FIRMATARI DELL'ASSEMBLEA COSTITUENTE ITALIANA E PRESIDENTE DEL MVIMENTO SOCIALE ITALIANO,NONCHE' COFONDATORE DEL PDIUM ,NEL 1943 FONDAVA IL PARTITO NAZIONALE MONARCHICO.

Il monarchico che sdogano' Almirante + morto Alfredo Covelli, fondatore e leader storico di "stella e corona" "' O Professore" divenne fedele alla causa dei Savoia dopo uno struggente incontro con Vittorio Emanuele III che vide solo sulla "Baionetta" al porto di Brindisi Il giorno di Natale, a 85 anni, e' morto a Roma Alfredo Covelli, avellinese, leader e fondatore del Partito nazionale monarchico. "Ciao fetentone!", barriva. E se non eri svelto a scansarti ti arrivavano in faccia due sberle. Quando erano buffetti leggeri leggeri, ricorda Sergio Boschiero, stavano a significare che "' O Professore" aveva nei tuoi confronti una certa cortese simpatia. Nulla di piu' . Quando erano terrificanti, ti lasciavano sulle guance imperiture testimonianze di affetto: "Piu' ti voleva bene, piu' menava". Il ceffone piu' forte della sua vita, pero' , Alfredo Covelli non lo appioppo' affatto per simpatia. Ne' uso' , per darlo, quelle mani grosse piu' adatte a un camallo che a un raffinato professore che portava all' occhiello una laurea in giurisprudenza e un' altra in scienze politiche dopo aver preso la prima in "belle lettere" con una tesi sul tema "Le donne curiose e la massoneria nel Settecento veneziano". Quel manrovescio, figurato ma violentissimo, lo diede a un "fratello" di fede monarchica che, come talvolta capita tra fratelli, considerava l' avversario piu' insopportabile della sua vita politica: Achille Lauro. Accadde quando, dopo la spaccatura del partito decisa il 2 giugno 1954 dall' armatore (il quale avendo una flotta immensa e qualche problemino burocratico legato alla navigazione non poteva fare troppo il duro e puro coi democristiani al potere), riusci' a farsi ricevere a Cascais da Umberto di Savoia. Un onore che l' allora segretario del Partito nazionale monarchico visse come il riconoscimento ufficiale: Sua Maesta' il Re d' Italia sta con noi e non con gli scissionisti del Partito monarchico popolare. Macche' : neanche il tempo di distribuire centinaia di migliaia di cartoline con la fotografia dell' incontro e cosa ti combina il vecchio nemico partenopeo, capo di quel neonato gruppo che Covelli considerava "un taxi a disposizione della Democrazia cristiana"? Riesce a fare lo stesso colpaccio: udienza privata a Cascais, abbraccio di Sua Maesta' , foto ricordo, cartolina distribuita in centinaia di migliaia di copie. Uno pari. Ma ' O Professore non era tipo da farsi metter sotto da ' O Comandante. Due settimane e l' Italia era invasa da una terza cartolina: Achille Lauro sorridente alla destra di Re Umberto e una didascalia che diceva: "Chi sta alla mia destra mi tradira". Non si piacevano, i due leader del movimento monarchico sopravvissuto alla batosta del referendum perduto (colpa dei brogli, ha insistito fino alla fine Covelli: "E una sera, a casa mia, Giuseppe Romita, che all' epoca era stato ministro degli Interni, mi confesso' che avevamo vinto noi") contro la Repubblica. In comune avevano la bandiera dei Savoia e un po' di parole in dialetto partenopeo, che il fondatore (e inamovibile segretario: trent' anni di fila di leadership, dal 1946 al 1976) del Pnm aveva appreso negli anni universitari alla "Federico II". Punto. Per il resto, erano troppo diversi. Del suo rivale Covelli non sopportava il modo in cui aveva trasformato la federazione napoletana in una roccaforte feudale inespugnabile e sempre piu' autonoma rastrellando i voti con sistemi a dir poco discutibili, primo fra tutti il trucco delle due scarpe: la destra subito, la sinistra poi, in cambio della preferenza. "Mi diceva sempre: quello e' un demagogo e a me non piacciono i demagoghi. Ha portato in politica Piedigrotta - ricorda il deputato Vincenzo Trantino - Lauro faceva politica davvero a modo suo. C' erano donne che gli porgevano i bambini urlando: "Comandante! Comandante! Benedici ' sta creatura!". L' altro, che si era costruito una fortuna partendo da una disastrosa situazione ereditaria, ostentava un certa diffidenza per chi aveva studiato restando estraneo ai vapori e ai grassi delle operose officine e dei cantieri navali (diceva che "il mondo si divide in due categorie di persone: quelli con le mani nodose e quelli con le mani bianche" e quando gli dissero che presidente della Destra nazionale sarebbe stato l' ammiraglio Birindelli chiese sprezzante: "Ma quest' ammiraglio quante navi tiene?") e ricambiava con analogo disprezzo: "' O Professore! Tutto lui sa, ' O Professore!". Diventato monarchico nell' ottobre 1943 dopo uno struggente incontro con Vittorio Emanuele III, che fuggito da Pescara aveva visto solo "in una malinconica cabina senza mobili" sulla cannoniera "Baionetta" ormeggiata nel porto di Brindisi, rispettato per l' integrita' morale anche dagli avversari piu' acerrimi (come Giuseppe D' Alema, il cui figliolo oggi a Palazzo Chigi e' stato tra i primi a inviare un messaggio di cordoglio alla moglie Viretta e ai figli Fortunato, Vincenzo e Marcello), Alfredo Covelli sara' ricordato nella storia politica del dopoguerra italiano per essere stato forse il primo a tentare in tandem con Giorgio Almirante uno "sdoganamento" del Msi attraverso la creazione di "Destra nazionale", la "nonna" di An che abbandono' qualche anno dopo in polemica con l' incapacita' di troppi missini di uscire sul serio dal loro mondo ancora ingombro di cimeli, fasci, gagliardetti, busti di Benito Mussolini. Ma piu' ancora, probabilmente, restera' nel ricordo di chi l' ha conosciuto per l' irruenza che metteva nelle sue furibonde arringhe (cosi' travolgenti da costringerlo a viaggiare sempre con tre o quattro camicie di ricambio: una per comizio) e la passione allegra che metteva nel tifo per la Lazio. Un amore che, dopo l' abbandono della politica, inondava tutti i suoi discorsi e lo spingeva ad attaccar bottone con tutti cosi' : "Non sarai mica romanista? Ah! Scornacchiato!". Gian Antonio Stella

Stella Gian Antonio

Pagina 11
(27 dicembre 1998) - Corriere della Sera


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