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CORSERA LA STAMPA GIANFRANCO FINI : SILVIO BERLUSCONI E' COME LA LIRA, UNA MONETA FUORI CORSO

Roma 15 Gennaio 2013 Corsera.it

Queta sera,martedi' 15 Gennaio 2013, ore 22.00 su canale 86 digitale terrestre One television gli speciali di Corsera.it

La Stampa.Gianfranco Fini, dal Tg5 liquida il Cavaliere assicurando che «Berlusconi è come la lira: una moneta fuori corso». E proprio Berlusconi mantiene alta la tensione sul fronte giustizia. L’ex premier confida che la sentenza di condanna sul processo Mediaset «è stata una concausa» della caduta del governo Monti, visto che «c’era già la conoscenza dei sondaggi che il Pdl senza di me era al 10% e c’era la consapevolezza di cosa sono stati capaci di combinare questi giudici». Non solo, visto che «i processi di Milano sono delle barzellette, delle mostruose macchinazioni diffamatorie nei miei confronti», Berlusconi afferma che «bisognerebbe mettere la Boccassini sotto processo perché ha speso i soldi dello Stato per un’accusa inesistente». Toni più distesi quando il Cavaliere incrocia Antonio Ingroia negli studi di La7: «Forse dovrei salutarti così», scherza Berlusconi incrociando i polsi come se fosse ammanettato. Vi siete salutati con affetto”, chiosera’ poi la conduttrice della trasmissione cui Ingroia risponde dicendo «ci siamo salutati cordialmente, da avversari politici». 

 

Silvio Berlusconi risponde, ancora a alzo zero, alle bordate che ieri Mario Monti gli ha indirizzato accusandolo di essere una riedizione del «pifferario magico», un «illusionista» che «non ha credibilità internazionale». Il Professore torna allora «un leaderino sotto choc», che opera «sotto le mentite spoglie di indipendenza» e per lui viene anche rispolverata l’accusa, in passato toccata ad altri antagonisti, di essere «una protesi della sinistra».  

 

Il Cavaliere lancia anche Draghi per il Quirinale («sono io che l’ho voluto alla Bce ed abbiamo un presidio che ci tranquillizza») ma dall’Eurotower filtra l’assicurazione che il presidente della Bce è impegnato a Francoforte fino a termine mandato. Ironizza Pier Luigi Bersani: «Draghi presidente? E poi chi abbiamo, Alfano al governo? E Berlusconi dove va? E Tremonti va al Mezzogiorno?: quanta fantasia».  

 

Sono i punti salienti di una giornata peraltro solo alle prime battute uanto agli scambi di colpi in campagna elettorale. Il segretario Pd lancia un doppio segnale a Ingroia e agli elettori. «Non facciamo nessun patto con posizioni politiche che vanno in diverse direzioni», assicura Bersani. «C’è bisogno di una riflessione e ciascuno - avverte - deve prendersi le sue responsabilità. Qualcun altro può dire che da solo batte Berlusconi? Solo noi». Molto chiaro anche l’altro “warning” lanciato da Bersani: «Esistono la politica e la matematica. Con questa legge elettorale, in Lombardia ad esempio, se non si sostiene Ambrosoli si fa un piacere a Maroni. In Italia, chi non sostiene il Pd, soprattutto al Senato e in alcune regioni, fa un regalo a Berlusconi. Questa è matematica», è il richiamo di Bersani. 

 

Secco, Gianfranco Fini, dal Tg5 liquida il Cavaliere assicurando che «Berlusconi è come la lira: una moneta fuori corso». E proprio Berlusconi mantiene alta la tensione sul fronte giustizia. L’ex premier confida che la sentenza di condanna sul processo Mediaset «è stata una concausa» della caduta del governo Monti, visto che «c’era già la conoscenza dei sondaggi che il Pdl senza di me era al 10% e c’era la consapevolezza di cosa sono stati capaci di combinare questi giudici». Non solo, visto che «i processi di Milano sono delle barzellette, delle mostruose macchinazioni diffamatorie nei miei confronti», Berlusconi afferma che «bisognerebbe mettere la Boccassini sotto processo perché ha speso i soldi dello Stato per un’accusa inesistente». Toni più distesi quando il Cavaliere incrocia Antonio Ingroia negli studi di La7: «Forse dovrei salutarti così», scherza Berlusconi incrociando i polsi come se fosse ammanettato. Vi siete salutati con affetto”, chiosera’ poi la conduttrice della trasmissione cui Ingroia risponde dicendo «ci siamo salutati cordialmente, da avversari politici». 

 


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