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ELEZIONI VOTAZIONI 2013 RENATO CORSINI PIERLUIGI BERSANI LA NOVELLA DEL CONTADINO SAGGIO LA MATURITA' DELLA POLITICA DEGLI ITALIANI AL VAGLIO DELLE URNE

Roma 25 Febbraio 2013 Corsera.it Renato Corsini

Elezioni.La maturità politica degli italiani al vaglio delle urne.Il risultato elettorale può aprire un percorso di ingovernabilità con la prospettiva di elezioni anticipate a medio  se non breve termine. L’instabilità politica apre un ulteriore problema. L’elezione del Capo dello Stato in un clima di forte contrapposizione dei partiti sfavorevole all’indicazione di un candidato su cui convergere la maggioranza dei voti. Due terzi nelle prime due votazioni dopo la maggioranza assoluta ad oltranza.Situazioni se non risolvibili pericolose per la credibilità dell’Italia specialmente sul fronte dei mercati finanziari. E’ in gioco il destino degli italiani in un frammentato quadro elettorale di prime donne talune dal trucco rifatto altre uscite allo scoperto sic et simpliciter. Cade una prima donna. Oscar Giannino per via di un presunto master negli USA dichiarato non conseguito.E’ probabile una diaspora di voti. Parlare di maturità politica dell’elettore vuol dire fare affidamento sulla ponderazione della scelta sviluppata dall’esperienza della passata legislatura. L’Italia è rimasta al palo nelle riforme è in declino economico e sociale. Ha le potenzialità per riprendersi. Se....

 l’elettore non ha ancora capito come orientarsi saggiamente sono guai. La svolta è sull’uscio della porta.

Il Parlamento, Camera e Senato, sono il riflesso dell’italiano che va al voto. Riflettono la sua maturità politica, sociale, civile a cui deve dare corpo e sostanza il legislatore.Il barometro della XVII legislatura volge al bello lasciando definitivamente l’area delle perturbazioni.Dipende dalla maturazione politica dell’elettore. Un voto, una scelta da ponderare tenendo i piedi ben saldi per terra sul terreno della realtà delle cose che si devono fare e che si possono fare. E’ la politica di Bersani. Il contadino saggio non si nasconde e non nasconde che la terra che ara è dura e la semina difficile. Ma ce la mette tutta con il sudore del lavoro.Bersani si è sottratto al gioco perverso del battibecco politico, dell’invettiva, del turpiloquio. E’ andato avanti per la sua strada in compagnia di Vendola, Tabacci, Renzi. Chi si è rivelato  un buon amministratore locale della cosa pubblica può fare anche il ministro. Il contadino saggio non è andato alla ricerca del colpo di scena della trovata elettorale spettacolare, delle promesse  irrealizzabili per sedurre e poi abbandonare.Una dimostrazione di maturità di leader indicando le priorità degli interventi da realizzare subito evitando di dare da bere l’impossibile. Campagna elettorale affatto trionfalistica senza perdersi dietro i sondaggi.

Monti ha dato del cialtrone all’innominato di Arcore, al suo governo di cialtroni. Probabilmente il professore ha usato la parola cialtrone nell’accezione lessicale di “lingua sciolta” “ di chi lavora abborracciando e con una certa arroganza”. Il riferimento potrebbe riguardare anche la maggioranza che lo ha sostenuto. Poi ha proposto un incontro Tv con il cialtrone e il contadino saggio francamente improponibile. Dimostrazione di impotenza politica grave caduta di stile appiattimento sul lessico triviale dell’avversario. Ha perso. Il voto disgiunto alle regionali e in particolare in Lombardia convergente su Ambrosoli, anche Ichino è della partita, ne è il segnale inequivocabile. Già si colloca all’opposizione. A bocce ferme potrebbe togliere il disturbo imitando Benedetto XVI aprendo l’uscio alla sua lista civica per un intesa con il PD.

Grillo. Le abbuffate nelle piazze nelle strade nelle stazioni ferroviarie di popolo sembrano un indice di gradimento misurabile dal fattore novità. Non è un modo nuovo di fare politica è un modo nuovo di fare la campagna elettorale. Su questo piano surclassa l’innominato costretto a convocare al coperto i suoi fans per paura di cimentarsi in termini numerici di piazza. L’innominato è reduce da un fallimento di governo che lo ha portato a dimettersi sotto una pioggia di monetine andando al Quirinale. In quella occasione si è dimostrato un codardo. Si è fatto sbeffeggiare  umiliare strapazzare. Ora ripudia quegli eventi quel comportamento cercando di recuperare l’orgoglio perduto irrimediabilmente. Continua a fare della politica un uso personale.Dissacra le istituzioni, le regole della convivenza civile, si oppone allo Stato di diritto, ostile al progresso della società civile. Il suo senso della collettività si riduce al consenso dei privilegi di un elettorato definibile dalla “panza piena”. Mente sapendo di mentire  e ritrae ciò che prima un momento prima ha affermato. Contro un simile avversario Grillo ha la meglio pur nei suoi limiti di istrione. E’ probabile che al giro di boa delle elezioni surclassi l’innominato di Arcore.

Renato Corsini

 

 

 


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