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CORSERA ELEZIONI 2013 CUL DE SAC PD MATTEO CORSINI MIR CARO BEPPE GRILLO MANDIAMOLI A CASA SI TORNA A VOTARE

ROMA 26 FEBBRAIO 2013 CORSERA.IT

CARO BEPPE GRILLO,SI DEVE TORNARE A VOTARE SUBITO,ANCORA UNA VOLTA.LA RIVOLUZIONE OGGI E' NATA E DEVE FINIRE LA SUA OPERA,SE CI FERMIAMO ADESSO,CI HAI PRESO IN GIRO.IL PARTITO DEMOCRATICO PENSAVA DI AVER VINTO ED E' FINITO IN UN CUL DE SAC,PER SOMMA MIOPIA DELLA SUA DIRIGENZA,QUELLA DEL MASSACRO DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA.DOBBIAMO TORNARE ALLE URNE,DOBBIAMO FINIRE QUELLO CHE ABBIAMO INIZIATO.

MATTEO CORSINI MIR MODERATI ITALIANI IN RIVOLUZIONE.ADESSO BEPPE GRILLO DEVE DARE IL COLPO DI GRAZIA ALLA PARTITOCRAZIA E FAR CAPIRE A CHIARE NOTE CHE QUI NON SI FERMA NESSUNO.SI VA AVANTI ANCORA UN PEZZO.POI RIVEDREMO UN'ITALIA PULITA,MIGLIORE DI PRIMA,ALTRIMENTI ANCHE IL MOVIMENTO 5 STELLE,DOVRA' FARE I CONTI CON L'INCIUCIO.E' IL MOMENTO DI SFERRARE IL COLPO DI GRAZIA TORNANDO A VOTARE.QUALI ALTERNATIVE CI SONO?

ELEZIONI POLITICHE 2013 PIERLUIGI BERSANI FARFUGLIA,DICE CHE HA VINTO,MA HA PERSO,ANCORA UNA VOLTA HA CONDOTTO IL PARTITO DEMOCRATICO AL SUICIDIO.IO CREDO CHE CON MATTEO RENZI IL PD AVREBBE SPARIGLIATO LE CARTE IN TAVOLA ANCHE A BEPPE GRILLO E RACCOLTO IL CONSENSO DEI MODERATI E PROBABILMENTE DI MOLTI RIVOLUZIONARI.MA ADESSO E' CHIARO IL FUTURO DI PIERLUIGI BERSANI DEVE ANDARE A CASA IMMEDIATAMENTE,INUTILE TRASCINARE L'ITALIA NEL TORMENTONE DI UN INCARICO DI GOVERNO.MEGLIO ANDARE A VOTARE ANCORA UNA VOLTA.I MOVIMENTI IN RIVOLUZIONE DEVONO ROMPERE L'ASSEDIO DELLA PARTITOCRAZIA PER RIFONDARE UN'ITALIA NUOVA E SENZA COMPROMESSI.BEPPE GRILLO SA BENISSIMO CHE IL 25 FEBBRAIO 2013 RAPPRESENTAVA IL GIORNO DELLA VITTORIA DELLA RIVOLUZIONE,MA L'INIZIO DI UNA NUOVA MARCIA,DI UN ALTRO MOMENTO DI PASSIONE,L'ULTIMO,QUELLO CHYE DOVRA' SPAZZARE VIA I PARTITI.ALLORA CARO BEPPE GRILLO,SI TORNA IN PISTA,DOBBIAMO FARLO,ALTRIMENTI NON E' CAMBIATO ANCORA NIENTE E NON POSSIAMO PERMETTERCELO.

La faccia è scura. Preoccupata. Tirata. È il momento di Pier Luigi Bersani. Il primo commento del segretario del Pd dopo i risultati delle elezioni. Si parte con una ammissione: «È chiaro che chi non riesce a garantire governabilità non può dire di aver vinto. Non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi e questa è la nostra delusione». E sono «due elementi di fondo» che secondo Bersani hanno influito: «Il primo della crisi: la recessione più grave del dopoguerra a oggi.E la disoccupazione giovanile».Ma soprattutto «c'è stato un rifiuto della politica così come si è presentata in questi anni, di istituzioni inefficienti e di una politica apparsa moralmente non credibile».

 

I PUNTI DEL PD -Il pallino, per ora, è in mano al Pd. Ed elenca i tre punti da cui non vuole prescindere. «Perché non è l'ora della diplomazia». Dunque i temi da affrontare per la prossima legislatura sono riforme istituzionali, quella «della politica e dei suoi costi, poi la legge sui partiti e una moralità pubblica e privata». Un programma essenziale. Perché Bersani dice di no «a discorsi a tavolino su alleanze. Ognuno si deve prendere le responsabilità in Parlamento».

IN PARLAMENTO - Una certezza c'è: «Bisogna cambiare». Per questo lui vuole fare un «governo di cambiamento». Anzi, «di combattimento». E su una cosa chiarisce: «No a discorsi a tavolino sulle alleanze». Per questo «consegneremo al presidente della Repubblica le nostre impressioni. Le nostre valutazioni. E alla fine sarà lui a dire chi è in grado di poter fare il governo in questo passaggio difficile». In ogni caso «noi ci rivolgeremo al Parlamento». Quindi è escluso un «governissimo con il Pdl».

IL M5S - E Bersani guarda a Grillo che per stessa ammissione del segretario è il primo partito. Quindi, «ora è lui che ci deve dire che cosa vuole fare». E attende « l'insediamento del Parlamento. E lì ci saranno le possibilità istituzionali». Per le presidenze di Montecitorio e Palazzo Madama, Bersani si dice «favorevole alla co-responsabilità. Il Movimento 5 Stelle è primo alla Camera. Ciascuno si prenda le sue responsabilità». Ma su una cosa chiarisce: «Certamente un'Italia che si staccasse dall'Europa sarebbe un disastro, questa è matematica non è un'opinione». Certo, altro discorso è «se si dice che bisogna chiedere una rivisitazione della politica economica e ci sono proposte dei progressisti».

IL SINDACO DI FIRENZE - A chi gli chiede se non era meglio far correre Renzi, lui risponde «Non se avremmo vinto. Io ho fatto le primarie. Di più non potevo fare».


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