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CORSERA MILANO SILVIO BERLUSCONI ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE PRIME PROVE DI GUERRA CIVILE

Roma 13 Marzo 2013 Corsera.it di Renato Corsini

Corruzione. Prime prove di guerra civile. La manifestazione dei parlamentari del PDL davanti al tribunale di Milano contro l’ordinamento giudiziario forse non è stato ben compreso dal Presidente della Repubblica. Ha dato un colpo alla botte e un al cerchio. Se ne è lavato le mani. Il precedente sovversivo ricorda i manipoli delle camice nere pronti a fare del Parlamento un bivacco. Mussolini cominciò così  la sua dittatura depotenziando le istituzioni. Sbeffeggiato il principio costituzionale. La legge è eguale per tutti. Anche il Capo dello Stato è soggetto alla legge. Attentato alla Costituzione. Attentato alla Costituzione è il reato ascrivibile ai facinorosi deputati. Sostenere che la magistratura con l’azione giudiziaria legittima voglia estromettere l’innominato di Arcore dalla scena ...

politica è inoculare nell’opinione pubblica il convincimento della prevalenza del potere politico sull’ordinamento giudiziario. E’ sufficiente una manifestazione di esagitati sostenitori di un partito politico per mettere la mordacchia ai magistrati. Una cultura di inciviltà o sottocultura della camorra che si manifesta platealmente quando il popolino cerca di impedire alla polizia di catturare i criminali nascosti nei vicoli di Napoli. Episodi ben noti alle cronache. Siamo sullo stesso piano rivendicando l’intoccabilità del boss o dei suoi seguaci. In questo paese malandano pervaso da una corruzione dilagante aggredire la magistratura vuol dire mettersi sul piano della guerra civile quando la giustizia diventa un fatto da liquidare personalmente. Destabilizzare la democrazia utilizzando la dinamite per eliminare i magistrati scomodi. Di sangue ne è stato versato per colpa della mafia e della camorra. Sangue accompagnato dall’ipocrisia degli uomini dell’apparato politico legislativo e esecutivo taluni collusi con la criminalità organizzata. Il Presidente della Repubblica dimentica che l’operazione libertà era volta a modificare dolosamente con artifizi indegni della civiltà democratica l’assetto parlamentare uscito dal responso delle urne. Un fatto inaudito irrilevante per l’innominato di Arcore sostenuto da un manipolo di deputati pronti a scendere in piazza a sostegno della illegalità.

Renato Corsini

 


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