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USA CRISI SHUTDOWN BARACK OBAMA DEBITO PUBBLICO PER EVITARE CATASTROFE FINANZIARIA

New York 9 Ottobre 2013 Corsera.it in diretta con Matteo Corsini sulla crisi dello shutdown americano. Barack Obama e' stato lapidario:"Aumentare il debito pubblico per evitare catastrofe finanziaria."Gli Usa intendono combattere la crisi economica con un colpo di bacchetta monetaria,perche' la macchina dello Stato ha la principale funzione di far girare l'economia.Lo sanno tutti.Noi in Europa facciamo il contrario,ci costipiamo tutti dentro quella centrifuga del rigore fiscale,dei parametri del deficit pubblico.Ma L'Italia evapora giorno per giorno,la recessione economica convulsa sta distruggendo le imprese,le societa' edilizie,sommergendo tutto di melma,un odore pestilenziale esce dagli scantinati della nostra economia.Mi domando come mai dobbiamo continuare a soffrire cosi'? Come mai nessuno alza gli scudi obbedienti alla Germania della culona Angela Merkel.ma stiamo scherzando? Negli ultimi 19 mesi il potere di acquisto di noi italiani e' evaporato,la crisi immobiliare morde l'economia,strali di imprese falliscono.Il sistema bancario e' in cortocircuito,la finanza langue.Insomma tutto il contrario degli USA,tutto il contrario di quanto giustamente sostiene l'amico Barack Obama.Lo shutdown rischia di distruggere la brillante economia americana,cosi' come i vincoli di bilancio stanno distruggendo i nostri comuni,le regioni,l'intero paese.Dobbiamo uscirne prima che sia troppo tardi e forse nuove elezioni politiche farebbero bene al paese.Dobbiamo rimetterci in pista e se continuiamo a stare dietro l'ombra del carro merci tedesco,moriremo tutti senza rendercene conto.Si parla di default tecnico della storia USA,il primo,che falcerebbe alle ginocchia imprese e banche.L'Italia dice basta e' esausta,senza risorse.Dobbiamo correre ad attingere finanza nuova linfa per il nostro apparato pubblico,per le grandi opere per dare il lavoro ai giovani. Il tetto del debito va aumentato per «evitare una potenziale catastrofe finanziaria». Lo afferma il presidente americano, Barack Obama, in un’intervista alla tv Cnbc, sottolineando che il dibattito del 2011 non va ripetuto. INTESA LONTANA - Ma l’intesa - sia sul budget sia sull’innalzamento del tetto del debito - appare ancora lontana. Il muro contro muro sembra ancora prevalere. Dopo il giorno dell’ira dei comuni cittadini, per Barack Obama è il giorno dell’offensiva per tentare di sbloccare la situazione e porre fine a una chiusura insostenibile dello Stato americano. «Sono pronto a trattare, ma solo dopo che il governo avrà riaperto», afferma nell’intervista. Fitta l’agenda di incontri alla Casa Bianca, dove il presidente americano riceve prima tutti i principali banchieri di Wall Street (da Lloyd Blankfein di Goldman Scahss a Jamie Dimon di JPMorgan) e poi tutti i leader di maggioranza e minoranza della Camera dei rappresentanti e del Senato. L’attenzione non è posta solo sulla necessità di raggiungere un’intesa sul bilancio, che permetterebbe riaprire il rubinetto delle risorse federali e riprendere a finanziare i cosiddetti «servizi non essenziali» colpiti dallo «shutdown». Quello su cui Obama - e non solo Obama - insiste in queste ore è soprattutto la necessità di un immediato innalzamento del tetto del debito entro la scadenza prevista del 17 ottobre. Perché se ciò non avvenisse, le conseguenze sarebbero ben più gravi di quanto sta accadendo in queste ore. RISCHIO - Il rischio sarebbe in particolare quello del primo «default tecnico» della storia degli Usa, con le casse dello Stato vuote e l’impossibilità di pagare stipendi e pensioni. Il segretario al Tesoro, Jack Lew, ha già lanciato l’allarme: dopo il 17 ottobre in cassa resteranno solo 30 miliardi di dollari, e il Tesoro ha già cominciato ad adottare le misure straordinarie previste in caso di penuria di fondi. Bisogna dunque agire subito, è il suo accorato appello al Congresso. Ma lo spettro del default si aggira non solo sull’America. Il suo impatto, infatti, sarebbe devastante per l’economia mondiale, con gli Usa che verrebbero immediatamente downgradati dalle principali agenzie di rating internazionali. È proprio su questo che nelle ultime ore si sta concentrando l’attenzione di tutti. Non a caso anche il Fondo monetario internazionale e il presidente della Bce, Mario Draghi, hanno lanciato l’allarme: la situazione in America rischia di compromettere seriamente la ripresa globale. Uno scenario che nessuno, in tempi di crescita ancora timida dopo la più grave crisi del dopoguerra, può permettersi. Intanto le conseguenze dello «shutdown» sono sotto gli occhi di tutti. Non solo parchi e musei chiusi. Il capo di Stato maggiore ha spiegato come la mancanza di fondi ha un impatto reale sulle quotidiane operazioni delle Forze Armate Usa. E il numero uno dell’intelligence americana, James Clapper, ha parlato di «situazione da sogno» per i servizi segreti stranieri, visto che la «chiusura» parziale dello Stato federale ha portato alla messa in congedo di circa il 70% degli 007 e del personale civile delle agenzie federali, dalla Cia alla Nsa. PAPA - Ma Obama ha tempo anche per elogiare il nuovo corso in Vaticano di Papa Francesco. «Sono rimasto impressionato dalle parole del Papa»: ha risposto il presidente americano - nel corso sempre della stessa intervista alla Cnbc - al giornalista che gli chiedeva di commentare le aperture del Pontefice sui gay. «È un uomo - ha aggiunto Obama - che trasmette empatia».

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