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PDL AZZERATE TUTTE LE CARICHE SILVIO BERLUSCONI RADUNA LA GANG DI FORZA ITALIA

Roma 26 Ottobre 2013 Corsera.it Il Pdl si e' dissolto per volonta' del suo capo Silvio Berlusconi Al Capone, si torna all'antico a Forza Italia. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza del partito che ha sospeso l’attività e le cariche assegnando tutti i poteri al padre padrone Silvio Berlusconi e i suoi burattini. L’incontro si e' svolto nella dimora lussuosa di Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere. E non vi hanno preso parte il segretario Angelino Alfano e l’ala filo-governativa del partito. Un’assenza che testimonia il solco sempre più profondo tra le due anime dell’ormai ex Pdl, ma che lo stesso Berlusconi ha cercato di minimizzare derubricando le divisioni a «incomprensioni di tipo personale»: « Sono sicuro che i contrasti saranno sanati - ha dichiarato il Cavaliere nella conferenza stampa -. Alfano gode del mio affetto, la mia stima e la mia amicizia. Io l’ho creato segretario due anni fa e credo che potrà continuare a svolgere il suo ruolo». Al momento, però, si tratta di un’investitura solo teorica perché le vecchie deleghe sono state azzerate. Quanto al sostegno del governo, la nota diffusa al termine dell’incontro sottolineava che questo non verrà meno «nel rispetto degli impegni programmatici Il Pdl si e' dissolto per volonta' del suo capo Silvio Berlusconi Al Capone, si torna all'antico a Forza Italia. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza del partito che ha sospeso l’attività e le cariche assegnando tutti i poteri al padre padrone Silvio Berlusconi e i suoi burattini. L’incontro si e' svolto nella dimora lussuosa di Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere. E non vi hanno preso parte il segretario Angelino Alfano e l’ala filo-governativa del partito. Un’assenza che delinea il solco sempre più profondo tra le due anime di un defunto Pdl, ma che lo stesso Berlusconi ha inteso minimizzare derubricando le divisioni a «incomprensioni di tipo personale»: « Sono sicuro che i contrasti saranno sanati - ha detto il Cavaliere nella conferenza stampa seguita al vertice -. Alfano gode del mio affetto, la mia stima e la mia amicizia. Io l’ho nominato due anni fa segretario e credo che potrà continuare a svolgere il suo ruolo». Bugie per un’investitura solo teorica perché le vecchie deleghe sono state azzerate. Quanto al sostegno del governo, la nota diffusa al termine dell’incontro sottolineava che questo non verrà meno «nel rispetto degli impegni programmatici assunti al momento dell’insediamento» con l’obiettivo di «proporre efficaci misure per la ripresa della nostra economia ». Ma replicando ai cronisti Berlusconi ha achiaramente fatto intendere che il nodo della sua decadenza non è sciolto, sottolineando che sarà «molto difficile continuare a collaborare con un alleato con cui si siede in consiglio dei ministri ma che si basa su una sentenza frutto di un disegno preciso di certa magistratura». I due fronti contrapposto. La giornata e' stata vissuta all’insegna delle tensioni all’interno dello schieramento. Nel primo pomeriggio il Cavaliere aveva provato a ricomporre l’ennesima frattura tra lealisti e filogovernativi, convocando Alfano e gli altri ministri che avevano mostrato profonda irritazione verso lla convocazione a sorpresa dell’ufficio di presidenza per accelerare sul ritorno a Forza Italia. Una mossa che da parte dei centristi era stata vista come un tentativo di indebolire Alfano, che con l’azzeramento delle cariche smette di essere segretario, e di conseguenza anche il governo. I tentativi di mediazione andati avanti fino a pochi minuti prima dell’inizio del vertice,rimasto in bilico fino all’ultimo, non hanno però avuto alcun esito. Senza di lui.Alfano è dunque stato il grande assente della riunione. «Il mio contributo all’unità del nostro movimento politico, che mai ostacolerò per ragioni attinenti i miei ruoli personali - ha commentato pochi minuti dopo aver lasciato Palazzo Grazioli - è di non partecipare, all’ufficio di presidenza che deve proporre decisioni che il Consiglio nazionale dovrà assumere. Il tempo che ci separa dal Consiglio nazionale consentirà a Berlusconi di lavorare per ottenere l’unità». Un’assenza, quella del vicepremier e delle altre «colombe», che un paio d’ore più tardi lo stesso Cavaliere spiegherà così: «I cinque membri che non hanno partecipato al voto lo hanno fatto con il mio consenso. Abbiamo convenuto che ci fossero cose da chiarire». Tutto risolto, dunque? Molto più probabilmente tutto rimandato al consiglio nazionale convocato per il prossimo 8 dicembre. In quella occasione, all’assise a cui parteciperanno gli 800 delegati provenienti da tutte le regioni, potrebbe consumarsi la vera resa dei conti tra le due componenti del partito. Sulla carta i lealisti sono avvantaggiati e indiscrezioni raccolte dalle agenzie parlano di unRaffaele Fitto, nuovo leader del fronte più intransigente, intenzionato a collezionare i consensi di almeno i tre quarti della platea. Sull’altro fronte gli alfaniani potrebbero dare vita alla nuova formazione centrista già evocata in occasione del voto di fiducia a Letta. L’8 dicembre è tra l’altro il giorno in cui si svolgeranno le primarie del Pd che potrebbero incoronare Matteo Renzi (che ha subito sottolineato come «per la prima volta è lui che insegue noi») a nuovo leader del centrosinistra. Quello dell’Immacolata diventerebbe, insomma, il giorno del redde rationem per i due principali partiti della maggioranza. Con tutto quello che ne potrebbe conseguire per le sorti del governo.

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