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GOVERNO IL GIORNO DI SAN VALENTINO ENRICO LETTA SALE AL QUIRINALE E SI DIMETTE VIA ALLE CONSULTAZIONI

Beppe Grillo va subito all’attacco contro Renzi: «Il nuovo boss non è Al Capone, ma un carrierista senza scrupoli, in arte Renzie, buon amico di Berlusconi, di Verdini e di gente che avrebbe fatto paura ai gangster del proibizionismo». Il leader del M5s, in un post dal titolo «Il giorno di San Valentino», paragona la strage degli irlandesi del 14 febbraio del 1929, a Chicago, «quella dei lettiani, almeno di quei pochi che non si sono riconvertiti al nuovo padrone vendendogli anche il culo». «Se Al Capone ottenne il controllo del mercato degli alcoolici, Renzie otterrà quello delle nomine delle aziende di Stato, come ENI, ENEL, Finmeccanica e Terna che scadono tra due mesi. Dei luoghi dove risiede il potere reale. Letta e Renzie sono dei prestanome, utili a chi li ha sostenuti e li sostiene. Marionette. Il Parlamento e lo stesso Governo sono un’illusione ottica e il Quirinale una monarchia», scrive Grillo, sottolineando, con riferimento al segretario Pd: «Le sue credenziali sono ottime. Oltre ad essere un bugiardo incallito, lo vogliono le banche, la Confindustria, De Benedetti, Scaroni, la finanza. Un perfetto uomo di sinistra». Nessun passaggio parlamentare. Dopo la rottura di Renzi, Letta ha presentato le dimissioni e rinunciato a portare la crisi in Aula. Ieri il voto della direzione Pd che lo ha sfiduciato, oggi un ultimo Consiglio dei ministri poi il premier ha deciso di farsi da parte per consentire subito l’avvio delle consultazioni al Quirinale. Secondo quando si apprende Napolitano inizierà i colloqui con Grasso e Boldrini già nel pomeriggio. Dopo toccherà ai partiti ed è ormai certa l’assenza del M5S. VIA ALLE CONSULTAZIONI «Il Presidente della Repubblica - si legge in una nota - svolgerà nel più breve tempo possibile le consultazioni al fine di avviare la complessa fase successiva che dovrà condurre a una efficace soluzione della crisi, quanto mai opportuna nella delicata fase economica e per affrontare al più presto l’esame della legge elettorale e delle riforme ritenute più urgenti». ULTIMO GIORNO DA PREMIER Enrico Letta lascia Palazzo Chigi dopo dieci mesi vissuti pericolosamente. L’“addio” è affidato anche a Twitter: «Al Quirinale a rassegnare le dimissioni al Capo dello Stato. Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato. Ogni giorno come se fosse l’ultimo”» ha scritto. Intanto, in attesa degli sviluppi sulla crisi, la Camera ha sospeso i lavori prima dell’inizio dell’ultimo cdm dell’attuale esecutivo. Ora toccherà a Matteo Renzi guidare il nuovo esecutivo: nelle sue intenzioni sarà una «legislatura costituente» che durerà fino al 2018. «Per me è delicato dirvi che questo è uno dei momenti più belli da cinque anni a questa parte», l’unico commento del sindaco, durante una cerimonia in Palazzo Vecchio con le coppie fiorentine che festeggiano i 50 anni di matrimonio. L’OFFENSIVA DI GRILLO Beppe Grillo va subito all’attacco contro Renzi: «Il nuovo boss non è Al Capone, ma un carrierista senza scrupoli, in arte Renzie, buon amico di Berlusconi, di Verdini e di gente che avrebbe fatto paura ai gangster del proibizionismo». Il leader del M5s, in un post dal titolo «Il giorno di San Valentino», paragona la strage degli irlandesi del 14 febbraio del 1929, a Chicago, «quella dei lettiani, almeno di quei pochi che non si sono riconvertiti al nuovo padrone vendendogli anche il culo». «Se Al Capone ottenne il controllo del mercato degli alcoolici, Renzie otterrà quello delle nomine delle aziende di Stato, come ENI, ENEL, Finmeccanica e Terna che scadono tra due mesi. Dei luoghi dove risiede il potere reale. Letta e Renzie sono dei prestanome, utili a chi li ha sostenuti e li sostiene. Marionette. Il Parlamento e lo stesso Governo sono un’illusione ottica e il Quirinale una monarchia», scrive Grillo, sottolineando, con riferimento al segretario Pd: «Le sue credenziali sono ottime. Oltre ad essere un bugiardo incallito, lo vogliono le banche, la Confindustria, De Benedetti, Scaroni, la finanza. Un perfetto uomo di sinistra». I DUBBI DELLA LEGA «Provo sconcerto nel metodo e nel merito di questa crisi, mi sembra un follia del Pd ma ora serve un sano pragmatismo per risolvere le emergenze, in primis quella delle 160 crisi aziendali che nessuno gestisce» fa sapere Matteo Salvini. Il segretario leghista ha anche aggiunto che non sa se andrà al Quirinale per le consultazioni. Salvini, pur senza commentare l’idea lanciata in mattinata da Roberto Maroni che ha sostenuto che se fosse segretario della Lega non andrebbe al Quirinale, ha spiegato di «non avere ancora deciso se andare personalmente alle consultazioni, ci stiamo ragionando». Ma ha subito aggiunto «per quanto sconcertante nel metodo e nel merito sia questa crisi penso che il mio dovere di segretario sia esplorare e verificare qualsiasi occasione per il bene del Nord». MERKEL: SOLUZIONE SIA RAPIDA La situazione italiana è seguita con grande attenzione dal governo tedesco, che auspica una «rapida» soluzione. Lo ha annunciato il portavoce di Angela merkel, Steffen Seibert, a proposito delle dimissioni di Enrico Letta. Il portavoce ha sottolineato che l’Italia «è un partner molto importante e molto vicino» nell’eurozona per la Germania. Alla domanda se vi siano stati contatti nelle ultime ore fra la cancelliera ed esponenti politici italiani, Seibert ha risposto di no.

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