Giovedi' 26 Maggio 2022
HOTLINE: +39 335 291 766
  • Home
  • News Mondo
  • EDOARDO SIANI CI SCRIVE DA BANGKOK.I VOSTRI OCCHI PUNTATI SUL MONDO....

EDOARDO SIANI CI SCRIVE DA BANGKOK.I VOSTRI OCCHI PUNTATI SUL MONDO.

Bangkok, 28 novembre 2008 (ore 23.50)

 

È una stata piacevole serata di fine novembre a Bangkok. La stagione fresca ha concesso una tregua al solito umido caldo tropicale, e tanti tailandesi hanno approfittato dell’insolito clima, unita al fatto che oggi hanno ricevuto la bustapaga, per andare fuori. Il traffico in città è stato quello solito del venerdì sera. I ristoranti pieni di clienti. Nessuno ai tavoli ha parlato di politica. Eppure tanti si sono chiesti, e si chiedono tutt’ora, se questa non sia altro che la quiete che precede la tempesta.

 

 

 

Da due giorni il regno di Thailandia è balzato agli occhi del mondo perché dei “manifestatnti filomonarchici” hanno occupato i due aeroporti civili di Bangkok per protestare contro l’attuale governo. Il primo ministro Somchai hai dichiarato lo stato di emergenza, almeno nei due aeroporti, ma le autorità – sia l’esercito che la polizia – rifiutano di agire contro i manifestati “per paura di dovere ricorrere alla violenza”. L’esercito si è limitato a cercare di negoziare con i loro capi, e questi per tutta risposta hanno ribadito la loro intenzione di non sgomberare gli aeroporti finché il primo minstro non darà le dimissioni, e hanno aumentato il numero di manifestanti. L’esercito è allora tornato indietro con la coda tra le gambe e ha consigliato al primo ministro di dare le missioni.

 

L’episodio, sorprendente solo in parte, a dire la verità non accade in un periodo di stabilità politica in Thailandia, e può essere per alcuni versi essere addirittura visto come “risolutivo”, nel bene o nel male.

 

Il 19 settembre 2006, al culmine di una serie di simili proteste contro l’allora premier Thaksin accusato di corruzione, l’esercito rovesciò il governo con un pacifico colpo di stato e, con l’approvazione di Sua Maestà, assunse il potere in attesa delle prossime elezioni politiche. Queste, avvenute nel dicembre del 2007, riconfermarono però il “figlio” del partito politico del dell’esiliato ministro Thaksin capitanato da questa volta da Samak al potere. Gli oppositori, autodefinendosi “democratici” e indossando magliette gialle per mostrare la loro fedeltà alla Corona (il giallo è il colore simbolo dell’attuale monarca), scesero quindi nuovamente in campo arrivando a occupare l’area del palazzo del governo e invadere, anche se solo per un paio di giorni, gli aeroporti di tre maggiori località turistiche (esclusa Bangkok) tra agosto e l’inizio di settembre. Verso la metà di settembre, il premier Samak fu giudicato colpevole di conflitto di interessi a una unanimità della corte costituzionale e costretto a dimettersi, per avere partecipato a un programma televisivo culinario in veste di cuoco. L’ “impero Taksin” tuttavia, a differenza di quanto i protestatori speravano, non si arrese, e mise sul trono un nuovo primo ministro, l’attuale Somchai. Da allora, le proteste non hanno avuto fine arrivando fino a oggi. Non è chiaro chi è dietro a questo gruppo di manifestanti, e probabilmente nemmeno loro, che ricevono quotidianamente delle somme di denaro per protestare e che sembrano avere alle spalle una vera e propria organizzazione, lo sanno.

 

Da un paio d’ore a questa parte, ad alcuni incroci principali di Bangkok si vedono camionette militari e squadre di soldati, il che ricorda tremendamente il colpo di stato del settembre 2006. I soldati sono socievoli e scambiano volentieri due parole. A domandargli perché sono lì, tutto quello che rispondono che gli è stato ordinato di presenziare la città per ragioni di sicurezza in caso qualcosa accada. Chiaramente nemmeno loro, giovanotti di campagna con i visi puliti, sanno che cosa. Nel frattempo, l’ex primo ministro Taksin è apparso su internet dal suo esilio in un video che stranamente non è stato ancora censurato, e ha ribadito che le forze dell’ordine devono decidersi a fare rispettare la legge e sgomberare gli aeroporti, anche se questo significa arrestare i manifestati. Ha anche risposto alle ovvie voci di corridoio su un imminente colpo di stato dicendo che, “se accadrà, questa volta non spargerà del sangue, perché “i tailandesi sono in difficoltà da quando è iniziata questa dittatura, e sono tutti scontenti”. Difficile dire se ha ragione. Nessuno ne parla, eppure i numeri delle ultime elezioni sembrano dargli ragione.

 

 

Copyright © 2008 Edoardo Siani


Comments (0)

DI' LA TUA SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

Per commentare gli articoli è necessario essere loggati a Corsera Space. Fai log in oppure, se non sei ancora un utente della Community di Corsera, registrati qui.