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ELEZIONI ANTICIPATE MATTEO RENZI L'ULTIMO DUBBIO DEL RE D'ITALIA

L'insistenza con cui da Palazzo Chigi veicolano la versione secondo cui i risultati di Emilia Romagna e Calabria allontanano sempre più le elezioni anticipate potrebbe far sospettare il contrario. Non tanto perché il Pd ha registrato un deciso calo di consensi rispetto alle Europee di un anno fa (nelle due regioni in questione, dice uno studio dell'Istituto Cattaneo, ben 759.994 voti in meno) o perché il “partito” della Cgil che si è schierato per l'astensione è riuscito nella rossa Emilia Romagna a far crollare l'affluenza addirittura al 37,6% (contro il 68% di cinque anni fa). Quanto perché il voto di domenica certifica che al momento Renzi non ha competitor validi. Insomma, se davvero in primavera si votasse non solo per le amministrative (vanno alle urne ben sette regioni) ma anche per le politiche, il leader del Pd avrebbe gioco facile. L'insistenza con cui da Palazzo Chigi veicolano la versione secondo cui i risultati di Emilia Romagna e Calabria allontanano sempre più le elezioni anticipate potrebbe far sospettare il contrario. Non tanto perché il Pd ha registrato un deciso calo di consensi rispetto alle Europee di un anno fa (nelle due regioni in questione, dice uno studio dell'Istituto Cattaneo, ben 759.994 voti in meno) o perché il “partito” della Cgil che si è schierato per l'astensione è riuscito nella rossa Emilia Romagna a far crollare l'affluenza addirittura al 37,6% (contro il 68% di cinque anni fa). Quanto perché il voto di domenica certifica che al momento Renzi non ha competitor validi. Insomma, se davvero in primavera si votasse non solo per le amministrative (vanno alle urne ben sette regioni) ma anche per le politiche, il leader del Pd avrebbe gioco facile. Al netto di un Berlusconi che - anche per i vincoli imposti dall'affidamento ai servizi sociali - non ha giocato la partita, nel centrodestra infatti il successo di Salvini non rivoluziona lo scenario. Se il segretario della Lega fa il pieno in Emilia Romagna, in Calabria la Lega non si presenta neanche. E questo dà la misura di quanto sia prematuro immaginare come potenziale anti-Renzi Salvini che non ha ancora un respiro nazionale. Il premier, invece, visti i primi scricchioli in casa Pd e consapevole che Cgil e minoranza interna cercheranno di saldarsi - puntando per giunta il dito su un patto del Nazareno che dopo il crollo di Forza Italia è nei fatti indebolito- potrebbe essere tentato dal rompere gli indugi prima che il centrodestra abbia il tempo di riorganizzarsi e, chissà, tirar fuori dal cilindro un candidato che possa raccogliere voti anche sotto il Tevere e magari impensiere Renzi. Certo, va detto che le incognite sono molte, a partire dalla data delle annunciate dimissioni di Napolitano fino ad un Europa che potrebbe non gradire il ritorno alle urne (e magari farcelo presente con qualche improvvisa impennata dello spread ). Senza considerare che prima c'è da approvare l'Italicum, che non a caso il premier vorrebbe portare a casa per marzo. Tutte incognite che vanno di pari passo con un'indubbia convenienza che avrebbe Renzi: se si andasse al voto prima delle dimissioni di Napolitano, sarebbe il nuovo Parlamento - renziano e depurato dalla fronda interna - ad eleggere il successore.

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