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SCANDALO BANCHE DA MPS A BANCA ETRURIA INVESTITORI TRUFFATI DA UNA BANDA DI LADRI

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CRISI BANCARIE: GLI HIGHLIGHTS DELLA BRRD
La direttiva BRRD fornisce alle cosiddette “autorità di risoluzione”, ruolo che in Italia è svolto dalla Banca d’Italia, poteri e strumenti per: 
i) pianificare la gestione delle crisi
ii) intervenire per tempo, prima della completa manifestazione della crisi; 
iii) gestire al meglio la fase di “risoluzione”

La Banca d’Italia potrà, già durante la fase di normale operatività della banca, preparare piani di risoluzione che individuino le strategie e le azioni da intraprendere in caso di crisi. Via Nazionale potrà intervenire già in questa fase per creare le condizioni che facilitino l’applicazione degli strumenti di risoluzione. La BRRD, inoltre, mette a disposizione delle autorità di supervisione strumenti di intervento (i cosiddetti “early intervention”) che integrano le tradizionali misure prudenziali e sono graduati in funzione della problematicità dell’intermediario (come rimuovere gli organi di amministrazione e/o nominare amministratori temporanei).

banca_italia_3CRISI BANCARIE: LA RISOLUZIONE
Si ricorre alla risoluzione quando una banca è in dissesto, quando misure alternative di natura privata come la ricapitalizzazione non evitano in tempi brevi il dissesto e quando la liquidazione non salvaguarderebbe la stabilità sistemica e l’interesse pubblico.
Sottoporre una banca a risoluzione, unica alternativa alla liquidazione disciplinata dal Testo unico bancario, significa avviare un processo di ristrutturazione gestito da autorità indipendenti. Questi manager, grazie all’utilizzo di tecniche e poteri contemplati dalla direttiva BRRD, puntano a evitare interruzioni nella prestazione dei servizi essenziali offerti dalla banca (come depositi e servizi di pagamento), a ripristinare condizioni di sostenibilità economica della parte sana della banca e a liquidare le parti restanti. 

RISOLUZIONE BANCARIA: GLI STRUMENTI
Nel caso di un dissesto bancario non sanabile in tempi brevi e che metta in pericolo l’intero sistema, la Banca d’Italia potrà:
vendere una parte dell’attivo;
trasferire temporaneamente le attività e passività a una bridge bank (ossia a un veicolo costituito per proseguire le funzioni più importanti in vista di una successiva cessione sul mercato);
trasferire le attività deteriorate a una bad bank (che ne gestisca la liquidazione);
- applicare il bail in.

 

LEGGI ANCHE - Bail in: rischio davvero se ho somme superiori ai 100mila euro?

banca_12BAIL IN: COS’E’ E COME FUNZIONA
Con il termine bail in (che si può tradurre in “salvataggio interno”) si definisce la svalutazione di azioni e crediti e la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà (o una nuova entità che ne continui le funzioni essenziali). 
Dal bail-in sono escluse alcune passività:
- i depositi di importo fino a 100mila euro (protetti dal sistema di garanzia dei depositi); 
- passività garantite come covered bonds e altri strumenti garantiti;
- passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela (come ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza) o in virtù di una relazione fiduciaria (come i titoli detenuti in un conto apposito); 
- passività interbancarie (ad esclusione dei rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a 7 giorni; 
- passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a 7 giorni; 
debiti verso dipendenti, debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare. 

BAIL IN, TEMPISTICHE
In Italia la normativa in questione sarà applicabile  del primo gennaio 2016. Tuttavia, la svalutazione o la conversione delle azioni e dei crediti subordinati sarà applicabile già da quest’anno nel caso in cui essa sia necessaria per evitare un dissesto

BAIL IN: I RISCHI PER RISPARMIATORI E DEPOSITANTI
Il bail in si applica seguendo una gerarchia la cui logica prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni. Solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa si passa alla categoria successiva.

Graficamente la gerarchia è la seguente:

bail-in-gerarchia

Sui depositanti va fatta un’ulteriore puntualizzazione oltre quella che i depositi fino a 100mila euro sono espressamente esclusi dal bail in. Anche per la parte eccedente i 100mila euro, i depositi ricevono un trattamento preferenziale: saranno infatti toccati solo nel caso in cui il bail-in di tutti gli strumenti con un grado di protezione minore nella gerarchia fallimentare non fosse sufficiente a coprire le perdite e a ripristinare un livello adeguato di capitale. I depositi al dettaglio eccedenti i 100mila euro possono inoltre essere esclusi dal bail-in in via discrezionale, al fine di evitare il rischio di contagio e preservare la stabilità finanziaria a condizione che il bail-in sia stato applicato ad almeno l’8% del totale delle passività.

Il bail in in un'infografica:
bail-in

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