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CAIRO GIULIO REGENI CONDANNATO A MORTE PERCHE' OMOSESSUALE?

Il 29 giugno si è svolta la dodicesima parata del Gay Pride in Turchia, nell’affollata via Istiklal di Istanbul. Centinaia di persone hanno sfilato gioiosamente sventolando bandiere con l’arcobaleno fino a quando la polizia non ha iniziato a disperderle con i cannoni ad acqua. Ancora una volta, dopo le proteste di Gezi Park del giugno 2013, le autorità hanno deciso di impedire una manifestazione di Turchi laici che non si conformano alla loro visione del cittadino ideale.

Notizie più inquietanti sono arrivate una settimana dopo, quando in giro per Ankara sono stati affissi dei manifesti che dicevano. “Bisogna uccidere colui che si dà alla pratica del popolo di Lot?” Il “Popolo di Lot” era un riferimento religioso agli omosessuali e l’istruzione di ucciderli è attribuita al Profeta. Il gruppo che ha affisso i poster , la cosiddetta Giovane Difesa Islamica, si è difesa così: “Che c’è? Siete offesi dalle parole del nostro Profeta?”

L’intolleranza ovviamente non è circoscritta ai Turchi o ai musulmani. Secondo la LGBT e l’associazione Intersex, in Turchia i gay hanno più diritti che non in alcuni paesi vicini a maggioranza cristiana quali la Russia, l’Armenia e l’Ucraina. Le leggi turche non penalizzano l’orientamento sessuale e circolano molti artisti, cantanti o fashion designer che sono delle icone LGBT, ad esempio il presentatore Zeki Muren o il cantante Bulent Ersoy che è transessuale. La loro eccentricità sembra aver accresciuto la loro popolarità.

Ma al di là dell’industria dell’intrattenimento, la visione tradizionalista islamica sui gay produce intolleranza in Turchia verso i gay e crea problemi nelle nazioni musulmane che applicano la Sharia. In Arabia Saudita, Iran, Sudan o Afghanistan, l’omosessualità è un grave reato punibile con la prigione, punizioni corporali o anche la pena di morte. I militanti di Daesh addirittura applicano l’interpretazione più estrema della Sharia buttando i gay dai tetti.

Al cuore della visione islamica sull’omosessualità c’è la storia biblica di Sodoma e Gomorra che è raccontata anche nel Corano. Secondo le scritture, il Profeta Lot aveva tacciato il suo popolo di immorale per aver “desiderato degli uomini invece di desiderare delle donne”. In risposta alla sua messa in guardia, il popolo di Lot aveva provato ad espellerlo dalla città e di violentare gli angeli che erano scesi in terra. Dio allora aveva distrutto il popolo di Lot con un disastro naturale, salvando unicamente il profeta e pochi suoi accoliti.

In media i musulmani conservatori prendono questa storia come giustificazione per stigmatizzare i gay, ma c’è una domanda importante che merita di essere presa in considerazione: il popolo di Lot ricevette il castigo divino per essere omosessuale o per aver attaccato il profeta e i suoi ospiti celestiali?

La nuance ancora più significativa è che il Corano racconta della punizione divina per Sodoma e Gomorra ma non decreta punizioni terrene per l’omosessualità- al contrario dell’Antico Testamento che decreta che gli omosessuali devono essere condannati a morte.

I pensatori islamici hanno introdotto la punizione terrena considerando l’omosessualità come una forma di adulterio ma a prescrivere una punizione per l’omosessualità sono gli hadith e non il Corano stesso.

Tutti i Musulmani che continuano a considerare l’omosessualità come un peccato, dovrebbero tenere a mente che secondo l’Islam ci sono molti peccati, inclusi l’arroganza, che vengono calcolati come gravi trasgressioni morali. Per i Turchi e per gli altri musulmani smettere di stigmatizzare gli altri per il loro comportamento e focalizzarsi sul miglioramento del proprio sarebbe un modo per tener lontana l’arroganza.


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