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CRISI MATTEO CORSINI 5 ANNI DI TOTAL TAX FREE ALIQUOTA UNICA AL 16% COME SUPERARE LA CRISI ECONOMICA IN ITALIA

Crisi economica come superarla.Matteo Corsini "Io sintetizzerei questa mia analisi in due parole : o capitalisti o comunisti ".L'Italia e' al bivio deve scegliere .

Matteo Corsini : "Il nostro modello non funziona lo abbiamo visto negli ultimi cinque anni il paese langue muore .Dobbiamo cambiare modello defiscalizzare il paese, attrarre investitori, diventare un'altra cosa, sganciarci dall'euro come concepito oggi.Abbiamo sentito per anni che il valore dell'euro ci avrebbe garantito l'acquisto dei prodotti energetici come il petrolio .Ma oggi lo scenario e' cambiato il petrolio e' crollato possiamo svalutare la nostra moneta, uscire dall'euro e' possibile adesso, abbiamo una finestra aperta dobbiamo uscire subito.Con una moneta svalutata e il prezzo del petrolio a 29 dollari l'Italia sara' il luogo dove investire per il mondo intero per le aziende come per i privati."

Siamo il paese piu' bello del mondo ma anche con il debito pubblico tra i piu' importanti dell'intero pianeta.Come dicono gli esperti questo dipende dalla cattiva gestione della politica italiana,dall'impoverimento delle attivita' industriali,dalla incapacita' di attrarre investimenti nel Bel paese.I mali dell'talia sono ormai noti burocrazia,lentezza del sistema giudiziario,il macigno delle imposte e tasse.

Per uscire dalla crisi dobbiamo allontanarci da un regime fiscale opprimente e sopratutto dall'austerity.L'Italia e' il Bel paese e per uscire dalle sabbie mobili della crisi, dovremmo adottare un regime fiscale particolarmente elastico per almeno 5 anni un periodo di total tax free sopratutto per le aziende straniere .L'Italia deve allontanarsi dall'Europa perche' le regole sul deficit dibilancio sono insostenibili per un paese come il nostro abituato a far girare l'economia basate su relazioni economiche dinamiche soldi contro prodotto.uscire dall'euro e' possibile contestualmente ad una detassazione assoluta un total tax free che garantirebbe per un lungo periodo di tempo alle aziende di sopravvivere e incassare.In queste condizioni la svalutazione della nostra moneta garantirebbe alle aziende un export piu' competitivo ma sopratutto attrarre unnumero sempre crescente di turisti e di aziende.

Il destino dell'Italia e' quello di diventare un paradiso fiscale non ci sono altre strade e' la vocazione del paese piu' bello del mondo dove tutti vorebbero vivere.L'aliquota al 16% per tutte le attivita' .

Calcolando un periodo di total tax free al 16% di aliquota massima il PIL Italiano si incrementerebbe di quasi 3 miliardi di euro portando l'ammontare complessivo del PIL a circa 5.3 miliardi di euro .Questo porterebbe nelle tasche dello Stato circa 850 miliardi di imposte con un incremento di circa 150 miliardi di euro per la spesa pubblica e dunque  un aumento vertiginoso degli investimenti.Al notevole incremento del gettito fiscale c'e' sempre da aggiungere il 22% dell'IVA che genererebbe un introito per lo Stato italiano di circa 600 miliardi di euro,al netto di quella evasa.La macchina dello Stato potrebbe garantirsi una spesa pubblica da 1.2 mliardi di euro doppia rispetto a quella odierna migliorando il welfare le pensioni la macchina burocratica.(Matteo Corsini)

premi Nobel per l'economia Kenneth ArrowPeter DiamondWilliam SharpeEric Maskin e Robert Solow, in un appello rivolto al presidente Obama, hanno affermato che "Inserire nella costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose"; soprattutto questo "avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà diminuisce infatti il gettito fiscale (per concomitante diminuzione del PIL) e aumentano alcune spese pubbliche tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno dunque aumentare il deficit pubblico, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e quindi del potere di acquisto (che influiscono sul consumo o domanda di beni o servizi)". Nell'attuale fase dell'economia, continuano, "è pericoloso tentare di riportare il bilancio in pareggio troppo rapidamente. I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale necessari per raggiungere questo scopo, danneggerebbero una ripresa economica già di per sé debole".

Nell'appello si afferma che "anche nei periodi di espansione dell'economia, un tetto rigido di spesa potrebbe danneggiare lacrescita economica, perché gli incrementi degli investimenti a elevata remunerazione - anche quelli interamente finanziati dall'aumento del gettito - sarebbero ritenuti incostituzionali se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo".

Infine si afferma che "un tetto vincolante di spesa comporterebbe la necessità, in caso di spese di emergenza (per esempio in caso di disastri naturali), di tagliare altri capitoli del bilancio mettendo in pericolo il finanziamento dei programmi non di emergenza".[25]

Critico anche l'economista e premio Nobel Paul Krugman, il quale ritiene che l'inserimento in costituzione del vincolo dipareggio del bilancio possa portare alla dissoluzione dello stato sociale.

Nonostante l’allungamento dell’età lavorativa imposto dalla riforma Fornero, il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, la centralizzazione degli acquisti, i tagli ai Ministeri, alle Regioni, agli Enti locali e alla sanità, la nostra spesa pubblica continua ad aumentare. Tra il 2010 e il 2014, le uscite di parte corrente al netto degli interessi sul debito pubblico (costituite dalle spese per il personale, dai consumi intermedi, dalle prestazioni sociali, etc.) sono salite di 27,4 miliardi di euroAnche in rapporto al Pil, le uscite correnti risultano in deciso aumento: se all’inizio di questo decennio l’incidenza era pari al 41,4 per cento, l’anno scorso la stessa ha toccato il 42,8 per cento. Nel 2014 la macchina pubblica è “costata” agli italiani 692,4 miliardi di euro.

 

Di segno opposto, invece, l’andamento delle principali spese in conto capitale, vale a dire gliinvestimenti. Se nel 2010 il valore ammontava a 64,7 miliardi di euro, nel 2014 è sceso a quota 49,2 miliardi: in questi 5 anni la caduta degli investimenti è stata spaventosa: – 23,9 per cento, pari a una riduzione in termini assoluti di 15,4 miliardi di euro.

 

Pur riconoscendo che gli effetti della crisi hanno contribuito a espandere alcune voci di spesa – dichiara il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi – la tanto sbandierata spending review, purtroppo, non ha ancora sortito gli effetti sperati. Questa situazione, ovviamente, pregiudica in maniera determinante l’obbiettivo primario che il Governo deve perseguire per riagganciare la ripresa, vale a dire il taglio delle tasse. Senza una drastica e strutturale sforbiciata alla spesa pubblica improduttiva, è impensabile ridurre il carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese. Per questo, l’Esecutivo deve riprendere in mano il lavoro lasciato a metà dall’ex commissario Cottarelli e portarlo a compimento. Altrimenti, il rischio che dal 2016 scattino le clausole di salvaguardia, con il conseguente aumento dell’Iva, è sempre più concreto”.


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