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MARINA BERLUSCONI SEXY PREPARATA BELLISSIMA SE SCENDE IN CAMPO FORSE CE LA PUO' FARE

Forza Italia economia banche televisioni.Appare oggi sullo sfondo della vicenda Vivendi Mediaset,Marina Berlusconi statuaria,bellissima,io direi supersexy affascinante .Una Marina Berlusconi pronta a scendere in campo per difendere la sua azienda dal tentativo di Vincent Bollore' di scippargli Mediaset dalle mani,ma sopratutto e' stata lei ad avere dato il giro di vite alla corte dei miracoli che circondava il padre Silvio Berlusconi,ormai Re in convalescenza.Gli addetti ai lavori nutrono perplessita' sulla discesa in campo di Marina Berlusconi,ma noi crediamo che potrebbe farcela contro ogni pronostico.E' la Dama nera che forse il padre stava aspettando,una compagna fedele,sua figlia Marina.

Marina Berlusconi si staglia per bellezza sopra a tutte ,parliamo di una bellezza mediatica che trascende l'icona femminile.Marina Berlusconi e' l'Italia.Deve credere in se stessa ma forse neanche tanto,perche' ormai e' questione di vita o di morte.O dentro o fuori.Il re si sta ritirando adesso tocca a lei Regina di cuori.Dai Marina facci vedere.

“Al contrario, – prosegue la rampolla di casa Berlusconi, presidente di Finivest, cassaforte che custodisce il pacchetto di controllo di Mediaset e Mondadori – il capitalismo cannibalesco prospera grazie alla distruzione di ricchezza altrui, costruisce il proprio successo sull’altrui rovina”. In sostanza “è come una metastasi che si nutre della parte sana del corpo. Una metastasi che sarebbe gravemente sbagliato identificare con la finanza tout court”, puntualizza Marina alla quale il padre ha affidato Mondadori, protagonista di una stupefacente concentrazione del mercato dei libri italiani grazie alle nozze con Rizzoli. “Quando fa il suo mestiere, la finanza è un supporto prezioso, insostituibile, per le imprese, fornisce loro gli strumenti per dare concretezza alle idee”, prosegue. “È la finanza malata a seguire altre logiche, la finanza dei raider, abituati a scalare società per prosciugarne le casse, a lanciarsi in spericolate speculazioni dove il denaro è virtuale ma i guasti terribilmente reali. Da queste logiche la mia famiglia ha sempre voluto restare rigorosamente lontana. Noi siamo imprenditori”, puntualizza nella lettera il presidente di Fininvest che da anni è presente nel capitale di Mediobanca, salotto buono di tutte le operazioni finanziarie del Paese. E che quindi ben conosce il valore e i giochi della finanza italiana.

Non a caso Marina si spinge fino a parlare dell’etica di un sistema economico sano e del mercato che comporta “correttezza, lealtà, coerenza dei comportamenti, così come la consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie non piccole responsabilità, la coscienza che crescere, svilupparsi, creare benessere per tutti sono al tempo stesso degli obiettivi e dei doveri”. Proprio per crescere del resto, Mediaset aveva accettato la corte di Vivendi che avrebbe dovuto accollarsi il pesante fardello di Premium. Ma che all’ultimo momento si è tirata indietro perché ritiene il piano industriale della pay tv del Biscione basato su “ipotesi irrealistiche” come spiega una nota di Vivendi. Eppure, si dicono a Cologno Monzese, i conti di Premium Bolloré li aveva visti. Aveva anche al suo fianco l’amico Ben Ammar a consigliarlo. Per questo l’intera faccenda non torna. Bolloré è un finanziere spregiudicato, ma anche un “industriale che sa contare” come lui stesso si definisce. Mai e poi mai si sarebbe infilato in un complesso contenzioso in terra straniera se non avesse fiutato la possibilità di far soldi e non avesse avuto i giusti appoggi. Non a caso, del resto, Vivendi continua ad “auspicare un accordo con Mediaset e resta dunque aperta alla discussione”.

 

Difficile che la famiglia Berlusconi accetti un pesante sconto su Premium. Ancora più improbabile che dia il via libera ad un pagamento del 3,5% di Vivendi con un convertendo che aprirebbe le porte di Mediaset ad un nuovo padrone. Stando così le cose, la strategia di Bolloré sembrerebbe destinata a soccombere. Ma se l’oggetto del contendere non fosse lo scambio azionario incrociato del 3,5% di Mediaset e di Vivendi? Se l’obiettivo fosse invece riposizionare Mediaset sul mercato italiano grazie anche a Telecome poi partecipare ad una più ampia partita europea di integrazione media e telecomunicazioni? Non si può certo dimenticare che ai vertici dell’ex monopolista della telefonia, controllato da Bolloré, c’èFlavio Cattaneo, uomo da sempre vicino a Silvio Berlusconi, suo grande sponsor in Rai. Sarà forse questo lo scenario che si sta delineando nel circo della finanza italiana? Per ora c’è una sola certezza: l’aggressività di Bolloré su Mediaset ha creato il consenso socio-politico necessario a salvare le tv di Cologno monzese dalle mani straniere. Proprio quello di cui c’è bisogno per costruire un nuovo futuro per Cologno. Grazie all’etica della finanza, naturalmente.


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