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PIAZZA AFFARI CROLLANO LE BANCHE DIVESELLING PER MPS A -16% MATTEO CORSINI COME SPINGERE L'ITALIA FUORI DALLA MORSA DELLA CRISI

Corsera.it di Matteo Corsini.

Le notizie finanziarie della giornata mi pare che non fanno altro che aggiungere benzina nel fuoco che divampa ormai da anni nella struttura stessa del nostro sistema economico, oltre che in quello bancario,spazzato via da una mediocre quanto insufficiente politica  dei nostri governi.Su MPS mi pare che sono stato un facile profeta,definendola il gigante Titanic "urtato da un iceberg da 100 miliardi "  , infatti titolo di Piazzetta Salimbeni e' andato in DIVESELLING di oltre il 16% .Non c'e' dubbio che l'intero settore bancario risente della crisi economica italiana, ma sopratutto della deflazione originatasi dai rigidi parametri di conservazione del potere di acquisto dell'euro.

Se non ricorreremo in tempi rapidi alla svalutazione dell'euro (dunque anche ad una uscita dalla moneta unica ) spingendo in alto l'inflazione,l'intero comparto bancario potrebbe esplodere, originando non una ma centinaia di casi  di Lehman Brothers in europa.L'intero sistema del credito in Italia si regge sulle capacita' di rimborso di aziende e persone fisiche,ma sopratutto sulle garanzie reali offerte dal patrimonio immobiliare.Se i prezzi degli immobili non riprenderanno ad aumentare in maniera significativa, il sistema bancario italiano e' destinato ad implodere trascinando per aria l'intera economia e migliaia di persone se ne andranno a casa.Ormai e' chiaro gli ultimi stress test della BCE hanno confermato cio' che da anni si temeva, che le banche non sono sufficientemente capitalizzate e non lo saranno mai, per resistere, in caso di shock economici, all'incendio dei miliardi di credito inesigibili, che marciscono nei forzieri degli istituti di credito italiani..La situazione che si e' appena descritta ci indica che non ci sono altre risorse su cui ricorrere,perche' anche lo squalo che mangia il predatore piu' piccolo alla fine non avra' piu' energie per muoversi.Per risolvere il rebus della crisi finanziaria del sistema bancario italiano ed europeo,non c'e' altra strada che deconsolidare la moneta unica, rendendole elastica rispetto al suo valore.La BCE di Mario Draghi,malgrado le contromisure adottate e gli svariati quantitative easing approvati,che hanno generato un'immensa liquidita' nel sistema bancario,non e' riuscita a rilanciare il settore bancario e tantomeno spingere in avanti l'inflazione,perche' il principio base dell'economia di ogni mercato e in ogni fase storica di crisi, e' che gli shock spingono gli imprenditori a difendersi e dunque ad abbassare i prezzi dei prodotti,sia per essere piu' concorrenziali con i diretti competitors,sia per rastrellare nuove fette di mercato,oltreche' a pagarsi i costi,ed allungarsi la vita. La concorrenza oggi picchia verso il basso, ogni azienda spinge in giu'  i prezzi,taglia il personale, i costi,decentra la produzione in paesi esteri,insomma se qualcuno vuole la guerra si deve pur rispondere.Oggi acquistare un paio di pantaloni in Via del Corso oggi servono appena 15 euro .Tutti i concorrenti sono intorno a 35/85 euro.QUalcuno chiude, mentre altri continuano a sopravvivere.In poche parole il dramma del sistema bancario italiano e' questo, oltre all'immenso colossale debito pubblico che grava sui bilanci e nei  forzieri delle banche.Le spinte di questa bufera finanziaria sono asimmetriche ma puntano entrambe nella stessa direzione erodendo gli utili,deteriorando i crediti,smontando le imprese,ad una ad una come quinte di un set cinematografico in disuso,devastando come sciami di locuste il patrimonio difensivo di ogni azienda italiana : gli immobili.Se il nostro legislatore,il governo,non si metteranno in testa che siamo ormai costretti a prendere decisioni senza precedenti,questo sistema si schiantera',si polverizzera' senza ombra di dubbio.Dobbiamo reagire  subito, la prima tappa e' trovare una soluzione all'Euro come moneta unica,quale che sia la conseguenza in termini di spread o di cambio con le altre monete.Soltanto un'inflazione ruggente al 8/12% potra' far riemergere la nostra economia dalla stagnazione, deflazione, dal virus batterico della moneta unica.La soluzione e' semplice ;svalutare l'euro,generare inflazione.Gli inglesi hanno adottato questa estrema decisione per fronteggiare una crisi che stava allungando le ombre anche sul regno unito.Noi non dobbiamo uscire dall'euro,ma far uscire l'euro dai parametri che lo hanno gettato al fuoco della stupidita': la gestione di una banca centrale europea insufficiente.Ogni paese potra' stampare il suo euro riconoscibile e diverso dagli altri.

(Corsera.it ) 

Seduta molto pesante per Piazza Affari che ha chiuso sui minimi di giornata in calo del 2,8%. La pressione al ribasso si è concentrata ancora una volta sulle banche, peraltro vendute in tutta Europa dopo i deludenti conti semestrali della tedesca Commerzbank che, alla Borsa di Francoforte, ha lasciato sul terreno il 9%.

Gli istituti italiani hanno, come di consueto, accentuato il calo e hanno subito varie sospensioni nel corso della giornata, complice la preoccupazione per il futuro del settore anche dopo i risultati dello stress test. Il titolo peggiore è stato Mps  (-16%): secondo un esperto pesa soprattutto l'impatto diluitivo dell'aumento di capitale da 5 miliardi rispetto a una capitalizzazione di borsa che è di appena 800-900 milioni. Ancora colpita Unicredit  (oggi -7% dopo il -9,4% di ieri), che potrebbe fronteggiare un aumento di capitale per una cifra ancora da chiarire.

Dietro Mps , in forte calo anche Bper (-12%), Banco Popolare  (-10%), Bpm (-10%), Creval  (-8,4%), Mediobanca  (-8,22%), Ubi Banca (-7%) e Banca Carige  (-5,62%). Più contenuto il calo di Intesa Sanpaolo (-3,8%) che ha ridotto la perdita grazie a una relazione semestrale oltre le attese. Tra i titoli finanziari, hanno perso terreno ancheUnipol  (-9,06%), Anima  (-8,35%), UnipolSai  (-5,28%), Exor  (-4,22%) eAzimut  (-3,05%).

Piazza Affari è stata maglia nera sui listini europei seguita da Madrid (-2,7%), Parigi (-1,81%), Francoforte (-1,76%) e Londra (-0,72%). A mettere sotto pressione le piazze del Vecchio Continente, secondo Claudia Segre, presidente della Global Thinking Foundation contattata da MF-Dowjones, "la speculazione che circonda il comparto bancario e che rischia di portare a una disaffezione degli investitori verso i titoli del settore".

I problemi degli istituti di credito, infatti, non riguardano solo l'Italia, con Commerzbank che, come accennato, ha dichiarato di aspettarsi un utile netto e operativo per l'intero esercizio inferiori rispetto a quelli dello scorso anno. Riflettori puntati anche su Deutsche Bank  e Credit Suisse, che sono state rimosse dallo Stoxx Europe 50, certificando la portata del sell-off che sta investendo il credito.

La giornata non è stata migliore per il comparto degli industriali, con Fca  (-4,3%) che ha scontato il rallentamento dei volumi di vendita nonostante questi si siano comunque confermati superiori alla media del mercato. A seguire Salini Impregilo  (-4,31%), Astaldi (-4,82%) e Cnh  (-4,27%).

Tra i titoli del lusso, ha chiuso in ribasso in attesa dei conti Ferragamo  (-3,06%), seguita da Moncler  (-3,22%), Ynap (-2,23%), Cucinelli (-1,86%) e Luxottica  (-1,28%) e Tod’S (-0,93%). Sell off anche su Telecom Italia  (-2,55%) e Mediaset  (-2,85%), con gli occhi degli investitori che sono concentrati sull’esito dell’incontro tra i vertici del Biscione e quelli di Vivendi  nel tentativo di trovare un accordo e evitare le vie legali.

Forte caduta anche per Saras  (-9,48%), punita per le prospettive relative al secondo semestre, rivelatisi meno brillanti di quanto sperato. A seguire, Saipem  (-2,57%), Eni  (-2,09%) e Tenaris  (-1,55%), sulle quali ha continuato a pesare la dinamica ribassista dei prezzi del petrolio, che sono scesi oggi oltre la soglia dei 40 dollari al barile, per poi tornare a salire: alle 17:25, il Brent scambiava a 42,29 dollari al barile (+0,36%) e il Wti a 40,12 dollari al barile (+0,15%).

In controtendenza Campari  (+4,65%) e Ferrari (+2,52%), che hanno accelerato i rialzi a seguito della presentazione dei conti semestrali. Segno più anche per Banca Ifis (+1,41%), Italiaonline  (+0,79%) e Inwit  (+0,22%).

Dal punto di vista macroeconomico, sono giunti stamane i dati relativi all’indice dei prezzi alla produzione industriale nell'area euro di giugno, dato salito dello 0,7% su base mensile, mentre i prezzi sono scesi del 3,1% su base annuale (-3,5% le attese del consenso degli economisti). Il dato rappresenta un’accelerazione rispetto a maggio, quando l'indicatore era salito dello 0,6% rispetto ad aprile e calato del 3,9% su base annuale.

Dal fronte statunitense, invece, si sono attestati in accelerazione i consumi a giugno, nonostante una crescita dei redditi più contratta. Nel dettaglio, le spese personali per i consumi sono salite dello 0,4% a livello mensile, battendo le attese del consenso (+0,3% su base mensile) e anche quelle di maggio sono state confermate al +0,4%. Il deflatore dei consumi, ovvero l'indice prezzi spese consumi personali, è salito dello 0,1% a livello mensile e dello 0,9% su base annuale, in linea alle attese, con la componente core che, sempre a giugno, è cresciuta dello 0,1% a livello mensile (+0,1% la stima del consenso) e dell'1,6% tendenziale. Sotto le attese, invece, i redditi personali, aumentati dello 0,2% su base mensile (+0,3% il consenso)


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