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Crisi di Governo Matteo Renzi il Pinocchio di Pontassieve,da astro nascente a bugiardo patentato

CorSera.it by Matteo Corsini

Crisi di Governo,a Paolo Gentiloni il conte di Filodritto l'ìncarico di Presidente del Consiglio.Matteo Renzi il Pinocchio di Pontassieve cerca di rimanere in sella attaccandosi alle briglie del somaro che lo ha trascinato nella polverosa sconfitta del referendum.Il bugiardo di Pontassieve affida ad un post notturno, lacrime & sangue alla libro cuore, la sconsolante riflessione sulla sconfitta referendaria ,nella quale però sostiene che non abbandonerà la politica,anzi che sarebbe pronto a ripartire.Al Pinocchio di Pontassieve piacciono le bugie e di questo nel corso degli ultimi tre anni ce ne siamo accorti tutti.Ma queste parole affidate al silenzio sordido della notte appaiono davvero edulcorate da un immenso calderone di bugie,che come caldarroste scoppiettano nelle giornate natalizie di tutti noi italiani.

 

«Sono stati mille giorni di governo fantastici. Qualche commentatore maramaldo di queste ore finge di non vedere l’elenco impressionante delle riforme che abbiamo realizzato, dal lavoro ai diritti, dal sociale alle tasse, dall’innovazione alle infrastrutture, dalla cultura alla giustizia. Certo c’è l’amaro in bocca per ciò che non ha funzionato». Lo scrive su Facebook, in un lungo post notturno, Matteo Renzi, parlando di quanto fatto a Palazzo Chigi e delle sue dimissioni: «Ho mantenuto l’impegno, come per gli 80 euro o per l’Imu. Solo che stavolta mi è piaciuto meno».  

 

Torno a Pontassieve, come tutti i fine settimana. Entro in casa, dormono tutti. Il gesto dolce e automatico di rimboccare le coperte ai figli, un’occhiata alla posta cartacea arrivata in settimana tanto ormai con internet sono solo bollette, il silenzio della famiglia che riposa. 

Tutto come sempre, insomma. 

Solo che stavolta è diverso. 

Con me arrivano scatoloni, libri, vestiti, appunti. 

Ho chiuso l’alloggio del terzo piano di Palazzo Chigi. 

Torno a casa davvero. 

Sono stati mille giorni di governo fantastici. Qualche commentatore maramaldo di queste ore finge di non vedere l’elenco impressionante delle riforme che abbiamo realizzato, dal lavoro ai diritti, dal sociale alle tasse, dall’innovazione alle infrastrutture, dalla cultura alla giustizia. Certo c’è l’amaro in bocca per ciò che non ha funzionato. E soprattutto tanta delusione per la riforma costituzionale. Un giorno sarà chiaro che quella riforma serviva all’Italia, non al Governo e che non c’era nessuna deriva autoritaria ma solo l’occasione per risparmiare tempo e denaro evitando conflitti istituzionali. 

Ma quando il popolo parla, punto. Si ascolta e si prende atto. Gli italiani hanno deciso, viva l’Italia. 

Io però mi sono dimesso. Sul serio. Non per finta. Lo avevo detto, l’ho fatto. 

Di solito si lascia Palazzo Chigi perché il Parlamento ti toglie la fiducia. Noi no. Noi abbiamo ottenuto l’ultima fiducia mercoledì, con oltre 170 voti al Senato. Ma la dignità, la coerenza, la faccia valgono più di tutto. In un Paese in cui le dimissioni si annunciano, io le ho date. Ho mantenuto l’impegno, come per gli 80 euro o per l’Imu. Solo che stavolta mi è piaciuto meno:-) 

Torno semplice cittadino. Non ho paracadute. Non ho un seggio parlamentare, non ho uno stipendio, non ho un vitalizio, non ho l’immunità. 


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