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BENEDETTO XVI ,YAD VASHEM LA PAROLA DI DIO OLTRE IL FILO SPINATO DELLA SHOAH.

Gerusalemme 11 Maggio 2009 (Corsera.it) di Matteo Corsini

Benedetto XVI è andato oltre,dove era comprensibile,ma anche dove la storia dell'uomo si è fermata per lungo tempo,rovistando nei meandri scuri dello spirito del diavolo:la shoah.Benedetto XVI ha illuminato Gerusalemme con la sua vestaglia bianca,il sorriso e gli occhi vividi,come quelli di un bambino pensante,l'Uomo dentro ogni mistero.Il Papa cattolico ha incantato il mondo con la sua preghiera,rotto ogni indugio,deposto i fiori sul memoriale dell'Olocausto ebreo.L'incanto di ogni bene scende sulla Terra Santa senza preclusioni,senza contrasti.La catena che muove dal passo leggero del Papa non suona ...

...ma incalza le anime dei presenti,muove nel ricordo,si ascoltano le voci dell'Uomo spazzato via dalla Terra.La pace e il nome di Dio è con loro,in quella inaudita persecuzione,nasce e germoglia come fiori,come monito al mondo intero,anche oggi in cui la Terra Santa vrebbe bisogno di pace e di riposare.Il Papa Benedetto XVI è il condottiero della felicità assoluta,crede nei popoli tutti,insieme deve tornare ad unirli.Dio calpesta quel suolo,come duemila anni orsono,cancellato anche lui per sempre inchiodato alla Croce.

Da altre fonti Il Corriere della Sera .GERUSALEMME - La Shoah è una "orrenda tragedia", che non si deve dimenticare o sminuire. "Mai più un simile orrore disonori l'umanità". E' netto il monito del Papa, una condanna dell'orrore nazista pronunciata dal Santo Padre al memoriale dell'Olocausto, durante la tappa più importante e carica di significato del suo viaggio in Terra Santa, a pochi mesi dalle polemiche sorte dopo le dichiarazioni negazioniste del vescovo lefevbriano Williamson.

"Possano i nomi di queste vittime non perire mai, i loro nomi sono incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente", dice Benedetto XVI, e aggiunge: "Il grido delle vittime riecheggia ancora nei nostri cuori". Commosso, prima di tenere il suo atteso discorso a Yad Vashem, Ratzinger ha acceso una fiamma, deposto una corona di fiori e parlato personalmente con alcuni sopravvissuti ai lager. "La Chiesa cattolica - ha detto ancora - prova profonda compassione per le vittime qui ricordate e si schiera a fianco di chi anche oggi è oggetto di persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione". Una visita importante, secondo il direttore del Memoriale, Avner Shalev, che rileva tuttavia una pecca: Ratzinger "non ha nominato direttamente i persecutori: i nazisti tedeschi".

L'arrivo a Tel Aviv. Con la visita al museo dell'Olocausto, il viaggio di Benedetto XVI è entrato nel vivo. Il Santo Padre è arrivato stamane in Israele e giunto a Tel Aviv - dopo aver lasciato la Giordania al termine di una visita definita "storica" dalla stampa locale - è stato accolto dal presidente israeliano Shimon Peres, suo ospite ufficiale, e dal premier Benjamin Netanyahu. Sin dai primi incontri ha ribadito con fermezza la volontà di "onorare la memoria dei sei milioni di ebrei vittime della Shoah, e di pregare affinché l'umanità non abbia mai più a essere testimone di un crimine di simile enormità". Ha condannato l'antisemitismo, che "continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo", in modo inaccettabile. E ha caldeggiato la causa della pace in Medio Oriente.

"Come molti altri prima di me, vengo per pregare nei luoghi santi, e pregare in modo speciale per la pace: pace qui nella Terra Santa e pace in tutto il mondo", ha chiarito al suo arrivo all'aeroporto Ben Gurion. Concetto ribadito in seguito nella residenza del presidente israeliano Shimon Peres, a Gerusalemme, dove Benedetto XVI ha lanciato un appello alle famiglie di questa città simbolo, affinché contribuiscano tutte alla causa della pace.

"Trovare una pace giusta". Anche se il nome di Gerusalemme significa città della pace "è del tutto evidente che per decenni la pace ha tragicamente eluso gli abitanti di questa Terra Santa", ha ricordato Benedetto XVI. "Le speranze di innumerevoli uomini, donne e bambini per un futuro più sicuro e più stabile dipendono dall'esito dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi", ha sottolineato il Papa. E ha rivolto una supplica ai leader mediorientali "ad esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all'interno di confini sicuri e internazionalmente riconosciuti".

L'appello ai cristiani. L'impegno per la pace deve partire in primo luogo dai cristiani, e il Papa si rivolge direttamente a loro: "Attraverso il vostro impegno a difendere la sacralità di ogni vita umana, potrete recare un particolare contributo perché terminino le ostilità che per tanto tempo hanno afflitto questa terra. Prego che la vostra continua presenza in Israele e nei Territori Palestinesi porti molto frutto nel promuovere la pace e il rispetto reciproco fra tutte le genti che vivono nelle terre della Bibbia".

Il benvenuto di Peres in latino. Al suo arrivo, il presidente israeliano ha accolto Benedetto XVI con alcune parole di benvenuto pronunciate in latino (Ave Benedicte, princeps fidelium qui hodie Terram Sanctam visitas, Salve Benedetto, primo tra i fedeli, che oggi visiti la Terrasanta). Peres, nell'indirizzo di saluto seguito all'esecuzione degli inni, ha inoltre rivolto al Papa una frase in ebraico conclusa con la tradizionale invocazione "Shalom" (pace). Poi ha proseguito in inglese.

Il discorso nel giardino presidenziale.
Nella residenza di Peres, il Pontefice è stato accolto da un canto di benvenuto e ha incontrato anche i familiari del capo dello Stato. Nel giardino del palazzo presidenziale erano presenti circa 300 personalità politiche e religiose. Di Peres Benedetto XVI ha ricordato "il forte impegno nel perseguire la giustizia e la pace", aggiungendo poi una assicurazione anche al governo Nethanyahu "appena formato" del proprio intento di compiere un "pellegrinaggio di preghiera in favore del dono prezioso dell'unità e della pace per il Medio Oriente e per tutta l'umanità".

L'ulivo della pace. A Gerusalemme, che da lungo tempo è "un crocevia di popoli di diversa origine", ebrei, cristiani e musulmani sono chiamati "ad assumersi il dovere e a godere del privilegio di dare insieme testimonianza della pacifica coesistenza a lungo desiderata dagli adoratori dell'unico Dio" ha ribadito Benedetto XVI. "Possa un'autentica conversione dei cuori di tutti condurre ad un sempre più deciso impegno per la pace e la sicurezza attraverso la giustizia per ciascuno. Shalom", ha detto Ratzinger a Peres. Insieme, il presidente israeliano e il Papa hanno piantato un albero di ulivo, simbolo di pace


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