Lunedi' 10 Agosto 2020
HOTLINE: +39 335 291 766
  • Home
  • Cronaca
  • CORSERA CORONAVIRUS BATRACHOCHYTRIUM PARADIGMA DA VIRUS LETALE COVID-19 ...

CORSERA CORONAVIRUS BATRACHOCHYTRIUM PARADIGMA DA VIRUS LETALE COVID-19

LOS ANGELES  19 MARZO 2020 CORSERA.IT by ALAN PARKER dal nostro corrispondente ai confini del mondo conosciutoItalia del Nord, centinaia di italiani cadono a grappoli colpiti dal nemico invisibile del coronavirus. I telegiornali riprendono i camion dell'esercito italiano che entrano nelle due città di Bergamo e Brescia per portare via i morti,sono scene di guerra, momenti irreali,  decimati dalla YERSINIA PESTIS, la Morte Nera del 1330 d.c.,anche quella giunta dall'Asia orientale o centrale,quando le pulci (portatrici sane) infettarono gli esseri umani con i loro morsi. Come sostiene la virologa Ilaria Capua, qualcosa è accaduto in Lombardia, probabilmente dal ceppo originario cinese è mutato il genoma dell'agente patogeno, trasformandosi in qualosa di altro e più letale per l'essere umano.

Una vera e propria sfida per la scienza.  Qualcosa che ha alterato l'equilibrio naturale dello sviluppo infettivo  di un virus. Ma cosa si domandano tutti? Nell'Italia del Nord ci sono più morti che i Cina. Un calvario, inspiegabile, se non con il riscaldamento globale, l'abuso di pesticidi ,l'inquinamento di residui azotati e quelli fosforosi delle attività agricole.Sono questi gli elementi che hanno contribuito a creare il ceppo italiano del Covid-19? I paradossi nella scienza, che studia le epidemie,  sono molteplici, ma mai come i chitridi del Batrachochytrium, funghi parassiti che infettano qualsiasi cosa, ed esistono da oltre quattrocento milioni di anni sul pianeta terra, fin dall'epoca del Devoniano.L'incendio infettivo che colpisce gli anfibi, si è propagato nel 1903 da una Salamadra giapponese che covava dentro di se una specie di chitride del genere Batrachochytrium, ma era asintomatico. Lo stesso fungo infettivo comparve anche su una rana la Xenopus Laevis, rana africana dagli artigli, il primo test sulla gravidanza del genere umano!!! Le donne africane per capire se fossero gravide, iniettavano la loro urina nel corpo della rana,che nel breve giro di qualche giorno avrebbe indotto gli anfibi all'ovulazione. La Xenopus Laevis veniva commerciata in tutto il mondo, era un test sulla gravidanza rivoluzionario.Finito il test le rane venivano rimesse in libertà facilitando la diffusione di qualsiasi agente patogeno si portassero dietro.Il commercio internazionale di anfibi come animali di compagnia, e ancora prima il loro trasferimento da un continente all'altro dovuto all'intensificarsi dei commerci internazionali, passeggeri involontari di navi aerei treni- avrebe portato molteplici volte il fungo letale in tutti i continenti del mondo. Comunque si andata, portare rane  erospi in luoghi che non gli competono è una delle cose più dannose che si possano fare in questo mondo . ( La Malinconia del Mammut Massimo Sandal editore il Saggiatore ).

Questo spiega paradossalmente,ciò che la virologa Ilaria Capua, ha forse inteso dire, quando ha parlato di un virus del pipistrello delle foreste, che non aveva alcuna intenzione di lasciare il suo mondo, e che per via dell'invasione del suo habitat naturale, ha preso una strada evolutiva creta dalla globalizzazione, finendo per dare ascacco matto all'intera popolazione mondiale. 

Non sappiamo ad oggi cosa stia accadendo nella bassa Lombardia, ma qualcosa è mutato, in un virus letale che ogni giorno uccide centinaia di persone nel mondo. Quella che dobbiamo fronteggiare è una minaccia seria della nostra civiltà, ma anche un monito, a non continuare ad alterare l'equilibrio naturale del nostro pianeta.

 

CorSera.it Copyright 2020 

Un colosso che produce ogni giorno 1milione di dispositivi Fpp2 e Fpp3. L’epidemia di coronavirus in Italia era appena iniziata e negli ospedali c’era bisogno di assicurare a medici e infermieri gli strumenti per proteggersi dall’infezione. Quelli prodotti dalla Ege soddisfano gli standard richiesti e così la Comitec ne ordina una prima fornitura da 200mila per cui paga cash 670mila euro.

Si rivolge ad un azienda turca, anche la Sol Group di Monza, che ordina 90mila pezzi ad una fabbrica locale per proteggere i suoi operatori che assistono i malati di coronavirusa domicilio. Le mascherine vengono prodotte e in pochi giorni sono pronte per essere spedite già il 5 di marzo. Ma, come riferisce il Corriere della Sera, il carico resta fermo all’aeroporto di Ankara. È il governo turco a bloccare la spedizione: c’è bisogno dell’autorizzazione del Ministero del Commercio Estero e della Sanità perché il contenuto dei pacchi possa arrivare in Emilia e in Lombardia.

Nel frattempo i numeri dei contagi in Italia crescono, le terapie intensive degli ospedali del nord sono sotto pressione e le mascherine, ormai introvabili, iniziano a scarseggiare anche per il personale sanitario. Ad intervenire è l’ambasciata italiana ad Ankara. Ma, come racconta Milena Gabanelli sul Corriere, il colloquio dei nostri diplomatici con il viceministro della Sanità turco non porta a nulla. La promessa del governo di Recep Tayyip Erdogan è che entro due giorni i lasciapassare sarebbero stati prodotti. E invece dopo più di dieci giorni i documenti ancora non si vedono.

Sullo sfondo della vicenda c’è il braccio di ferro politico tra Turchia e Ue sui migranti, che evidentemente si estende anche ai beni di prima necessità. Lo dimostra il fatto che le ditte turche, che producono milioni di pezzi al giorno, stanno offrendo al governoforniture gratuite di centinaia di migliaia di dispositivi se solo arrivasse l’ok alle spedizioni oltre confine. Ferme alla dogana, infatti, ci sarebbero anche carichi destinati ad altri Paesi. Le aziende italiane, secondo il quotidiano di via Solferino, avrebbero annullato finora ordini per 27 milioni di euro.

A nulla è servita neppure la telefonata del premier Giuseppe Conte ad Erdogan. Il presidente del Consiglio è intervenuto martedì scorso, ma la situazione è ancora congelata. Le mascherine non partono e le aziende non possono farsi restituire i soldi perché di fatto l’ordine è stato consegnato. La Turchia non è l’unico Paese ad aver deciso di bloccare l’esportazione di mascherine con l’emergenza coronavirus. Misure analoghe sono state prese dai governi di Russia, Kazakistan, Ucraina, Romania, Ungheria e in un primo momento anche da quello tedesco.

"Se le notizie che giungono dalla Turchia fossero confermate sarebbe un atto contro l'Italia di portata inaudita", accusa il deputato di Forza Italia, Matteo Perego, che ha chiesto al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, di intervenire in modo risoluto per sbloccare la situazione. "Dietro non ci sono motivi di sicurezza sanitaria – accusa il deputato azzurro - ma un braccio di ferro tra Europa e Turchia ormai non più sopportabile, che evidenzia però una criticità: l'errore dell'Italia di non aver prodotto e tenuto in casa materiale strategico e di dover dipendere quindi da rifornimenti essenziali prodotti in altri Paesi".


Comments (0)

DI' LA TUA SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

Per commentare gli articoli è necessario essere loggati a Corsera Space. Fai log in oppure, se non sei ancora un utente della Community di Corsera, registrati qui.