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CORSERA CURA ITALIA DROPLET IN TRIBUNALE E' CAOS, ART.108 SOSPETTA INCOSTITUZIONALITA'

Roma 20 marzo 2020  by Ufficio legale by CorSera.it ( redazione mobile 335291766) 

The Street Lawyer 

Avv. Giulio Corsini

Roma 

GIUSTIZIA – COVID-19 – NOTIFICAZIONE A MEZZO POSTA DEGLI ATTI GIUDIZIARI- ART. 108, c.1, DEL D.L. 17.3.2020, N. 18 (C.D. “DECRETO CURA ITALIA”) –  SOSPETTA INCONSTITUZIONALITA’ –

Il Governo sta lavorando bene. La diffusione della pandemia da COVID-19 richiede risposte immediate che mettano prima di tutto al riparo coloro che, ogni giorno, lavorano per la collettività affinché il Paese non si fermi. Nelle misure adottate in materia di giustizia, all’art. 108, si riscontra un importante riferimento agli operatori del servizio postale (“Misure urgenti per lo svolgimento del servizio postale”).

 

L’art. 108, comma 1, del Decreto “CURA ITALIA” stabilisce, “Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 30 giugno 2020, al fine di assicurare l'adozione delle misure di prevenzione della diffusione del virus Covid 19 di cui alla normativa vigente in materia, a tutela dei lavoratori del servizio postale e dei destinatari degli invii postali, per lo svolgimento del servizio postale relativo agli invii raccomandati, agli invii assicurati e alla distribuzione dei pacchi, di cui all'articolo 3, comma 2 del decreto legislativo 22 luglio 1999 n. 261, nonché per lo svolgimento dei servizi di 

notificazione a mezzo posta, di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890 e all'articolo 201 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, gli operatori postali procedono alla consegna dei suddetti invii e pacchi mediante preventivo accertamento della presenza del destinatario o di persona abilitata al ritiro, senza raccoglierne la firma con successiva immissione dell'invio nella cassetta della corrispondenza dell'abitazione, dell'ufficio o dell'azienda, al piano o in altro luogo, presso il medesimo indirizzo, indicato contestualmente dal destinatario o dalla persona abilitata al ritiro. La firma è apposta dall'operatore postale sui documenti di consegna in cui è attestata anche la suddetta modalità di recapito”.

Lo scopo perseguito nella decretazione d’urgenza è condivisibile, ma la soluzione appare, prima facie, non  reggere ad un eventuale giudizio di costituzionalità per contrarietà al principio di effettiva conoscenza degli atti giudiziari (limitando il nostro discorso a questi ultimi) da parte del destinatario in violazione del diritto di difesa di cui all’art. 24 e 111 Cost. e all’art. 6 CEDU.

Come noto l’art. 7 della L. 890/82, da ultimo integrato dal comma 813 dell’art. 1 della L. 145/2018 (legge bilancio 2019), prevede che “1. L'operatore postale consegna il piego nelle mani proprie del destinatario, anche se dichiarato fallito…. 3. L'avviso di ricevimento e di documenti attestanti la consegna debbono essere sottoscritti dalla persona alla quale e' consegnato il piego…”.

Ne consegue che, ai sensi della L. 890/82, la prova del perfezionamento della notificazione, per consolidata giurisprudenza, passa necessariamente dalla produzione in giudizio dell’avviso di ricevimento debitamente firmato dal destinatario (ed anche a prescindere dalla leggibilità o meno della sottoscrizione ivi apposta -fatta salva la querela di falso-) “In caso di notifica a mezzo del servizio postale, l'avviso di ricevimento prova, fino a querela di falso, la consegna al destinatario a condizione che l'atto sia stato consegnato presso il suo indirizzo e che il consegnatario abbia apposto la propria firma ancorché illeggibile..” (Cass. Civ. 31.7.2015, n. 16289; Cass. Civ. 27.4.2010, n. 9962).

Appare evidente la radicale deroga introdotta nella fattispecie in esame dall’art. 108, c.1, del Decreto “Cura Italia” che rimette all’esclusiva attestazione resa dall’agente postale nei “documenti di consegna” la prova dell’avvenuta consegna.

La decretazione d’urgenza non ritiene infatti conforme alle misure previste dalla normativa COVID-19 (con particolare riferimento alla misura della distanza interpersonale di almeno un metro) la raccolta da parte dell’agente postale della firma del destinatario. L’agente postale pertanto dovrà, in sostituzione, preventivamente accertarsi della presenza del destinatario presso l’indirizzo di destinazione e quindi immettere l’atto giudiziario nella cassetta delle lettere ovvero in altro luogo contestualmente indicatogli dallo stesso destinatario o altra persona abilitata al ritiro.

Sebbene le attestazioni, sulle attività svolte dal pubblico ufficiale, risultanti da un avviso di ricevimento godono di fede privilegiata potendo essere contestate esclusivamente con querela di falso, ciò non toglie che la soluzione adottata, sia pure nel circoscritto ambito temporale di efficacia (dalla data di entrata in vigore del D.L sino al 30.6.2020), possa dirsi conforme ai principi costituzionali in particolare sotto il profilo della ragionevolezza.  Nel bilanciamento tra l’interesse individuale ad una effettiva conoscibilità dell’atto giudiziario da recapitarsi (cui sottende in generale la normativa disciplinante l’istituto della notificazione degli atti giudiziari) e quindi l’effettività dell’esercizio di difesa (art. 24 e 111 Cost.) con l’interesse alla tutela della salute pubblica (art. 32 Cost.) cui mirano le misure, ivi incluse quelle del c.d. distanziamento-sociale, adottate dalla vigente normativa Covid-19, la prevalenza del secondo sul primo non appare, nella fattispecie in esame, essere sorretto da adeguata ragionevolezza tenuto conto dell’assoluta “delicatezza di tali atti, sorretti da esigenza di ordine pubblico e sicurezza” (come si legge nella relazione illustrativa al decreto) e del fatto che la procedura di notificazione delineata dall’art. 108, c.1, in esame non appare garantire l’effettiva consegna dell’atto al destinatario.

La funzione propria della notificazione è infatti quella di portare l'atto a conoscenza del destinatario, al fine di consentire l'instaurazione del contraddittorio e l'effettivo esercizio del diritto di difesa. Compete naturalmente al legislatore determinare i modi attraverso i quali tale scopo possa realizzarsi. Ciò detto non sembra potersi dubitare che la discrezionalità del legislatore incontri un limite nel principio di ragionevolezza e nel fondamentale diritto del destinatario a che il procedimento di notificazione garantisca che l’atto da recapitarsi entri nella sua sfera di conoscibilità (v. Corte Costituzionale, sent. 346/98).  

In alcun modo, tale garanzia (prima assicurata dalla firma del destinatario sull’avviso di ricevimento), sembra potersi raggiungere con il diverso accertamento, da parte dell’agente postale, della presenza, presso il luogo di notificazione, del destinatario laddove poi segua la facoltà del medesimo agente di limitarsi a depositare l’atto giudiziario nella cassetta postale o altro luogo indicato dal destinatario senza tuttavia che sia previsto che l’agente si accerti che l’atto sia correttamente custodito e che venga poi effettivamente ritirato dal destinatario. E’ evidente che ci si trova dinanzi ad una fictio juris atteso che la consegna dell’atto presuppone l’adprhensio (in precedenza inequivocabilmente comprovata dalla firma del destinatario sull’avviso di ricevimento). Mentre, nella specie, la norma scrutinata permette di considerare perfezionatasi una notificazione ove si attesta come avvenuta una consegna che in verità non è materialmente avvenuta e che peraltro non può escludersi possa non avvenire affatto (si pensi all’ipotesi in cui medio tempore qualcuno sottragga l’atto dalla cassetta postale ovvero all’ipotesi dell’atto lasciato “al piano”, come dice la norma, su indicazione del destinatario, che poi non venga rinvenuto per essere stato portato via da terzi).

Appare quindi effettiva la lesione del diritto di difesa del destinatario di una notificazione a mezzo servizio postale così come concepita dall’art. 108, c.1 in esame. 

Peraltro, anche nell’ambito di un giudizio di ponderazione tra il diritto alla difesa del destinatario della notifica a mezzo posta e il diritto alla tutela della salute pubblica (art. 32 Cost.) appare, nella specie, che il primo venga irragionevolmente leso. Il meccanismo di notificazione indicato dal legislatore d’urgenza all’art. 108, c.1, si presenta incongruo sia rispetto ai criteri di fondo che sottendono l’istituto della notificazione sia rispetto alle finalità di tutela della salute pubblica perseguite dalla norma in esame che ben potrebbero essere assicurate altrimenti senza dover necessariamente sacrificare il diritto di difesa del destinatario di un atto giudiziario a mezzo servizio postale (ad esempio assicurando agli operatori postali adeguati dispositivi di protezione individuale quali maschere facciali o mascherine chirurgiche ritenute dalla stessa normativa Covid-19, v. art. 34 D.L. n. 9/2020, ad esempio idonei a proteggere persino gli operatori sanitari nell’ambito della emergenza sanitaria in corso). 

La Corte Costituzionale ha più volte evidenziato che “Tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile pertanto individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri” e che “La Costituzione italiana…richiede un continuo e vicendevole bilanciamento tra princìpi e diritti fondamentali, senza pretese di assolutezza per nessuno di essi. La qualificazione come “primari” dei valori dell’ambiente e della salute significa pertanto che gli stessi non possono essere sacrificati ad altri interessi, ancorché costituzionalmente tutelati, non già che gli stessi siano posti alla sommità di un ordine gerarchico assoluto. Il punto di equilibrio, proprio perché dinamico e non prefissato in anticipo, deve essere valutato – dal legislatore nella statuizione delle norme e dal giudice delle leggi in sede di controllo – secondo criteri di proporzionalità e di ragionevolezza, tali da non consentire un sacrificio del loro nucleo essenziale” (v. Corte Cost. sent. 85/2013). 

Nel caso in esame, a nostro modo di vedere, alla compressione – indiscutibile – del diritto di difesa indotta dalla norma esaminata (in quanto non garantisce affatto una effettiva consegna dell’atto da recapitarsi al destinatario) non corrisponde, prima facie, un paragonabile incremento della tutela della salute pubblica.

Basti pensare che il legislatore d’urgenza sembra essere intervenuto esclusivamente sullo svolgimento delle notificazioni a mezzo del servizio postale lasciando apparentemente inalterata la parallela disciplina delle notificazioni di cui agli articoli 137 e ss. del codice di procedura civile. Circostanza non di poco momento atteso che l’ufficiale giudiziario può, a sua scelta (ove non vi sia richiesta specifica del notificante di procedere personalmente) procedere alla notificazione ai sensi della disciplina codicistica (art. 137 e ss. c.p.c.) ovvero a mezzo del servizio postale (art. 149 c.p.c.). E nella prima ipotesi “l’ufficiale giudiziario esegue la notificazione a mediante consegna al destinatario di copia conforme all’originale dell’atto da notificarsi” (art. 137, c.2, c.p.c.) da eseguirsi “nelle mani proprie del destinatario…” (art. 138 c.p.c.).

Considerato che l’art. 108 del Decreto “Cura Italia” disciplina specificatamente le “Misure urgenti per lo svolgimento del servizio postale” il comma 1 della detta disposizione non appare potersi applicare alla parallela disciplina codicistica delle notificazioni a mezzo ufficiale giudiziario a cui pertanto non appare, in tale caso (art. 137 e ss. c.p.c.)  inibita la notificazione “a mani” del destinatario conseguendone ulteriore profilo di irragionevolezza della disposizione esaminata per disparità di trattamento rispetto ad una fattispecie normativamente assimilabile e tenuto conto della finalità perseguita dall’art. 108, c.1 del D.L. 18/2020.   

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