CORSERA CORONAVIRUS GIUSEPPE CONTE I TRE GIORNI DEL CONDOR, MIGLIAIA DI VITTIME, DISATTESO IL PIANO NAZIONALE DI RISPOSTA E REAZIONE ALLA PANDEMIA

ROMA 7 APRILE 2020 CORSERA.IT by Dr Renato Corsini & The Street Lawyer

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COVID-19- UNA GUERRA (NON IMPREVEDIBILE) COMBATTUTA SENZA PIANO.

L’Italia sta affrontando una delle pandemie più gravi che sia mai esistita tanto da far rievocare la famigerata “Spagnola” diffusasi durante la prima guerra mondiale, senza avere un piano pandemico. Anzi, a dire il vero, L’Italia ne ha adottato uno all’epoca dei focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1. Piano datato anno del Signore, 2005.  

Denominato “Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale” e che rappresenta il riferimento nazionale in base al quale saranno messi a punto i Piani Operativi Regionali.

Il Piano Nazionale si sviluppa secondo sei fasi pandemiche dichiarate dall’OMS” nell’anno 2005 che vanno da un “Periodo Inter-pandemico” dove “Nessun nuovo sottotipo di virus influenzale isolato nell’uomo. Un sottotipo di virus influenzale cha ha causato infezioni nell’uomo può essere presente negli animali. Se presente negli animali, il rischio di infezione o malattia nell’uomo è considerato basso” fino all’ultima fase 6 la più grave  “Periodo Pandemico”  “Aumentata e prolungata trasmissione nella popolazione in generale” suddiviso in diversi livelli “Livello 0:  assenza di casi nella popolazione nazionale  Livello 1:  presenza di casi nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove la pandemia è in atto Livello 2:  fase di decremento Livello 3:  nuova ondata

Ed infine identifica il Periodo post-pandemico. Ritorno al periodo inter-pandemico

Bisogna tener conto che nel  “Piano Nazionale”  fasi e livelli di rischio sono dichiarati dall’OMS, anche in successione “non sequenziale” ciò significa che “nell’eventualità di situazioni simultanee che pongono differenti livelli di rischio pandemico, es. nuovi e diversi sottotipi di virus influenzali o diversa estensione e diffusione in diverse aree, la fase sarà determinata dal più alto livello di rischio”. Inoltre “Tutte le misure previste per le Fasi 1-6 sono da intendersi addizionali e, quindi, ove l’evento pandemico sia avviato nel Paese in un momento successivo alle prime fasi, tutte le misure previste per le Fasi precedenti e non realizzate dovranno essere contemporaneamente realizzate in aggiunta alle misure espressamente previste per la fase dichiarata”.

Ora ciò che sorprende, alla luce di quanto sta accadendo nel nostro Paese ed a quanto si è appreso sulla diffusione del contagio del coronavirus in particolare da parte dei soggetti asintomatici, è leggere che, nel “Piano Nazionale” già durante il periodo inter-pandemico si prevede ad esempio: nella sola fase 1, la necessità di “Costituire, previo censimento dell’esistente, una riserva nazionale di: antivirali, DPI, vaccini, antibiotici, kit diagnostici e altri supporti tecnici per un rapido impiego nella prima fase emergenziale, e, contestualmente, definire le modalità di approvvigionamento a livello locale/regionale nelle fasi immediatamente successive” . Così nella fase 2 “Verificare la disponibilità e le procedure di distribuzione dei DPI, degli antivirali e del vaccino per la protezione del personale a rischio occupazionale; implementare le misure opportune”. 

Nel periodo di “Allerta Pandemico nella sola fase 1 si deve “Caratterizzare rapidamente il virus responsabile dell’infezione umana, in collaborazione con i centri di riferimento OMS …Attuare quanto previsto per il potenziamento della sorveglianza umana e animale, compresa l’identificazione dei focolai …Collaborare a livello internazionale per valutare la patogenicità del virus nell’uomo ...Assicurare la rapida distribuzione dei test diagnostici, quando disponibili”. Ancora nella fase 4 “Implementare la capacità delle strutture sanitarie e i piani di emergenza per il ricambio di personale nelle strutture sanitarie e in altri settori chiave…Richiamare l’attenzione sulle misure di controllo dell’infezione e distribuire lo stockpile dei dispositivi di protezione individuale”.

Ora il punto è che l’OMS venne informata dalle autorità cinesi di una serie di casi simili alla polmonite nella città di Wuhan, con origine probabile da un mercato di pesce e animali della città stessa, il 31 dicembre 2019.

Come abbiamo già detto in un nostro precedente articolo, in Islanda le notizie provenienti dalla Cina non vennero sottovalutate e i primi test si incominciarono a fare già dai primi di febbraio 2020. Nella piccola Repubblica d’Islanda peraltro il Piano Pandemico Nazionale è alla terza edizione ed è stato aggiornato a marzo 2020.

Al contrario il “Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale” di uno dei Paesi più ricchi del pianeta (membro del G7) è datato 2005 ed è stato “tagliato” in relazione alla diffusione dell’influenza aviaria del 2003 e mai, sembra essere stato più aggiornato, tanto che i vari Piani Operativi Regionali richiamano le fasi emergenziali dettate dall’OMS nel 2005.

Sappiamo tuttavia che SARS-CoV-2 è virus “nuovo” in quanto mai prima dei casi cinesi era stato isolato nell’uomo. La risposta appare quindi evidentemente più complessa ancor di più in quanto ad oggi non si conoscono né vaccini né farmaci idonei ad abbatterlo.

Ma la battaglia in Cina infuriava da tempo e il pericolo che divampasse oltre la Muraglia cinese e potesse varcare i confini dell’Europa non poteva affatto escludersi e soprattutto non poteva e non doveva sottovalutarsi.

Nonostante quanto previsto nel nostro datato “Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale” invece ancora ad oggi, in Italia, per combattere questa complicatissima “guerra” non si hanno a disposizione nemmeno “mascherine” sufficienti da distribuire alla popolazione. La Regione Lombardia, come riporta “La Repubblica” oggi, ne incomincerà una distribuzione gratuita in un numero di 300.000 solo da domani, 7 aprile 2020. A metà marzo (12.3.2020), il “Fatto Quotidiano”, denunciava come in Italia, nelle terapie intensive mancassero di strumenti di ventilazione e di misurazione, nonché in generale strumenti di screening necessari per far emergere i casi di contagio asintomatico, e quindi mascherine, tute di contenimento, occhiali di protezione per il personale medico.

Tutto ciò non è tollerabile ancor di più se si leggono le pagine introduttive ed illustrative del nostro sia pur datato “Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale” :

Dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono divenuti endemici nei volatili nell’area estremo orientale, ed il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini, è diventato più concreto e persistente il rischio di una pandemia influenzale. Per questo motivo l’OMS ha raccomandato a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano Pandemico e di aggiornarlo costantemente seguendo linee guida concordate.

Le pandemie si verificano ad intervalli di tempo imprevedibili, e, negli ultimi 100 anni, si sono verificate nel 1918 (Spagnola, virus A, sottotipo H1N1)), 1957 (Asiatica, virus A, sottotipo H2N2) e 1968 (Hong Kong, virus A, sottotipo H3N2). La più severa, nel 1918, ha provocato almeno 20 milioni di morti”.

“L’incertezza sulle modalità e i tempi di diffusione determina la necessità di preparare in anticipo le strategie di risposta alla eventuale pandemia, tenendo conto che tale preparazione deve considerare tempi e modi della risposta”.

Il principio ispiratore del Piano Nazionale è l’assunto “che emergenze globali richiedono risposte coordinate e globali, dove il momento di pianificazione deve essere condiviso dai responsabili delle decisioni ed il momento dell’azione deve essere conosciuto prima del verificarsi dell’evento in modo che ognuno sia in grado di “giocare” il suo ruolo e le sue responsabilità.  Una pandemia influenzale costituisce una minaccia per la sicurezza dello Statoed aggiungiamo noi, anche per la vita di tutti noi.

 

The street lawyer.

 

 

 

 

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