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Yoshihiro Kawaoka e Ron Fouchier, due nomi che non diranno nulla a chi si sta avventurando nella lettura di questo articolo. Eppure, nel loro campo, sono due autorità riconosciute a livello internazionale.

Yoshihiro Kawaoka è un virologo – da questo link potete leggere le sue pubblicazioni – specializzato nello studio dell’influenza e dei virus dell’Ebola, dell’importante Università del Wisconsin MadisonRon Fouchier è professore e vice capo del dipartimento di scienze virali dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, qui trovate anche le sue pubblicazioni, e del loro lavoro ha parlato anche Dan Brown nel suo “Inferno”

 

Stati Uniti e Paesi Bassi, due mondi e due laboratori così distanti ma molto uniti, almeno nell’ultimo decennio. Risale al 2012, infatti, la prima pubblicazione di uno studio congiunto tra i due centri di studio, che hanno prodotto in laboratorio una serie di varianti di A(H5N1) – il virus dell’influenza aviaria che comparve in tutto il mondo a partire dal 1997 – per permettere all’agente patogeno di esser trasmesso da uomo a uomo. In questo modo, sostenevano i ricercatori, sarebbe stato più semplice trovare una cura. L’inizio delle sperimentazioni è del 2011 ed aveva come obiettivo rispondere a una domanda: l’H5N1, che raramente provoca malattie trasmissibili tra gli umani, ha il potenziale per scatenare una pandemia?  “Non riesco a pensare a un altro organismo patogeno spaventoso come questo” – aveva dichiarato all’epoca Paul Keim, presidente della National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB) che ha lavorato all’antrace per molti anni – “Non penso che l’antrace sia più spaventoso rispetto a questo.”

In una lettera inviata alla rivista Nature nell’agosto del 2013, i due scienziati avevano annunciato i propri esperimenti, sottolineando che “Il rischio di una pandemia causata da un virus dell’influenza aviaria esiste in natura. Come membri della comunità di ricerca sull’influenza, riteniamo che l’epidemia di virus aviario A (H7N9) richieda una ricerca mirata e applicata focalizzata condotta da investigatori responsabili con strutture adeguate e piani di mitigazione del rischio in atto”.

Circa un anno più tardi, numerosi colleghi di Kawaoka e Fouchier avevano creato ilCambridge Working Group e stilato un documento con il quale si attestavano i rischi e le pericolosità di tali esperimenti.

“La creazione in laboratorio di nuovi ceppi altamente trasmissibili di virus pericolosi, in particolare ma non limitato all’influenza, comporta rischi sostanzialmente maggiori. Un’infezione accidentale in tale contesto potrebbe scatenare focolai che sarebbero difficili o impossibili da controllare. Storicamente, nuovi ceppi di influenza, una volta stabilita la trasmissione nella popolazione umana, hanno infettato un quarto o più della popolazione mondiale entro due anni”.

A seguito dell’intervento del Cambridge Working Group, nell’ottobre dello stato anno, il Congresso degli Stati Uniti – sotto l’egida della presidenza Obama – aveva deciso di sospendere i finanziamenti agli esperimenti:

“A seguito di recenti incidenti di biosicurezza nelle strutture di ricerca federali, il governo degli Stati Uniti ha adottato una serie di misure per promuovere e migliorare la biosicurezza e la biosicurezza della nazione, comprese misure immediate e a più lungo termine per riesaminare le attività specificamente legate allo stoccaggio e alla manipolazione di agenti infettivi. […] Nell’ambito di questa revisione, l’Ufficio della politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca e il Dipartimento della salute e dei servizi umani hanno annunciato oggi che il governo degli Stati Uniti sta avviando un processo deliberativo per valutare i potenziali rischi e benefici associati a un sottogruppo di ricerca nel campo delle scienze della vita noto come Studi di “guadagno di funzione”. Con l’obiettivo finale di comprendere meglio i percorsi della malattia, gli studi sul guadagno di funzione mirano ad aumentare la capacità degli agenti infettivi di causare la malattia aumentandone la patogenicità o aumentando la sua trasmissibilità”.

Il presidente Obama, in sintesi, la pensava così: va bene l’obiettivo di intercettare la pericolosità dei virus Mers e Sars negli esseri umani, ma i rischi sono ben superiori ai benefici. Fermiamoci qua.

Dello studio congiunto tra gli Usa e i Paesi Bassi, tra le equipe di Yoshihiro Kawaoka e di Ron Fouchier, per tre anni non si è più saputo nulla.

Fino al 19 dicembre 2017, data in cui il National Institute of Health ha letteralmente tolto il tappo ai finanziamenti imposto tre anni prima, grazie alle nuove linee guida scritte dall’amministrazione Trump.
Da questo link, ad esempio, si può risalire al progetto e ai finanziamenti stanziati per il progetto di Yoshihiro Kawaoka

A unire i puntini di questa storia ci ha pensato Steven Salzberg, professore di ingegneria biomedica, informatica e biostatistica di Bloomberg alla Johns Hopkins University che, con un articolo sull’autorevole rivista Forbes del 4 marzo 2019 dal titolo “Gli scienziati riprendono gli sforzi per creare il virus dell’influenza mortale, con la benedizione del governo degli Stati Uniti” ,aveva dipinto lo spettrale quadro.

Fouchier e Kawaoka – scriveva Salzberg – hanno anche sostenuto che possiamo usare il loro lavoro per creare in anticipo scorte di vaccini. Si, come no. Non accumuliamo nemmeno vaccini per la normale influenza stagionale, perché muta troppo velocemente, e per questo ne dobbiamo produrre di nuovi ogni anno. E l’idea che chiunque possa prevedere un futuro ceppo pandemico in modo così preciso da poter progettare un vaccino basato sulla sua previsione è ridicola. Non riesco proprio a capire perché NIH sembra essere così estasiato dal lavoro di questi due laboratori che hanno ignorato gli avvertimenti di centinaia di scienziati e ora rischiano di creare una nuova pandemia di influenza. Per quanto possa odiare dirlo, forse è tempo che intervenga il Congresso”.

Lo stesso Salzberg che, nell’agosto del 2013, aveva già lanciato i primi segnali d’allarme: “Fouchier è lo stesso scienziato che, due anni fa, ha adattato la varietà altamente patogena dell’influenza H5N1 in modo che potesse essere trasmessa da uomo a uomo, cosa che non può fare nella sua forma naturale. La protesta risultante ha ritardato la pubblicazione del suo documento, ma alla fine è apparso. Ora vogliono fare la stessa cosa, e molto altro, con il nuovo virus dell’influenza H7N9, che finora ha  ucciso 43 persone  in Cina e che gli epidemiologi stanno monitorando con grande preoccupazione. Dovrebbero invece rintracciare Fouchier e il suo laboratorio”. 

 

 

 

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